HomeAttualitàZelig, lo storico locale di cabaret di viale Monza compie quarant’anni

Zelig, lo storico locale di cabaret di viale Monza compie quarant’anni

Ne abbiamo parlato sia con il fondatore e gestore Giancarlo Bozzo, sia con Giangilberto Monti che a questa straordinaria realtà ha dedicato un libro

di Marco Piccardi

Zelig compie 40 anni. È infatti nato nel 1986 il famoso locale di Milano dedicato al cabaret e, più in generale, alla comicità. Fin da allora era guidato da Giancarlo Bozzo, coadiuvato nella direzione artistica da Luigi Vignali e Michele Mozzati (la coppia di autori chiamata Gino e Michele) e, solo per il primo anno, da Gabriele Salvatores, allora regista del Teatro dell’Elfo. 

La sede – in viale Monza 140, affacciata sul Naviglio Martesana, quindi nel cuore del Municipio 2 – all’inizio era in locali sede, in tempi diversi, del Circolo Cooperativo di Unità Proletaria e del Teatro Officina (quest’ultimo trasferitosi poco distante, all’interno del giardino condominiale di Via Sant’Erlembardo). 

Il locale Zelig, il cui nome prende spunto dall’omonimo film del 1983 di Woody Allen, nel tempo è diventato punto di riferimento centrale per comici ed attori non solo milanesi. E ne ha lanciati molti. In seguito, ha dato vita all’omonima trasmissione televisiva di successo. Ad esibirsi originariamente a Zelig fu un gruppo di attori comici legati al Teatro dell’Elfo, protagonisti dello spettacolo Comedians, diretto appunto da Salvatores: Paolo Rossi, Claudio Bisio, Bebo Storti, Silvio Orlando, Gianni Palladino, Renato Sarti, Antonio Catania, Gigio Alberti. Alcuni di loro, assieme a Lella Costa, Angela Finocchiaro e ai musicisti Elio e le Storie Tese, già avevano frequentato il locale storico del cabaret milanese, il Derby Club di viale Monterosa. Sul palco di Zelig sono poi esplosi altri fenomeni come Antonio Albanese, Aldo Giovanni e Giacomo, Gioele Dix, Gene Gnocchi, Maurizio Milani, Dario Vergassola, ecc.

Nel 1996, in occasione del decennale, Zelig è diventata una realtà nazionale. Nasce infatti Bananas s.r.l. per gestire, oltre alla programmazione dello Zelig Cabaret in viale Monza, il marchio Zelig in tutta Italia. Incominciano anche varie produzioni teatrali e televisive, con le trasmissioni di Zelig nei palinsesti di Mediaset. L’emittente Italia Uno manda inizialmente in onda una puntata unica ripresa direttamente nel locale di viale Monza con un cast formato da Aldo, Giovanni e Giacomo, Luciana Littizzetto, Paolo Rossi e Claudio Bisio, la sigla cantata da Luciano Ligabue, con la conduzione affidata a Giancarlo Bozzo e “disturbata” dalla Gialappa’s Band. Nel maggio 1997 parte la trasmissione Zelig vera e propria, condotta nella prima stagione da Claudio Bisio con Antonella Elia. Grazie al notevole successo, si succedono numerose edizioni del programma, che passa su Canale 5. Conduttore è principalmente Bisio, affiancato soprattutto da Vanessa Incontrada, ma anche da Paola Cortellesi, Michelle Unziker e Simona Ventura. Le registrazioni dal 2003 vengono spostate in una tensostruttura circense a Sesto San Giovanni e poi, dal 2007, al Teatro degli Arcimboldi di Milano. 

Intanto il locale continua la sua attività, cambiando nome in AreaZelig e trasferendosi di pochi metri in una sala più capiente, sempre all’interno del numero civico 140 di viale Monza, continuando ad esplorare il mondo della comicità, dai monologhisti all’arte circense. Ci sono stati anche momenti difficili, ma nella nuova sala il pubblico ha avuto la possibilità di vedere crescere nomi del calibro di Ale e Franz, Teresa Mannino, Ficarra e Picone, Geppi Cucciari, Checco Zalone. Oggi Zelig offre, tutte le sere dal martedì alla domenica, spettacoli con vecchi e nuovi talenti nonché sperimentazione live con i Laboratori Tematici. Il tutto sempre con la direzione artistica di Giancarlo Bozzo, a cui abbiamo rivolto alcune domande.

La sala di Area Zelig supera i 150 posti. Qual è il pubblico che oggi la frequenta?

È un pubblico molto diversificato. Abbiamo uno zoccolo duro di spettatori tra i 45 e i 70 anni che ci seguono da tanto, ma anche molte facce nuove, molti giovani, persino dei diciottenni. Quando mi capita di presentare le serate, chiedo sempre se c’è qualcuno che è venuto a Zelig per la prima volta e sono in molti ad alzare la mano.

Nella vostra programmazione estiva ci sono anche appuntamenti nel vicino anfiteatro Nama Arena, sul Naviglio Martesana.

Sì, quattro serate. Ed è già il secondo anno. In passato siamo stati anche al Castello Sforzesco. Si tratta degli Zelig Open Mic, un’iniziativa che facciamo in tutta Italia. Noi non operiamo selezione sui comici che si iscrivono: si esibiscono ed è il pubblico che li vota. Chi vince viene poi a fare il suo numero nella stagione di Zelig. Molti aspiranti comici non hanno soldi per venire apposta a Milano, così andiamo noi da loro. Questa estate siamo stati in Puglia, a Genova, a Torino, in Calabria e in Sicilia. Questo rientra nell’attività di scouting, di crescita dei comici che noi individuiamo appunto attraverso gli Open Mic. A questo affianchiamo i laboratori a Zelig: abbiamo cominciato a organizzarli già 25 anni fa, anche tematici. Sono sempre stati importanti e fruttiferi per noi. Poi ad ottobre partecipiamo al FringeMiOff Festival, con due serate di un workshop tenute da me, dedicato ai meccanismi della comicità: scrittura, ritmo e interpretazione.

Sono numerosi i comici scoperti da Zelig negli anni, nomi poi affermatisi con la televisione o il cinema. Mi pare che lo stesso Checco Zalone sia uscito da un laboratorio di Zelig in Puglia. I nomi “storici” li vediamo spesso come ospiti d’onore dello Zelig televisivo, che dopo anni al Teatro degli Arcimboldi si tiene ora negli studi Mediaset di Cologno Monzese. Capita che tornino ad esibirsi all’Area Zelig in Viale Monza?

Sì, molti di quelli che partecipano a Zelig in televisione tornano a fare una serata in viale Monza. In qualche caso li invito per intervistarli in pubblico, come successo con Teresa Mannino. Quest’anno In programmazione abbiamo il 10 settembre Massimiliano Angioni e il 12 Antonio Ornano. Poi ci saranno: Enrico Bertolino, Paolo Cevoli, Raul Cremona, Dado, i Pampers, Giovanni Verni, Dino Campagn, Gioele Dix ed altri.

Questo è molto bello anche perché così si mescolano sul palco di Area Zelig diverse generazioni di comici, come accadde quando di fatto il Derby Club passò il testimone a Zelig. 

Infatti al Derby lavoravano già alcuni dei comici del gruppo chiamato Comedians, perché venivano dallo spettacolo con questo titolo diretto da Gabriele Salvatores, versione italiana del testo originale di Trevor Griffiths. Io li incontrai nell’85, nel pieno della tournee di “Comedians”, e si può dire che Zelig sia nato con loro. 

Il musicista-cabarettista Flavio Oreglio tiene spesso serate sulla storia del cabaret. E sostiene che non vada confuso con la comicità pura.

Oreglio ha preso in esame in modo scientifico il mondo del cabaret, ridefinendolo in base alle origini francesi. Possiamo dire che oggi Area Zelig è più un comedy club che un cabaret. Noi copriamo tutti i generi della comicità, partendo appunto dai Comedians: c’è la comicità circense, come quella di Mirabella, un clown che viene dal Circle du Soleil, e c’è la figura del mago comico (Raul Cremona e il Mago Forest), ci sono i monologhisti stand up, l’avanspettacolo con La Ricotta, un terzetto formidabile che viene dalla Basilicata. Poi c’è il free style, come quello del gruppo Il Muretto. A Zelig c’è tutto il mondo della comicità: è una scelta basata sulla qualità delle proposte, non sul genere.  

Oggi altri teatri propongono la comicità, lo stand up comedian, come il Martinitt, il Menotti e il Manzoni. E alcuni grossi nomi si esibiscono agli Arcimboldi o al Lirico.

Se una cosa funziona, l’offerta aumenta. Zelig ha una sua specificità ma non ha l’esclusiva.

La programmazione artistica della sala Area Zelig vede coinvolti sempre Gino e Michele?

C’è ancora una condivisione con Gino e Michele, ma la gestione della sala è sempre stata principalmente compito mio.

Lo scorso anno è stato pubblicato dalla Compagnia Editoriale Alberti il libro Zelig Republic. Storia del cabaret più famoso d’Italia curato da Giangilberto Monti, cantautore che ha pubblicato una ventina di album ma ha anche collaborato a testi di comici, come Aldo e Giovanni (prima che nascesse il trio con Giacomo) e i Fichi d’India. Inoltre, ha scritto canzoni con Rocco Tanica di Elio e le Storie Tese. Gli abbiamo rivolto alcune domande.

La storia milanese del cabaret è probabilmente la più affascinante d’Italia…

Il cabaret era nato nel 1881 allo Chat Noir di Parigi, dove si ritrovavano i poeti del Pont Neuf parigino, gli chansonniers che scrivevano le canzoni per strada, unendo musica e comicità. Ed è quello che arriva a Milano: il cabaret milanese è infatti diverso da quello che si è sviluppato a Roma, che deriva da Petrolini, dalle macchiette dell’avanspettacolo. Da noi ha un’origine teatrale che però si mischia con la tradizione popolare delle osterie, mescolando il milanese con il francese (basti pensare al lavoro di Nanni Svampa su Georges Brassens) pur non avendo una connotazione solamente dialettale. 

Era l’epoca del Derby Club, di Jannacci, Cochi e Renato, dei Gufi, ma poi arriva Zelig…

Zelig è stato un modo diverso di fare cabaret. Nei suoi primi dieci anni è stato uno straordinario melting pot sperimentale. Zelig non era un teatro, era un locale con una pedana, un piccolo palcoscenico con il pubblico intorno. Bisogna ricordare che, a metà anni Ottanta, viale Monza 140 era periferia. Quando Zelig cominciò ad andare in tv già aveva una sala con un vero palcoscenico e, in seguito, un grande palcoscenico in teatri tenda e al Teatro Arcimboldi. E con questo cambiò anche il linguaggio, il tipo di comicità. Il precedente era il programma “Drive In” di Antonio Ricci, puro avanspettacolo con tanto di ballerine, in onda su una televisione commerciale che imponeva dei tempi legati agli spazi pubblicitari (cosa che ora succede anche nella tv pubblica). Il denaro diventava più importante dell’arte, e creava nuovi indotti: i libri, le agende, il cinema, ecc.

Un mercato che per molti comici ha significato maggiori possibilità di guadagno, di benessere…

Vero, ma c’è chi ci ha guadagnato molto più di loro. Questo a lungo andare inceppò il meccanismo: chi lo gestiva ha commesso l’errore di pensare che tale successo fosse eterno. E nel frattempo la comicità continuava a scendere di livello, con un degrado del linguaggio. Nel libro dico che il mondo di Zelig fu guastato da persone che con quel mondo c’entravano ben poco. Molti degli artisti coinvolti subirono il tracollo che ad un certo punto quel mondo ha avuto. Alcuni sono rimasti senza lavoro, dimenticati e finiti nell’indigenza. 

Per fortuna non tutti: Albanese, Bisio, Aldo Giovanni e Giacomo hanno avuto fortuna nel cinema.

Certo. E questo è dipeso anche dall’avere avuto una formazione teatrale solida o dall’aver fatto una lunga gavetta. Riguardo a Zelig, Giancarlo Bozzo è stato capace, prima da ristoratore intelligente poi da talent-scout intellettualmente curioso, di tenere in piedi il sogno dopo quel momento difficile.

Oggi è molto diffuso lo stand-up-comedian, molto presente nella programmazione di teatri come il Martinitt, altrettanto periferico di Zelig, all’Ortica. E più occasionalmente al Menotti e all’Elfo Puccini. Cosa pensi di questi show di un-uomo-solo-al-comando?  

Gli stand-up-comedian sono dei monologanti e possono avere diverse estrazioni. Ad esempio, Angelo Duro è un monologante di estrema destra, con cadute nella volgarità. Come Andrea Pucci, il cui invito a Sanremo ha sollevato tanto dissenso da convincerlo a rinunciare, ma è poi stato invitato a partecipare alla trasmissione dedicata ai 30 anni dello Zelig televisivo. Se penso all’intelligenza di Cochi e Renato! Una canzone come E la vita, la vita (scritta con Jannacci, ndr) se leggi il testo senza vedere loro che la interpretano è di fatto drammatica: c’è dentro la vita vera che il comico di cabaret sempre rappresenta perché non vuole solo far ridere ma cercare di lasciare un segno. E questo vale anche per Paolo Rossi: non a caso sono artisti che avevano come punto di riferimento Dario Fo.

I rovesci finanziari a cui fa riferimento Monti risalgono a poco meno di dieci anni fa e sono raccontati diffusamente in Zelig Republic. Ciò che conta oggi è che Zelig sia sopravvissuto, a livello televisivo, grazie a nuovi accordi con Mediaset, e come locale grazie all’impegno di Giancarlo Bozzo. 

Cosa aggiungere? Un’ulteriore lunga vita al cabaret – a Zelig in particolare – e un invito a chi vive in Zona 2 (ma non solo) a frequentarlo spesso. Ne vale la pena.

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