HomeIntervisteSilvio Garattini, “la nostra salute dipende anche dalle nostre scelte quotidiane”

Silvio Garattini, “la nostra salute dipende anche dalle nostre scelte quotidiane”

L’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri IRCCS copre una vasta area nella periferia ovest della città. In questo luogo di scienza il professor Silvio Garattini, Fondatore e presidente dell’istituto stesso, racconta come sia possibile un invecchiamento sano, vivendo la vita al massimo consentito. 

Il professore, laureato in medicina e chirurgia con il massimo dei voti e la lode all’Università di Torino, ha fondato nel 1963 il Mario Negri, istituto di ricerca no profit con tre sedi (Milano, Bergamo e Ranica/Bg) e circa 600 collaboratori. Non è possibile elencare , perché troppo numerose, le cariche ricoperte dal professor Garattini nei diversi organismi scientifici, così come non si possono elencare, per la stessa ragione, tutte le onorificenze attribuitegli, tra cui la Legion d’Onore della Repubblica Francese per meriti scientifici, la nomina a Grande Ufficiale della Repubblica italiana, lauree honoris causa da parecchie Università europee, il premio della Società italiana di Chimica “Giulio Natta”.

Silvio Garattini, oncologo e farmacologo, è in perfetta forma fisica e, dall’alto dei suoi 97 anni da poco compiuti, ci racconta quali sono, secondo i suoi studi e la sua esperienza personale, le condizioni per vivere una vita sana che consenta di invecchiare senza malattie.

Professore, iniziamo dal suo recentissimo libro, intitolato “Non è mai troppo tardi” e sottotitolato “La salute è una scelta quotidiana”. Vuol dire che la nostra salute non dipende solo dal nostro DNA ma anche dalle abitudini di vita?

«Sì, il nostro stato di salute è il risultato di quello che ci hanno trasmesso i nostri genitori ma anche delle nostre scelte quotidiane. Man mano che passano gli anni mantenerci in salute è più difficile perché è il risultato delle scelte passate».

Quando si deve iniziare a controllare o a mettere in discussione le proprie abitudini?  

«Questa scelta andrebbe fatta a partire dall’infanzia, cosa che non è nella nostra cultura. È quello il periodo in cui i bambini devono iniziare le buone abitudini di vita. In qualche scuola primaria italiana, qua e là, insegnano a coltivare vegetali ai bambini che li vedono crescere, li devono cucinare e, avendoli cucinati loro, li mangiano volentieri, anche se è noto che non sono particolarmente attratti da frutta e verdura. È importante ciò che si mangia, ma si tratta di un’età in cui è più facile consumare prodotti ricchi di zuccheri e grassi piuttosto che vegetali e carboidrati complessi. Abbondano spesso le carni rosse rispetto ad altri tipi di proteine animali, il burro rispetto all’olio di oliva. I genitori ritengono di aver lavorato bene se vedono, in generale, che il figlio cresce “grassottello”. Mancano in Italia gli asili nido, quindi mancano spesso le attività motorie. Alimentazione e sedentarietà sono la causa di un fenomeno molto diffuso tra gli adolescenti , quale sovrappeso o, addirittura, obesità. Per i liceali, che comprendono anche i ragazzi appena usciti dalla scuola media, ho scritto un libretto di 90 pagine “La salute spiegata ai ragazzi”. Ora stiamo scrivendo, sempre per i giovani, una serie di tascabili dedicati a loro: sono 15 librettini in cui, in ciascuno, si affronta un argomento, dal fumo, all’alcol, alla droga; questa iniziativa è nata per far sì che si cominci presto a mettere a fuoco il problema delle dipendenze e delle relative conseguenze. Dobbiamo sapere che, se una persona ha fumato fino a 50 anni, trascorso un anno in assenza di fumo, vede il suo rischio cardiovascolare scendere al 50%, anche il rischio tumore, dopo cinque anni, scende al 50, dopo 10 anni al 25%. È vero, quindi, che non è mai troppo tardi».

Lei non ha mai fumato?

«No, mai. Mi sono sempre contrapposto ai fumatori in un momento storico difficile. Sto infatti parlando del periodo in cui i giovani rientravano dal fronte e ritornavano a scuola. Fumavano perché lo Stato dava loro le sigarette gratuitamente. Quando questi giovani le offrivano a me e io rifiutavo mi dicevano che ero ancora un ragazzino, quindi mi escludevano anche dai loro svaghi come il cinema e io restavo isolato. È una situazione che si verifica anche adesso con la cannabis. Molti la fumano per non perdere la cerchia degli amici che la utilizzano. La nostra scuola, e questo è un punto che cerco sempre di sottolineare, non è in grado di fare qualcosa per la salute e dovrebbe essere invece un suo compito fondamentale, dovrebbe costituire la regola. Basterebbe un’ora alla settimana per ogni classe, fatta da persone preparate. Quando volete sapere se qualcosa fa bene o fa male potete rivolgervi solo alla scienza che si occupa dei farmaci ma, in realtà, questa non c’è, quindi non potete sapere niente. Se vi rivolgete a Internet trovate tutto e l’opposto di tutto. Questo è un punto molto importante. Non si trova aiuto neanche in famiglia perché anche i famigliari sono passati attraverso la scuola italiana; non hanno quindi basi solide per poter consigliare correttamente, tanto meno per quanto riguarda quelli che si occupano di più dei bambini, che sono i nonni, perché le mamme oggi lavorano. Noi abbiamo un programma per aiutare i nonni a dare il buon esempio, devono sapere come comportarsi per far sì che i nipoti acquisiscano buone abitudini di vita. Sono spesso i nonni che comprano le merendine ai nipoti e, quando sono adolescenti, prestano la loro carta di identità per comprare le sigarette, quindi li aiutano in un percorso sconsigliabile».

Che cosa devono fare le istituzioni per affrontare e risolvere questi problemi?

«Molte sono le cose da fare. Abbiamo già parlato della necessità di impostare una scuola che guardi al futuro. Occorre poi creare una scuola di formazione per dirigenti della sanità, che in Italia non esiste ed è invece indispensabile. Non è pensabile avere dirigenti della sanità che derivano dai politici, i quali designano quelli che hanno perso le elezioni. Questi  dirigenti dovrebbero provenire invece dalla Scuola superiore di Sanità e conoscere le priorità del SSN. Oggi uno dei punti importanti da sottolineare è che la salute non è più solo appannaggio della medicina: la salute dipende da una serie di fattori diversi dalla medicina, dipende dal clima in cui si vive, dal grado di inquinamento, dal fatto di vivere in zona urbana o in campagna, dalla famiglia di provenienza, dal grado di benessere della famiglia stessa. I poveri si ammalano più dei ricchi, chi vive in città ha meno malattie di chi vive in periferia. Quelli che vivono al Sud hanno più danni rispetto al Nord, in Campania si vive due anni in meno che in Lombardia, in Calabria la mortalità infantile è doppia rispetto al Veneto. Occorrerebbe anche cambiare le mense scolastiche che, in grande maggioranza, sono ben lontane dal fornire cibi sani.

Altra decisione importante è quella di realizzare le Case di Comunità. Oggi il medico di medicina generale non può rispondere a tutte le esigenze dei suoi numerosissimi pazienti (dai 1.500 ai 1.800). Se, invece, almeno una decina di medici lavorasse nello stesso ambiente, con una segreteria informatizzata, il paziente che non trova il suo medico avrebbe comunque un medico a conoscenza dei suoi problemi,  con cui confrontarsi in caso di necessità. Occorrerebbe la presenza di un infermiere per piccole ferite per cui non serve il Pronto Soccorso, un geriatra, un pediatra, strumenti per esami non complessi, telemedicina per poter comunicare da casa col medico. Si eviterebbero perdite di tempo e saturazione delle strutture di Pronto Soccorso. Sarebbe inoltre possibile una capillare conoscenza dei pazienti da parte dei medici che, attualmente, non possono conoscere i loro problemi né sapere, ad esempio, quanti di loro fumano, quanti bevono alcolici, quanti dormono col cane o col gatto, animali che possono trasmettere allergie, asma, malattie infettive.

Un aspetto pochissimo considerato è che la salute dipende molto dalla scolarità perché, quanto più uno è colto e ha studiato, tanto più sa che deve maggiormente occuparsi della sua salute perché ha avuto tutte le informazioni per saperlo. Noi poi abbiamo un altro problema, che fa parte delle cose che dobbiamo far conoscere. È vero che siamo il Paese con la più lunga aspettativa di vita rispetto agli altri, tra le più alte del mondo, con una media di 83,3 anni (81,3 per i maschi e 85,1 per le femmine). Se analizziamo invece la durata di vita che dovrebbe essere di maggior interesse, cioè la durata di vita “sana”, scendiamo al quindicesimo posto nella graduatoria internazionale. Abbiamo quindi almeno 20 anni di vita in cui siamo pieni di malattie e di difficoltà. Se ci chiediamo il perché, io cerco di spiegare che dipende dal fatto che la medicina ha fatto la scelta di occuparsi primariamente delle cure. Si può obiettare: di che cosa si dovrebbe occupare la medicina se non di curare? Certo, deve occuparsi di curare ma deve anche occuparsi del fatto che non si curano le malattie evitabili e la maggior parte delle malattie è evitabile».

Quali e come si possono evitare?

«Si può cominciare dalle persone affette da diabete di tipo 2. Ne esistono 4,5 milioni, che potrebbero evitare di esserlo. Sono tre le cause caratteristiche del diabete 2: sedentarietà, aumento di peso, alimentazione incongrua con quantità di zuccheri in eccesso. Questi tre fattori sono determinanti per arrivare al numero prima citato, con tutte le implicazioni che ne derivano. È così che impegniamo il Servizio Sanitario Nazionale a fare cose evitabili. Anche il 40% dei tumori è evitabile, se calcoliamo 12 milioni di fumatori e tutti quelli che bevono alcol».

È forse la contraffazione a rendere il vino cancerogeno? 

«No, l’alcol è di per sé cancerogeno. Nella birra c’è il 4% di alcol, nel vino fra il 12% e il 15%, nei liquori il 40%. Era credenza comune che un bicchiere di vino facesse bene, ma l’alcol è stato dichiarato cancerogeno un anno e mezzo fa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Prima non si sapeva bene e si diceva che era “possibilmente” cancerogeno, ma oggi non ci sono più dubbi, come per le sigarette. Viviamo in una società libera, ciascuno può fare ciò che vuole, si prende i suoi rischi fino a quando i rischi non toccano gli interessi altrui. Se vado in giro guidando, col vino non lo posso fare. Ho terminato in questi giorni, con il professor   Garbi, docente di diritto dell’Università di Bologna, un libro originale. Abbiamo cercato di confrontare, per l’alcol e il fumo, le conoscenze scientifiche con le conoscenze giuridiche, facendo vedere come le conoscenze giuridiche non sono mai, o quasi mai, applicate e come in molti casi siano insufficienti. Sulla sigaretta c’è scritto solamente “prodotto nocivo alla salute”. Sono anni che propongo di scrivere sulle tabaccherie “Qui si vende cancro” ma, naturalmente, non si farà mai. Comunque la maggior parte delle persone oggi pensa che il danno da fumo sia fondamentalmente il tumore al polmone, mentre resta sorpresa se si dice che il fumo è un fattore di rischio per vari tumori e, in totale, per ben 27 malattie che vanno dall’ictus cerebrale all’infarto cardiaco, all’artrite reumatoide e tante altre. Il problema sta nel fatto che la medicina si è occupata solo delle cure ma non della prevenzione. Questa è la rivoluzione culturale che bisogna fare, passare alla prevenzione perché la prevenzione diminuisce le cure. Prevenzione è una forma di sano egoismo perché non soffriremmo per malattie, consulteremmo meno medici, meno farmaci, minor ricorso al SSN. Quando parlo con persone che si lamentano delle liste di attesa io dico loro che non hanno diritto di lamentarsi perché, non facendo prevenzione, non sono solidali con quelli che hanno malattie che non dipendono da scelte personali. È questo uno dei punti che andrebbe molto diffuso perché colpevolizzerebbe le persone che non si occupano di prevenzione».

Ci sono anche altre dipendenze che costituiscono un pericolo?

«Certo, il gioco d’azzardo. Si spendono all’anno 200 milioni per i “gratta e vinci”; cominciando dai ragazzi ai quali interessano le slot machines. La spesa per giochi d’azzardo leciti è stata di 160 miliardi nel 2024, più di quanto spendiamo per la salute (140 miliardi). Spesso diventa una forma di dipendenza che porta tante persone a rovinarsi sul lavoro e in famiglia e che determina violenza. Altra abitudine uncinante è la cannabis, per la quale è stata sviluppata anni fa una metodologia che consente di stabilire quanti sono quelli che usano droghe andando a misurare le sostanze nelle acque reflue vicino al depuratore. Misuriamo i metaboliti per essere sicuri che la sostanza è passata attraverso l’organismo. Quasi il 10% di italiani usa cannabis, e quasi il 5% usa cocaina. Ci sono studi che dimostrano che i ragazzi che hanno assunto cannabis, quando arrivano a 40 anni soffrono molto di più di schizofrenie e depressioni rispetto a quelli che non l’hanno usata. Noi somministriamo, o si autosomministrano, sostanze chimiche che vanno nel cervello e interferiscono con lo sviluppo. Lo sappiamo da tanti studi fatti, si buttano dentro sostanze chimiche e non si sa che succede, perché nel cervello si verifica una marea di cambiamenti.

Se noi non facciamo seria attività di prevenzione, non sarà sostenibile il SSN. È ancora un bene straordinario: senza questo servizio chi potrebbe permettersi la chemioterapia, un intervento cardiaco o i trapianti di organi? Noi abbiamo il dovere di preservare il SSN non tanto per noi quanto per quelli che verranno. La maggior parte della gente che vive oggi non ha idea di com’era la situazione prima del SSN. L’ho vissuta nella mia famiglia, che era modesta. Mia madre si era ammalata e mio padre era stato costretto a prendere un secondo lavoro per pagare medici e farmaci per la mamma. Io ricordo bene perché ho una certa età, ma chi ha meno di 70 anni non lo può sapere quindi guarda all’oggi e non sa che in passato chi aveva soldi si curava e chi non li aveva non poteva accedere alle cure».  

Non appena avvertiamo un sintomo siamo abituati ad assumere un farmaco, senza sapere bene di che si tratta. È prudente farlo o è più saggio aspettare per non complicare la situazione?

«Non esistono farmaci innocui, sono utili, bisogna prenderli ma quando veramente servono. Bisogna considerare due aspetti: il primo è che tutti i farmaci hanno effetti collaterali, e poi bisogna stabilire qual è la probabilità di avere un effetto. Io parlo sempre del fatto che i farmaci sono un grande mercato e non ci sono mercati che vogliano diminuire».

Le farmacie sembrano supermercati per la quantità di integratori alimentari che espongono: efficaci?

«Spendiamo 5 miliardi per integratori alimentari che fanno bene a chi li vende. Non c’è nessuna base scientifica e il mercato cosa fa? Tende ad abbassare i livelli di normalità per vendere di più. Il valore previsto per il colesterolo era, anni fa, 240, poi è diventato 220, poi 200, poi ancora 180 e, infine meno di 180».

Perché esistono tanti farmaci per lo stesso problema?

«Dipende dal criterio con cui vengono approvati i nuovi farmaci, criterio che, ovviamente, fa comodo all’industria. Un farmaco può essere approvato solo sulla base di tre criteri: qualità, efficacia e sicurezza. I criteri vanno bene però che cosa non ci dicono? che effetto ha il nuovo farmaco rispetto a quelli che già esistono per la stessa indicazione. Se non si fanno confronti, ogni industria può affermare: il mio è il farmaco migliore. Sarebbe sufficiente che ai tre criteri si potessero aggiungere tre parole: valore terapeutico aggiunto».

Penso che tutti aspiriamo ad una sana longevità. Può riassumere per i nostri lettori le linee guida per cercare di realizzarla?

«Evitare le quattro pericoloso dipendenze:  

• fumo, alcol, droghe e giochi d’azzardo;

Adottare le quattro buone abitudini: 

• praticare attività fisica, che permette al nostro organismo di elaborare sostanze che preservano i neuroni e che consentono di evitare il diabete 2 e le malattie cardiovascolari; 

• dormire 7 ore per notte  

• alimentarsi in forma variata ma modesta (cioè mangiare poco), riducendo al minimo le carni rosse;

• curare i rapporti sociali. È negativo andare in pensione e restare senza fare nulla. Occorre trovarsi una attività, un hobby, fare volontariato o altro, per evitare l’isolamento, decisamente nocivo».

Per saperne di più:
S. Garattini, Non è mai troppo tardi, 
Piemme edizioni
S. Garattini, Il diritto alla salute, 
San Paolo edizioni

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