14.9 C
Milano
martedì, 16 Dicembre 2025
  • Intesa San Paolo SpazioXnoi
HomeTeatriTeatro Blu, spazio d’incontro nel cuore della Maggiolina 

Teatro Blu, spazio d’incontro nel cuore della Maggiolina 

di Raffaella Roversi

Il Teatro Blu è un teatro giovane, accogliente, in crescita. Offre spettacoli di prosa, cabaret, concerti ed eventi. Si trova nel cuore della Maggiolina accanto all’oratorio e alla chiesa S. Angela Merici che lo gestisce e affitta anche la bella sala da 200 posti. Fa parte del circuito Acec delle Sale della Comunità della Diocesi di Milano. 

Si può considerare un importante avamposto di aggregazione, condivisione, socialità, grazie anche ai corsi e ai seminari di teatro per bambini, ragazzi e adulti che vanno aumentando di anno in anno.

La conduzione è tutta femminile: Sara Santucci (nella foto accanto, direzione artistica), Claudia Sophie Dell’Utri, Cristina Fraternale e Irene Quartana, tutte insegnanti di teatro e membri del team organizzativo.

Per i nostri lettori abbiamo intervistato la giovane e preparata direttrice artistica che ci ha contagiato con l’entusiasmo dei suoi 26 anni e il suo amore per il teatro.

Direttrice, qual è stato il suo percorso artistico?

«Ho amato il teatro ed in particolare il musical, sin da bambina. Mi sono quindi avvicinata inizialmente da spettatrice. Dopo, da adolescente, ho seguito corsi presso il Centro Teatro Attivo a Milano per poi andare a New York dopo la maturità al liceo linguistico. Lì ho studiato musical per due anni restando sorpresa nel vedere come si considerasse il corpo il punto di partenza per veicolare le emozioni e non la parola come da noi».

Come era La Santucci a scuola di Teatro e come è evoluta negli anni la sua idea di Teatro?

«Da studentessa avevo qualche sfumatura più centrata sull’individualità dell’attore. Da attrice prima e da direttrice artistica ora invece, mi sono resa conto dell’importanza del lavoro di squadra. Si perde qualche utopia e il desiderio di toccare la perfezione, ma si guadagna in concretezza e attenzione per il pubblico».

Cosa offre secondo lei il Teatro Blu così intimamente legato alla vita di quartiere?

«Sicuramente aggregazione attraverso i corsi di teatro e la collaborazione, che speriamo di intensificare, con il centro culturale della chiesa di S. Angela Merici.

Offriamo poi spettacoli professionali, accessibili sia economicamente che dal punto di vista contenutistico, preservando sempre la qualità. Spesso, dopo alcuni spettacoli, invitiamo gli spettatori a condividere con gli attori, riflessioni e/o emozioni. 

Per venire incontro alle esigenze del nostro pubblico trasversale, abbiamo spettacoli il venerdì e sabato sera, e la domenica pomeriggio sia per bambini (con merenda) che per senior che non amano uscire la sera».

E cosa si potrebbe migliorare?

«Ci stiamo lavorando e speriamo di poterlo fare insieme alla nostra comunità. Infatti abbiamo messo un questionario sul nostro sito ed invitiamo i vostri lettori ed i nostri spettatori a darci suggerimenti.

Sicuramente, tra le diverse cose da migliorare, c’è la comunicazione. Per questo cerchiamo una figura universitaria che voglia muovere da volontario, i primi passi come social media partner in un contesto dinamico, creativo e positivo come il nostro. Se c’è qualcuno fra i vostri lettori interessato, può scrivere a info@teatroblu.org.

Sarebbe poi bello creare sinergie con partner diversi, non solo in termini economici ma anche di progettualità».

Presenterete la nuova stagione teatrale il 5 ottobre 2025 alle 16:30. C’è un filo conduttore, che anticipazioni può farci?

«Nel titolo è racchiuso in parte il fil rouge che lega gli spettacoli: Tracce di Umanità. Malgrado ciò che ci circonda, vogliamo offrire un messaggio di pace e anche un invito affinché ciascuno si senta responsabile nella costruzione di pace e nel lasciare “Tracce di Umanità”, anziché di violenza o indifferenza. Per questo proponiamo spettacoli come Irene (pace in greco) o Antigone in una particolare riscrittura».

Perché, a differenza di altre scuole di teatro, la vostra non offre lezioni di prova, priva cioè lo studente della possibilità di esercitare lo sguardo critico nella scelta?

«Le nostre insegnanti trovano che questa possibilità possa in realtà essere controproducente perché può attivare uno sguardo giudicante che va contro l’idea stessa di apprendimento. Infatti, almeno in teatro, ci si dovrebbe affidare e “lasciare che la vita accada”».

Ringraziamo la direttrice Santucci augurando ai nostri lettori momenti teatrali bellissimi.

ARTICOLI CORRELATI

Articoli più letti

Numero 04-2025

Interviste recenti