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I viaggi di Alice nei Paesi delle meraviglie

Da Villa San Giovanni al Polo Nord passando per l’equatore. Gli incredibili viaggi-studio di Alice Glenda Bianchi.

Quanto conta davvero il nostro sistema educativo rispetto alla volontà di uno studente? Ovvero, sono davvero così importanti la scuola “giusta”, la famiglia “giusta” e le conoscenze “giuste” rispetto alla voglia di mettersi in gioco, di raggiungere quegli obiettivi che costituiscono la materia dei sogni di molti dei nostri ragazzi? Proprio per capire queste dinamiche, a partire da questo numero intervisteremo ragazzi che ce l’hanno fatta (o almeno ci stanno provando) malgrado tutto. La prima è Alice Glenda Bianchi, nata a Villa San Giovanni e diventata in breve tempo, per studio e passione, una “cittadina del mondo”.

Raccontaci il tuo percorso scolastico

«Elementari e medie le ho frequentate a Villa San Giovanni, dove sono nata, mentre per il liceo ho scelto l’artistico Caravaggio di via Prinetti perché mi piaceva disegnare. Ricordo però che quando arrivò la lettera in cui si suggeriva quale fosse il percorso più adatto che avrei potuto seguire dopo le medie, mi consigliarono un corso di estetica in un istituto tecnico. Io invece mi ero impuntata e, grazie anche alla famiglia che mi è sempre stata vicina, ho scelto comunque l’artistico. In seguito ho fatto uno stage di grafica, che è stato bello ma mi costringeva a stare sempre davanti a un computer, allora ho capito che era una vita che non faceva per me. Così, fra pittura a Brera e Scienze e Tecnologie per l’Ambiente in Bicocca, ho scelto l’università. I primi tempi però sono stati molto difficili perché non riuscivo a passare neanche un esame. Vedevo gli altri che venivano dal classico e dallo scientifico che sapevano già “tutto” e io ci rimanevo male. Poi ho preso il giusto passo e ho iniziato a dare un sacco di esami, grazie anche a mia mamma che mi ha iscritto a un corso di apprendimento veloce. Lì hanno saputo darmi la giusta carica facendomi credere in me stessa e così sono partita e mi sono laureata con tutti gli altri compagni di corso.
Poi ho seguito il corso magistrale in Biologia Marina, che mi ha permesso di mettere a frutto la mia passione per il mare, visto che mi immergevo già da diversi anni e che, in seguito, mi ha permesso di stare il più vicino possibile alla mia passione».

Allora partiamo da qui, come è stata la spedizione in Artico con la Marina Militare che hai appena concluso?

«È stata un’esperienza bellissima, perché ho vissuto in nave insieme a persone che non avevo mai conosciuto: l’equipaggio è stato splendido e il team scientifico aveva un background davvero notevole. C’erano persone dell’Istituto Idrografico della Marina Militare che coordina scientificamente High North, programma di ricerca pluriennale in Artico della Marina Militare, del Joint Research Centre dell’Unione Europea e del Centre for Maritime Research & Experimentation della NATO. Dal mio punto di vista si è creata una vera famiglia. Tutti erano sempre molto allegri, anche quando capitava una giornata cupa, quando magari ti prende un po’ di malinconia, tutti erano sempre sorridenti e non si sono mai lasciati abbattere, anche se tre mesi non sono pochi da passare su una nave».

E qual è stato il percorso che ti ha portato a partecipare alla spedizione High North21?
«Attraverso l’Unesco che, in occasione del Decennio del Mare per lo Sviluppo Sostenibile 2021-2030, ha dato la possibilità a sei giovani di partecipare alla missione che è riconosciuta azione dalle Nazioni Unite per la formazione della Generazione Oceano».

Lo scopo della missione?

«Esplorare e mappare il fondale oceanico di cui a oggi è stato mappato meno del 20%, attraverso strumentazioni di ultima generazione, studiare l’evoluzione dei processi oceanici in diverse condizioni ambientali per valutare, tra l’altro, l’inquinamento marino e le dinamiche delle correnti marine dello stretto di Fram, a occidente delle isole Svalbard. Abbiamo inoltre raccolto campioni sia di ghiaccio che del fondale marino.
Abbiamo anche fatto anche una mappatura dei resti organici e non derivati dall’attività umana, notando che durante il Covid la quantità di rifiuti è scesa drasticamente rispetto al periodo precedente la pandemia. Mentre invece il Mediterraneo è risultato purtroppo ancora molto inquinato, soprattutto dalle plastiche».

La giornata tipo in nave?

«Sveglia alle 7.30 e, alle 8.30, meeting in sala riunioni per l’organizzazione delle attività, poi si iniziava a lavorare fino alla fine della giornata con solo una breve pausa per il pranzo».

Qual è stato il momento più felice che hai vissuto fino a oggi?

«Fino a ora, è stato la tesi magistrale all’isola del Giglio, presso l’Institut für Marine Biologie, quando il dottorando che mi seguiva, mi ha permesso di portare la barca e guidare le immersioni per campionare. Lì mi sono sentita davvero nel “ruolo”, quasi fosse un assaggio di ciò che avrei voluto fare in seguito e che spero di fare per sempre».

Qual è l’ambiente naturale che ti ha più colpito durante i tuoi viaggi?

«Il posto che ho sempre nel cuore è naturalmente il mio Paese, ma ce ne sono molti, a partire dalla Thailandia, la Grecia, in cui sono stata guida subacquea, l’Australia, dove ho conosciuto mio marito, ma l’ambiente naturale che preferisco è quello della scogliera, perché è estremamente ricco di vita e basta immergersi a pochi metri di profondità per scoprire un mondo diverso e meraviglioso».

In base agli studi che hai compiuto e rispetto alla formazione che hai ricevuto, avresti mai immaginato di arrivare al punto in cui ti trovi ora?

«Diciamo che da piccola non ero in grado di capire se la scuola era “giusta”, se io ero brava o meno; non ci facevo semplicemente caso, anche se oggettivamente non ero una brava studentessa. Però i miei genitori hanno sempre avuto fiducia in me malgrado tutto, perché se avessi considerato i voti che prendevo, o i commenti di alcuni professori, probabilmente mi sarei rassegnata a fare un istituto tecnico qualsiasi e la mia vita avrebbe preso una piega totalmente diversa».

Ci sono più donne o uomini nel tuo settore?

«Nella scienza in generale c’è ancora una larga predominanza maschile, mentre devo dire che nel corso di Biologia Marina che ho seguito c’erano molte donne».

In considerazione delle polemiche sui vaccini e i no-vax, secondo te perché dovremmo fidarci della scienza?

«Perché la fa gente qualificata, che ha studiato tutta una vita e ha una grande passione. E mi dispiace che ci siano persone contrarie a un vaccino semplicemente perché l’hanno letto da qualche parte o, peggio ancora, sui social, e così facendo danneggiano non solo se stessi, ma tutte le persone che non possono vaccinarsi».

Che consiglio daresti ai ragazzi?

«Di credere sempre fortemente in ciò che fanno».

Hai avuto modo di fare ricerca sia in Italia che all’estero. Hai notato delle differenze?
«Non ci sono molte differenze, se non quelle strettamente legate alle diverse mentalità. Per esempio, i tedeschi sono molto “quadrati”, iperdisciplinati, mentre gli italiani sono più informali ma riescono comunque a ottenere ottimi risultati. Semmai la grossa differenza l’ho notata verso la “raccomandazione” che ci può essere per un lavoro. All’estero conta il curriculum e le esperienze fatte, mentre in Italia, nei cinque mesi in cui ho cercato lavoro, non mi ha risposto nessuno».

Nella ricerca riveste maggiore importanza la creatività oppure lo studio?

«Secondo me la creatività è molto importante, perché senza la creatività manca quel passo che ti spinge “oltre”. Tutto parte da un’idea, che poi va verificata e sperimentata. Se manca l’idea, crolla tutto».

Senza non parto. Quali sono gli oggetti a cui non rinunci mai nei tuoi viaggi?

«Poche cose ma indispensabili, per esempio la borraccia, per evitare di consumare plastica inutilmente, poi il kit di pronto soccorso che è una forma di scaramanzia perché già so che quando non lo porto mi faccio male di sicuro e per ultimo il cuscino gonfiabile e la mascherina per gli occhi, così mi sento sempre a casa dormendo in qualsiasi parte del mondo».

I tuoi progetti per il futuro?

«Continuare a lavorare così, a contatto con il mare. Secondo me ce la farò, perché sono estremamente determinata a non farmi scappare nessuna opportunità».

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Numero 03-2026

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