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Prevenzione, dovere sociale e personale

di Anna Maria Maniezzi, medico psicoterapeuta

Prima della definizione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948, l’idea di salute sembrava riferirsi quasi esclusivamente alla componente fisica. L’OMS però la focalizzò come “uno stato di completo benessere fisico, mentale-psicologico-emotivo e sociale, non soltanto assenza di malattia o infermità”. Ciò comporta e sottintende una visione dell’uomo globale, olistica, biopsicosociale: corpo-mente-esistenza-ambiente-società.

Allo stesso tempo la salute viene dichiarata diritto fondamentale di ciascun essere umano, senza distinzione alcuna, diritto tutelato anche dall’art. 32 della nostra Costituzione. Essa è riconosciuta bene essenziale per lo sviluppo personale, sociale ed economico. E interesse della collettività.

Successivamente è stato focalizzato e sottolineato lo stretto legame tra salute e benessere. E qui entra in gioco la qualità della vita.

Ben-essere: la salute vissuta, lo star bene, l’esistere bene. Quindi non solo un sentirsi ma un esserci.

La salute non è ovviamente qualcosa di statico, ma una condizione dinamica di equilibrio, fondata sulla capacità di interazione positiva in una realtà in continuo cambiamento.

La promozione della salute diviene pertanto elemento cardine e il primo aspetto fondamentale della prevenzione.

Promuovere la salute significa fare in modo che le persone sappiano come fare per migliorare la propria salute e abbiano l’opportunità di farlo (Carta di Ottawa, 1986).

Sono molti gli studi scientifici che hanno dimostrato l’importanza della prevenzione e della promozione della salute per ridurre l’incidenza delle malattie e la mortalità e per favorire il mantenimento del benessere e della qualità della vita.

Un detto, quanto mai calzante, recita: prevenire è meglio che curare.

Venire prima, vale a dire ciò che possiamo fare perché non si verifichi una patologia o far sì che la si possa contenere, limitandone la gravità e il peggioramento.

Nello specifico riconosciamo:

• una prevenzione primaria, tesa a ridurre le probabilità che insorgano disturbi riducendo il rischio di sviluppare malattie, intervenendo pertanto sui fattori che ne sono alla base;

• una prevenzione secondaria, finalizzata a ridurne durata e diffusione, in particolare attraverso l’identificazione precoce;

• una prevenzione terziaria, che mira a ridurne le conseguenze e l’impatto.

Oggi si vive più a lungo. Con l’aumento dell’età e delle cronicità, obiettivo fondamentale è il mantenimento dello stato di salute. Tuttavia, anche “Agevity 2024” ha evidenziato un’elevatissima diffusione di comportamenti a rischio, tra cui: consumo eccessivo di alcolici, fumo, alimentazione scorretta, sedentarietà, obesità, stress, disturbi del sonno. Fattori che contribuiscono allo sviluppo di patologie croniche, come malattie cardiovascolari, diabete, tumori che, insieme alle malattie respiratorie croniche, ai disturbi mentali, ai disturbi neurologici, come malattie non trasmissibili causano il 90 % di tutti i decessi nell’UE. E molte di esse presentano un alto grado di prevenibilità. Per queste ragioni sono tra le sfide più importanti per la salute pubblica.

Va messo in risalto che la salute è anche – e talvolta soprattutto – nelle nostre mani, dipende cioè spesso da noi. Da qui la rilevanza di intervenire positivamente sugli stili di vita, consapevoli dell’importanza di essere soggetti attivi nella promozione, mobilitazione e gestione delle nostre risorse e delle nostre condizioni di fronte alle sfide sociali, fisiche e psico-emotive.

Infatti anche la UE mette in rilievo il valore della responsabilizzazione del paziente, dell’alfabetizzazione sanitaria e dell’aderenza al trattamento come elementi fondamentali per contrastare le malattie non trasmissibili. Sottolinea in particolare che la prevenzione, la riduzione dei fattori di rischio comportamentali, l’individuazione precoce, il trattamento e l’assistenza dovrebbero essere incentrati sui pazienti, incoraggiando la promozione di pazienti ben informati e coinvolti attivamente.

Tutto ciò perché una popolazione in salute è ricca sotto tutti i punti di vista, fisico, morale, mentale ed economico. 

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