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Le tante vite dimenticate del cinema ABC

Il 14 maggio di quest’anno sono passati esattamente quarant’anni da quel 14 maggio del 1983, quando un rogo doloso mandava in cenere il Cinema Eros di viale Monza 101. 

La storia dovrebbe essere ben conosciuta, ma è meglio rinfrescarci la memoria con l’aiuto di Wikipedia. Tanto per cominciare, diciamo che si trattò di un vero e proprio atto terroristico di matrice neonazista ad opera del gruppo Ludwig (organizzazione esoterico-terroristica che in otto anni uccise almeno 28 persone), che rivendicò l’attentato con un volantino inviato all’agenzia di stampa Ansa di Milano. Le motivazioni e­spresse furono talmente farneticanti che vale la pena riportarle per sommi capi: “…una squadra della morte ha giustiziato uomini senza onore, irrispettosi della le­gge di Ludwig…”.

L’incendio scoppiò durante la proiezione del film Lyla, profumo di femmina, da una tanica e un bidone di benzina che vennero rovesciati sul pavimento della sala. Le fiamme si propagarono rapidamente e, anche se la maggior parte della trentina di spettatori presenti in sala (compresi gli attentatori Marco Furlan e Wolfgang Abel) riuscirono a mettersi in salvo attraverso le uscite di emergenza, cinque spettatori e un medico accorso per aiutare (successivamente insignito della medaglia d’oro al valor civile), persero la vita nei giorni successivi all’attentato.

I terroristi furono arrestati l’anno seguente mentre tentavano di replicare la strage dell’Eros Sexy Center alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere.

Il processo si concluse nel 1991 con la condanna di Abel e Furlan a ventisette anni di carcere. Rimase senza nome l’i­potetico terzo elemento del gruppo, tuttora sconosciuto e impunito.

Malgrado la strage del cinema Eros, con i suoi sei morti, si collochi subito dopo quella di piazza Fontana (17 morti), forse per una sorta di pudore o vergogna se ne è persa la memoria.

Per questo, dove allora sorgeva il cinema Eros e oggi, ironia della sorte, sorge una sede della Comunità Cristiana dello Spirito Santo (una chiesa evangelica pentecostale nata in Brasile), grazie al Comune di Milano e il comitato Milano è memoria, è stato posto un totem a ricordo della strage.

Inoltre, il 9 settembre, in collaborazione col Municipio 2, si è tenuto in cinque orari e luoghi diversi, un racconto teatrale della strage: Qualcuno si è salvato scappando sui tetti – Una strage a Milano, a opera di Marco Pepe (attore) e Gilberto Colla (attore-regista) che ha occupato l’intera giornata. Come dicono i due autori, un’idea di teatro vagante, tra la gente e gli interstizi urbani, che mira a costruire una memoria di quei fatti attraverso un’esperienza di quartiere.

Ma quali sono le vicissitudini di questo cinema che, a dispetto della sua posizione periferica, è comparso addirittura in un film di De Sica?

Le tante vite dimenticate del cinema ABC
In fotogramma tratto da Miracolo a Milano di Vittorio De Sica, in cui a sinistra compare l’insegna originale del cinema aperto appena un anno prima.

Il cinema venne inaugurato nell’ottobre del 1949 e si chiamava cinema ABC. Era una sala di terza visione da 400 posti che in genere programmava film di modesta qualità. Nel 1951 il cinema ABC è chiaramente riconoscibile nel film Miracolo a Milano di Vittorio De Sica, nella sce­na in cui Totò – un orfano che si aggira nella grigia e autunnale Milano – dopo essere passato per piazzale della Repubblica e piazza Scala giunge in viale Mon­za – licenza poetica – dove De Sica ri­tra­e il cinema ABC in una magnifica immagine notturna.

Negli anni successivi il cinema proietterà anche alcuni ottimi film italiani e stranieri, da Ladri di biciclette a Luci della ri­balta, da Souvenir d’Italy a Per chi suo­na la campana. 

Fino al 1980, quando, dopo diversi anni di chiusura, il cinema aderisce al circuito delle “luci rosse” e prende il nome di Eros Sexy Center fino al momento del rogo del 1983.

Riapre nel 1992 completamente ristrutturato con il nome di cinema Academy, anche se rimane sempre nel circuito dell’hardcore. Chiuderà definitivamente nel 2008, quando nei suoi locali troverà spazio il Cappados Disco Bar. Dopo qualche anno lo spazio cambierà nuovamente de­stinazione trasformandosi, come già detto, in una sede della Comunità Cristiana dello Spirito Santo in una sorta di nemesi finale.

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