HomeAmici AnimaliBenvenuta, tarantola muraiola!

Benvenuta, tarantola muraiola!

Era da poco passato Natale quando un venerdì sera freddissimo mi accorsi che sul soffitto bianco dell’androne condominiale risaltava una piccola figura scura e ricurva, una specie di virgola grassottella. La virgola era intersecata da due linee arcuate che terminavano in minuscole mani dalle dita aperte.

La testa era grossa e triangolare. Il colore, che ad una prima occhiata avresti detto nero, era a ben guardare grigio verde. Si trattava di un esemplare di geco comune o tarantola muraiola. Immobile, se ne stava sul soffitto gelido, inconsapevole che fra meno di tre giorni lo avrebbe notato anche la signora dell’impresa di pulizie, così scuro e stonato sul soffitto bianchissimo.

Lo avrebbe lasciato lì? Lo avrebbe fatto cadere con un colpo di scopa? Cadendo sulle piastrelle di marmo si sarebbe fatto male? Non lo saprò mai. Con l’aiuto di mio figlio Riccardo lo recupero e lo libero nella mia veranda, immaginando che avrebbe trovato un ambiente tranquillo e qualche insetto da mangiare, ma sbagliavo.

Dopo pochi giorni mi rendo conto del mio errore e delle cattive condizioni del geco, per cui vado per una consulenza da Rettil Jungle, in via Copernico. Mi spiegano che per qualche motivo non era riuscito ad entrare in letargo ed era stato attirato dalle luci artificiali, in cerca di insetti. Ma insetti a dicembre non ve ne sono e quindi sarebbe morto di fame e di freddo. Concludono: ho fatto molto bene a recuperarlo.

Ora lo avrei tenuto in una teca riscaldata, gli avrei dato da mangiare questi deliziosi moscerini neri e lo avrei liberato a primavera. Sono piuttosto felice. Compro tutto, vado a casa, e mi rassegno a nutrire il geco con i moscerini vivi. Si fa così. Il geco non mangia altro che insetti vivi. Dopo qualche giorno voglio comprare una teca più bella e più grande. Vado in un grosso centro giardinaggio e mi faccio consigliare da un commesso del reparto rettili. Gli dico orgogliosamente che io ho salvato un geco e che lo sto ospitando a casa. Mi spiega che ho fatto molto male, perché magari quel geco era destinato ad essere mangiato da un ragno e che non bisogna mai raccogliere gli animali selvatici. Conclude: è vietato catturare e detenere il geco comune, è sbagliato e illegale.

Me ne torno a casa con un bel terrario in cristallo, una lampada UV e, approfittando del mio nuovo status di fuorilegge, sottraggo un grosso sasso e un tronco da un giardino pubblico. Il geco si ambienta bene. Mangia moscerini a quattro palmenti, si gode lunghi bagni di luce sul sasso, corre sulle pareti di vetro e si nasconde sotto i rami e le foglie secche del terrario. Ma vuoi mettere rispetto ad essere mangiato dal ragno? E poi un giorno arriva primavera e il piccolo geco, durante l’abituale pulizia della teca, semplicemente sparisce. Scappato. So che deve essere per forza in camera di mio figlio, ma non provo a ricatturarlo. Porto in giardino i moscerini superstiti per liberare anche loro.

Ritrovo il geco dopo alcuni giorni in bagno, poi in veranda, poi di nuovo in bagno. Poi più. Andato via con tutto il suo libero arbitrio di animale selvatico e millenario, spinto da un insopprimibile bisogno di libertà e guidato dall’istinto. Forse non lo rivedrò più, ma ne rivedrò altri come lui.

Il geco viene di recente segnalato a Milano ma era inimmaginabile fino a pochi anni fa. Non si tratta di una specie aliena e invasiva immessa accidentalmente da qualche traffico umano, ma è il risultato di una lenta e progressiva migrazione di un animale del Mezzogiorno, che oggi resiste ai nostri tiepidi inverni.

Gli avvistamenti, sempre più frequenti, sono considerati una chiara prova del cambiamento climatico. I gechi sono innocui, si adattano a vivere sui muri delle nostre case, mangiano gli insetti che trovano, un po’ tutti, ma vanno pazzi per moscerini e zanzare, non amano essere chiusi in gabbia e scappano appena possono. Ne vedrete sempre di più, e se vi capita di trovarne uno in difficoltà, voi fate la cosa giusta.

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Numero 02-2026

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