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A Greco un murale dedicato a Gianfranco Manfredi

di Marco Piccardi

Il novembre scorso è stato inaugurato nel quartiere Greco un murale dedicato a Gianfranco Manfredi – popolare cantautore, scrittore, sceneggiatore di cinema e di fumetti – scomparso il 24 gennaio 2025. L’opera si trova sul muro di un viadotto ferroviario, vicino al canale Martesana e accanto al Giardino Bing, uno spazio curato da volontari che contribuiscono a farne un luogo di incontro, socialità e tutela del verde. Il murale nasce dalla collaborazione tra la figlia Diana Manfredi e un collettivo di artisti composto da Ratzo, Mork, Jam, Willy Base, Zurdo, Ote, Eras, Tommy Znzr e Mattia. 

Gianfranco Manfredi, nato a Senigallia nel 1948, esordì come cantautore nel 1972 con l’album La Crisi, cui seguirono Ma non è una malattia e Zombie di tutto il mondo unitevi, pubblicati dall’etichetta Ultima Spiaggia di Nanni Ricordi. Caratteristica principale dei suoi testi era l’impegno politico, accompagnato però da una spiccata ironia. Manfredi, in coppia con Ricky Gianco ha tenuto concerti in tutta Italia, soprattutto nei circuiti alternativi. Come scrittore, ha esordito nel 1983 con il romanzo Magia Rossa cui fecero seguito numerosi altri, tra cui Cromantica (1985), Ultimi Vampiri (1987), Train­spotter (1989), Il peggio deve venire (1992), Ho freddo (2008). 

Ha scritto anche dei saggi, di argomento musicale ma non solo. È stato prolifico sceneggiatore cinematografico e televisivo, a partire dal film Malizia di Salvatore Samperi (1979). In alcuni film appare anche come attore. Negli anni Novanta, Manfredi comincia a lavorare come sceneggiatore di fumetti: prima con Gordon Link, pubblicato dalla Dardo, e in seguito scrivendo per Sergio Bonelli Editore storie di Dylan Dog, Tex e Nick Raider e creando suoi personaggi, tra cui Magico Vento, Volto Nascosto, Shanghai Devil e Adam Wild.

Murale Manfredi

Abbiamo chiesto a Diana Manfredi della sua attività artistica che l’ha poi portata, in tempi recenti, a seguire la realizzazione del murale dedicato a suo padre. 

«Sono nata a Milano e ho cominciato a realizzare video in un ambito di skateboarding, con una crew che si chiamava Spaghetto Child. Poi ho seguito un master di regia documentari a Barcellona: ne ho girato uno in Sud Africa sul post-Apartheid, che venne presentato in alcuni festival negli Stati Uniti. A seguito di ciò mi sono trasferita negli States, facendo regie anche di video musicali e aprendo un mio piccolo studio di produzione. Tornata in Italia, ho iniziato a fare lavori più legati all’illustrazione e all’animazione, anche usando la realtà aumentata. In questo momento lavoro come consulente di comunicazione, grafica e design per un’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di aiutare donne dei Paesi in via di sviluppo».

Parlaci di tuo padre e delle esperienze artistiche che avete condiviso.  

«Quando la famiglia di papà dalle Marche si trasferì a Milano lui aveva sette anni, per cui di fatto questa è stata la sua città. Si è iscritto a Filosofia presso l’Università Statale, dove poi gli proposero un incarico di ricercatore che però rifiutò per fare il cantautore. Quando, negli anni Ottanta, papà si dedicò al cinema, per qualche anno andò a vivere a Roma dove anche io e mia madre ci siamo trasferite per un periodo. Tornato a Milano, ha intensificato la sua attività di scrittore, a cui ha aggiunto quella di sceneggiatore di fumetti. Quando io vivevo in America papà è venuto più volte a trovarmi, anche per fare dei progetti insieme. Una prima volta per la sua storia Summer of Love, un racconto aggiunto nella ristampa del suo libro Ultimi vampiri: una storia di bikers, Hells Angels e vampiri ambientata a San Francisco e nella Bay Area. Per coincidenza, in quel periodo io lavoravo per una casa discografica di San Francisco che si occupava anche di video musicali, il cui titolare nel 1967 era stato tra gli organizzatori appunto della Summer of Love. Ho messo papà in contatto con lui, che gli ha rilasciato un’intervista e ha fornito dei girati di quell’epoca. Ne è scaturito un documentario che ha fatto da trailer per il racconto. È visibile su You Tube, come quello realizzato quando andammo in Rhode Island, dove ho fatto delle riprese legate ai libri su cui stava lavorando, Ho freddo e Tecniche di resurrezione. Siamo anche andati a cercare delle tombe dimenticate in giardini di case private: una cosa pazzesca, ma lui era così. Le sue storie erano sempre basate su fatti realmente accaduti, per cui faceva un’attività di ricerca prima di scrivere un libro. Quando scriveva il fumetto western Magico Vento ha voluto imparare ad andare a cavallo, per potere descrivere meglio i comportamenti dei suoi personaggi. C’è una biografia di mio padre intitolata Il cane sciolto, scritta da Marco Di Salvo, in cui parla di questo suo istinto di ricercatore».

Ma veniamo al murale: com’è nata l’idea?

«Dopo qualche mese dalla morte del papà, ho incontrato Mork, graffitaro che, con il collettivo di artisti Volkswriters, ha realizzato altri murales proprio nel quartiere di Greco. Il 26 novembre scorso sarebbe stato il 77° compleanno di papà e la mia famiglia voleva fare qualcosa per ricordarlo, anche perché il funerale si era svolto in forma privata. In quel momento non ci eravamo sentiti di affrontare una cerimonia pubblica. Ci piaceva che ci fosse un luogo dove chi aveva seguito papà, gli aveva voluto bene, potesse un po’ ritrovarlo. Quindi ho pensato che un muro a lui dedicato potesse essere la cosa giusta. Io ho realizzato il bozzetto di base pensando, tra le tante attività di papà, a cosa dare evidenza. Ed ho scelto la musica e i fumetti: ci sono Magico Vento, Shangai Devil, un piccolo mostro tratto da Gordon Link e una donna col pugno alzato che viene dalla serie Cani sciolti, ambientata a Milano negli anni dal Sessantotto in poi. Un riferimento ai suoi libri sarebbe stato più complicato e meno immediato. Si voleva ottenere un’opera complessivamente colorata, allegra, vitale. Il ritratto di papà è realistico, preso da una foto che gli aveva fatto mia madre. Il busto invece ha lo stile dei fumetti. Accanto al murale c’è la scritta “Ma non è una malattia”, titolo di un suo album, su suggerimento di Ricky Gianco. Poi il fumettista Sergio Gerasi ha suggerito di aggiungere una chitarra. Insomma, è stato un lavoro collettivo».  

Mi sembra che il murale rappresenti molto bene quello che è stato Gianfranco Manfredi. Il suo ritratto è perfetto: c’è il suo sorriso, il suo sguardo ironico, ma non è un’immagine giovanile, il che conferisce al tutto un po’ di malinconia. Il muro fa parte di un viadotto ferroviario: chi ne ha autorizzato l’utilizzo? E sono previste altre iniziative?

«Il permesso è stato dato dalle Ferrovie dello Stato, che ha approvato il bozzetto. L’area è gestita da Associazioni e con la bella stagione si terrà un altro evento nei giardini davanti al murale. Durante la sua realizzazione ho girato delle immagini e sto montando un video che entro maggio sarà scaricabile inquadrando un QR Code che posizioneremo sul murale stesso. Si potrà vedere anche su You Tube. Chi vuole rimanere aggiornato sulle prossime iniziative, uscite e news che riguardano Gianfranco Manfredi, può iscriversi gratuitamente alla newsletter BOILER su Substack e seguirlo su Instagram e Facebook, canali che dalla sua scomparsa mando avanti io. Quest’anno usciranno altre storie per albi Bonelli scritte da lui, poi un suo libro/enciclopedia sulle scimmie nella storia del cinema e un suo saggio sull’industria, gli intellettuali e la classe operaia nella narrativa italiana. A novembre si terranno allo IULM due giornate di studio su papà aperte a tutti, con proiezione del film Liquirizia».

Per concludere, segnaliamo che è in uscita per la casa editrice Cluster-A, il libro Gianfranco Manfredi. La musica, la scrittura, scritto da Roberto Manfredi, produttore discografico e televisivo, documentarista e scrittore, nonché fratello di Gianfranco. 

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