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Le ultime cascine di Crescenzago

Non è detto che non ce ne siano altre cascine, diroccate o abbattute, che comunque conservavano una propria dignità storica. Ma a tutt’oggi questi sono i report degli storici locali. E vogliamo proprio utilizzare il testo (messo tra virgolette «») di Fernando Ornaghi, nato a Cascina Gobba, che, riprendendo il libro Crescenzago e via Padova ci ha lasciato alcune testimonianze.

Cascina Isola Villa 

La Cascina Isola Villa venne abbandonata perché si trovava sul passaggio della tangenziale Est. La tangenziale ha stravolto il sedimento antico del vecchio Comune di Crescenzago in nome di una modernità che ha portato la città di Milano all’apertura degli anni 2000, ma ha annientato ogni fisionomia del vecchio borgo che sorgeva intorno a Cascina Gobba. La Cascina Isola Villa era «ubicata in via Bormio a nord della Cascina Gobba, vicino all’intersezione del Lambro con il Naviglio Martesana, ai confini con Cologno Monzese. Per raggiungerla esisteva una strada sterrata che partendo da via Bormio, immediatamente dopo l’osteria della Gobba, seguiva il corso del Roggione, una roggia derivata dal Lambro al confine con Sesto San Giovanni. Fino ai primi anni ’60 del Novecento la cascina fu abitata dalla famiglia Consonni, che coltivava i terreni a ortaggi; poi la costruzione della tangenziale Est occupò i terreni della cascina, che venne abbandonata». 

Cascina Olgettina 

Oggi “olgettina” nell’accezione comune è diventato sinonimo di “ragazza facile”, dai costumi liberi, ed è il prodotto della pubblicistica che aveva traslato alle ragazze il nome della strada dove si trovava l’edificio di via Olgettina (le “olgettine”) che il ragioniere Spinelli aveva affittato per loro su incarico del cavaliere. 

Abbastanza singolare è la reiterazione, in varie cascine e toponimi, della radice olg (Olgia, Olgetta, Olgettina, Olgiate), che gli studiosi fanno risalire a una possibile origine celtica. Alcuni addirittura avanzano l’ipotesi che toponimi come “Ol­gia” possano discendere dal celti­co olca, che indicherebbe un terreno agricolo, arativo e coltivabile.

«La Cascina Olgettina (attuale via Olgettina 70) risale alla prima metà dell’Ottocento: in un pilastro in mattoni rossi del porticato è incastonata una pietra dov’è scolpita la data 1829, che si ritiene quella della costruzione. Infatti la cascina compare nella toponomastica del Valmagini del 1850. Molti dei suoi terreni erano occupati da marcite e le principali produzioni oltre al foraggio erano costituite da frumento, mais e latte. Da molti anni la cascina è proprietà della famiglia Olivari, che un tempo possedeva terreni anche nella frazione di Rovagnasco. Negli anni ’30 del Novecento l’attività agricola era condotta da Cristoforo Olivari, che fu arrestato dai fascisti e deportato nel campo di concentramento di Mauthausen, dove morì il 27 ottobre 1944. La conduzione dell’azienda passò quindi al figlio Angelo, ma la progressiva riduzione dei terreni disponibili per l’attività agricola ha costretto la famiglia, a partire dagli anni ’80, a convertire l’attività trasformandola in un centro ippico con scuderia e maneggio, il “Centro ippico dei Pioppi”».  

Cascina Verde 

«La Cascina Verde (attuale via Olgettina 80), i cui terreni si incuneano tra i territori dei comuni di Segrate e Vimodrone, all’estremo lembo orientale del Comune di Milano, fu costruita nella prima metà del XX secolo. Era costituita da una casa per abitazioni fronteggiata da un porticato con stalle e fienili. Sino al 1974 era proprietà di cittadini svizzeri e i terreni agricoli erano affittati alla famiglia Ornaghi che li coltivava a ortaggi. Nel 1974 la cascina e il podere di 50mila m² furono acquisiti dall’Associazione Cascina Verde che vi insediò una comunità terapeutica per la cura della tossicodipendenza». 

Cascina di via Bormio 5 

«In via Bormio 5 c’era la cascina dei fratelli Rita e Arturo Ornaghi (omonimi ma non parenti degli Ornaghi di Cascina Gobba), i cui terreni erano coltivati a ortaggi. La cascina era addossata all’osteria della Gobba ed è stata abbattuta negli anni ’60 del Novecento per fare spazio a uno degli svincoli della tangenziale Est». Ecco un altro esempio di come il progresso vada a cancellare progressivamente ogni realtà storica.

Cascina limitrofe 

C’erano altre cascine oltre il fiume Lambro, che non rientravano nei confini del Comune di Crescenzago, ma appartenevano al medesimo mondo agricolo. Parliamo di Cascina Olgia, Cascina Olgetta, e la Cassinella.

La Cascina Olgia, «appartenente al conte Bonzi, proprietario della confinante Melghera, era condotta dalla famiglia Camera. Negli anni ’50 del Novecento aveva ancora degli appezzamenti coltivati a risaia; in quell’epoca non venivano ancora utilizzati erbicidi e gli argini delle risaie erano meta dei cacciatori di rane. Alla fine degli anni ’60, con la vendita a Silvio Berlusconi e a don Verzè, la cascina fu abbattuta e sui suoi terreni furono edificati il complesso di Milano 2 e una parte dell’ospedale San Raffaele». Ritorneremo a parlare del conte Bonzi, che fu uno dei protagonisti della storia d’Italia, specialmente quella sportiva, e della storia di Crescenzago.

La Cascina Olgetta, «situata lungo la strada sterrata che da Milano 2 porta a Rovagnasco, nel ’600 era di proprietà dell’abbazia di Santa Maria Rossa. È un complesso di più cascine addossate, con diversi proprietari e locatari: sui terreni non più coltivati da anni sta nascendo il Parco delle Cascine». 

La Cassinella «era una grande e tipica cascina lombarda a pianta quadrata, nel Comune di Vimodrone, con terreni confinanti con l’attuale sede dell’Amsa di via Olgettina. Negli anni ’30 del Novecento era di proprietà degli Oriani di Cascina Gobba; negli anni ’60 sui suoi terreni è stata aperta una cava di sabbia e ghiaia. Più di recente la cascina è stata acquisita dalla Fondazione San Raffaele per trasformarla in residenza per gli studenti della sua Università.

Cascina San Paolo 

Tornando a Crescenzago, zona Adriano, dopo aver scritto, tempo fa, della Cascina Cattabrega, non ci resta che concludere con la sua dirimpettaia, la Cascina San Paolo, restaura dall’architetto Bulgheroni nel 1996. 

La San Paolo è stata dedicata dal Comune a centro diurno socio-ricreativo per gli anziani del quartiere Adriano, che si è andato sviluppando negli ultimi decenni. 

Databile ai primi dell’800, aveva la tipica configurazione delle cascine lombarde: stalla, fienile, locali per gli attrezzi agricoli, abitazioni. Scrive Bulgheroni nella relazione del 1996: «La ristrutturazione ha conservato la zona porticata a sud-est che è ora l’ingresso al Centro. Il rustico è stato restaurato per feste all’aperto e per il gioco delle bocce. Il cortiletto interno mantiene tracce dell’attività agricola con un porticato rustico e il pozzo dell’acqua».

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Numero 03-2026

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