Viaggiando lungo le sponde del Naviglio Martesana incontriamo alcune cascine storicamente interessanti, ma se ci discostiamo un attimo, oltre la via Padova verso l’antico abitato di Corte Regina, incontriamo altre cascine che furono protagoniste, loro malgrado, della storia di questa zona tra via Padova e via Palmanova, nei pressi dell’attuale via Don Orione.
Vediamo tuttavia, per prima cosa, le cascine lungo la Martesana.
Cascina Lambro. Lasciata via Padova, all’altezza del sito “Tre Case” accanto alla Trattoria di Peppino Novelli, nell’attuale via Idro dove il Naviglio Martesana compie una curva decisa, a gomito, vicino all’intersezione con il fiume Lambro incontriamo la Cascina Lambro.
Oggi l’edificio, più che una cascina è divenuto un rudere, e attende che il proprietario demaniale intervenga con un progetto di ristrutturazione, perché il sito ha un valore storico, e nei secoli scorsi aveva rivestito una certa importanza. L’edificazione venne eseguita intorno al secolo XVII, su decisione della Camera Ducale di Milano incaricata del governo delle acque: a tal punto che in certe mappe antiche veniva denominata Cascina della Camera. Per regolare le acque della Martesana e del fiume Lambro, onde scongiurare eventuali inondazioni, il campèe dalla Cascina Lambro regolava e dirottava, a seconda delle necessità, le acque dei due corsi d’acqua: quando era necessario, mediante l’attivazione di potenti saracinesche, le acque del Lambro potevano venire immesse nel Naviglio Martesana o, viceversa, in altre occasioni, quelle del Naviglio nel fiume Lambro.
Molino del Dosso. Esisteva un tempo in via Idro, a pochi metri da via Padova, il Molino del Dosso, azionato dalle acque della roggia Molina. Andato in disuso negli anni ’50, venne abbattuto negli anni ‘60 perché si trovava nell’area destinata all’edificazione del complesso abitativo di via Padova 351.
Cascina Piccapietra. All’incrocio tra via Arici e la via Meli, a sinistra del Naviglio, stava un tempo la Cascina Piccapietra, da cui il nome della strada (strada per Cascina Piccapietra) che da via Padova conduceva alla Cascina. Col tempo, dismessa ogni attività agricola, la cascina si è arresa all’avanzare delle edificazioni abitative. Ospitò agli inizi del ‘900 qualche fabbrichetta artigianale, ma venne presto inglobata nel processo edificatorio di quegli anni.

La fine della cascina ferrera
Cascina tradizionale la Ferrera, pianta quadrata aperta, con abitazioni, stalle e fienili disposti come di consueto su tre lati. Era tra le più grandi cascine di Crescenzago: i suoi terreni occupavano non solo il sito dove poi negli anni ’50 venne costruito l’Istituto delle Suore Preziosine, ma anche le aree destinate alla costruzione della chiesa di San Giuseppe dei Morenti e dell’Istituto San Giuseppe dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Il problema non era solo urbanistico, ma sociale: la permanenza delle abitazioni di Cascina Ferrera si frapponeva alla costruzione dell’istituto educativo che lì doveva sorgere.
Una breve cronistoria ci aiuta a comprendere lo sviluppo degli avvenimenti.
Nell’aprile 1950 viene messo in vendita il terreno della Cascina Ferrera in via Padre Riccardi. I venditori sono gli eredi del signor Ugo Rosti, proprietario di vasti terreni nella zona. Compratrici le Suore del Preziosissimo Sangue attraverso la società immobiliare La Gerardina di Monza, con l’assistenza del loro superiore mons. Moneta e l’intermediazione di don Giuseppe Del Corno, parroco di San Giuseppe dei Morenti.
Il progetto per quel terreno prevede la costruzione di un nuovo istituto scolastico: si pensa di effettuare la posa della prima pietra nel nuovo anno 1951, ma si intromette la situazione della Cascina Ferrera, che è lì ancora in piedi occupata da parecchie famiglie.
Anche nel 1952 per avviare i lavori del nuovo edificio il cantiere ha necessità di abbattere la vecchia e cadente Cascina. A questo punto si apre una trattativa tra il Comune, le suore e don Giuseppe Del Corno che chiede all’amministrazione comunale una soluzione civile come quella di trasferire le famiglie in altro luogo; ma gli abitanti per accettare lo spostamento mettono precise condizioni.
Interpellato sulle condizioni della cascina, il 9 febbraio 1952 il Genio Civile fa conoscere alla Società Immobiliare Gerardina, proprietaria del terreno, le reali condizioni della Cascina Ferrera di via Celentano 4. Il seguente è il testo della dichiarazione del Genio Civile:
«La cascina è su piano di campagna sotto a quello nascente dalla strada del N. P. R.
Costruzione del XVII o XVIII secolo. In origine ricovero di pastori.
Comprende diciotto appartamentini di uno o due locali.
Consistenza: tetti in rovina – scale pericolanti – pavimenti del piano superiore traballanti e avvallati al centro con mattoni maciullati – travi incurvate – muri in più parti lesionati.
A piano terreno muri interamente bagnati dall’umidità penetrante per mancanza di intonaco esterno.
Mancano i servizi: esiste un solo gabinetto per cinquanta persone ed una sola fontanella in corte (pompa che tira l’acqua dal vecchio pozzo profondo circa 15 metri vicino alla fossa dello scarico della latrina).
La fognatura è in rovina e in parte sfoga nello spazioso cortile ove cenciaioli e rottamai hanno piazzato la loro merce e le loro tende.
Pertanto si ritiene che lo stabile sia parzialmente pericolante e inabitabile.
La proprietà si propone di demolire la cascina per costruirvi asilo e scuole elementari e medie per la popolazione del rione che va rapidamente sviluppandosi.»
Nonostante tutto, si decide di effettuare la cerimonia della posa della prima pietra del nuovo Istituto il 19 marzo 1952. Ma tutto ciò, inevitabilmente, lascia molti problemi aperti e non ancora risolti, primo fra tutti quello della sistemazione degli abitanti della Cascina Ferrera.
Collocare gli abitanti della cascina
Nello stesso periodo, il 22 ottobre 1952, don Giuseppe Del Corno, con una lettera al sindaco Virgilio Ferrari e all’assessore all’Educazione Mario Cattabeni invia la lista completa degli inquilini che si trovano nella Cascina Ferrera di via Celentano 4 per una loro sistemazione civile.
A fine ottobre ’52 partono le lettere di sfratto per alcuni e la sistemazione pubblica per altri, tra opposizioni e ostruzionismi di alcuni abitanti “irriducibili”; sgombero che si concluderà solo dopo diversi anni.
Infatti, ancora nel febbraio 1954, don Giuseppe Del Corno, con lettera al sindaco espone la situazione alloggiativa di Cascina Ferrera (ometto i nomi delle famiglie per un criterio di privacy):
a) 3 famiglie hanno acquistato locali in condominio (quindi sono prossime a lasciare la struttura): totale di 13 persone;
b) 3 famiglie composte di una sola persona anziana: 2 si ritireranno presso i figli; 1 chiede un ricovero in un ospizio comunale;
c) 2 famiglie: di cui una abita in un fienile, senza plafone, col sottotetto coperto di carta, ubicato in sede stradale (via Riccardi) da abbattersi secondo il Nuovo Piano Regolatore: totale 8 persone;
d) 6 famiglie abitano in locali malsani dichiarati dal Genio Civile pericolosi per la curvatura delle travi portanti marce nelle testate e dall’Ufficio di Igiene del Comune riconosciuti non abitabili specie dai bambini: totale 35 persone.
Lentamente il Comune riesce a trovare una sistemazione per tutte le persone. La Cascina Ferrera viene abbattuta e l’Istituto Preziosissimo Sangue può completare la costruzione del primo edificio che viene inaugurato durante la festa di San Giuseppe del 1956.




