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Teatro a Precotto, facciamolo ripartire!

di Baffola

Il teatro porta alla vita e la vita porta al teatro. Non si possono scindere le due cose”

(Eduardo De Filippo)

Riflessione del grande Eduardo che sposiamo in pieno e che possiamo sperimentare attraverso le nostre esperienze quotidiane. Andare in scena implica consapevolezza di sé, volontà di mettersi in gioco, capacità di sospendere il giudizio, ascolto attivo, scambio reciproco… Ma questi sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano l’attività teatrale, a cui spesso viene attribuita anche una valenza terapeutica per l’effetto che può sortire su chi vi si cimenta.

Proviamo dunque a mettere a fuoco il valore e le esperienze teatrali a Precotto dialogando con due dei suoi protagonisti: Felix Ferrara, attore professionista e Paola Panarese, fondatrice, fra gli altri, del gruppo teatrale La Crisalide.

Felix, cosa ti ha spinto, come attore, ad intraprendere un percorso con giovani e adulti “inesperti”?

«Nella carriera di un attore è inevitabile che arrivi il momento in cui gli si offre di condurre un corso. Alcuni lo accettano malvolentieri, perché lo vivono come qualcosa che li distoglie dagli spettacoli, visti come lavori più creativi. Nel mio caso è successo il contrario, forse perché ho sempre visto la recitazione come un modo per uscire dal mio universo per esplorare quello degli altri. E quando conduci un corso, incroci la tua storia con quella dei tuoi allievi e in un qualche modo entri un po’ nel loro mondo. Per me osservare gli allievi, ascoltare le loro idee, esplorare la loro creatività è un modo per arricchirmi. Non li ho mai considerati come inesperti, ma come persone desiderose di allargare le loro possibilità creative. Lo scambio è reciproco: io do a loro e loro danno a me».

Cosa si potrebbe fare di concreto per supportare e incentivare le attività teatrali a Precotto?

Spesso i nostri allievi non hanno mai assistito a uno spettacolo. Amano il teatro senza averlo mai visto, soprattutto a livello professionale. Prima della pandemia io stesso avevo allestito degli spettacoli per la Italo Calvino, ma dopo la diffusione del Covid la scuola ha perso anche questa piccola abitudine. A questo punto quello che manca è un teatro di quartiere attivo, che possa far scoprire spettacoli di qualità a un pubblico di tutte le età, o, quanto meno, una stagione di domenicali finanziata».

Paola, quando e come è nata l’intuizione che fosse possibile costruire un progetto teatrale comune?

«Era il 2012, quando ripresi a fare un corso di recitazione dopo dodici anni di pausa, dedicati alle mie tre maternità, oramai i miei figli cominciavano a crescere e cominciavo ad avere più tempo da dedicare all’associazione Genitori Attivi… In quel periodo ricordo, organizzavamo dei laboratori di varia natura, gratuiti, una settimana al mese, per i bambini. Io organizzavo laboratori di animazione teatrale. Inoltre, avendo la gestione del teatrino della scuola, realizzavano gli spettacoli per bambini mentre noi mamme, organizzavamo una merenda e un laboratorio creativo, rappresentando i vari personaggi della storia.

Fu in quel periodo che conobbi Felice ed Helga due attori della compagnia Teatrino Teatrò, e proposi loro di organizzare insieme una compagnia teatrale dei genitori della scuola, tanto era il mio desiderio di riprendere l’attività attoriale! Nacque “La Crisalide” e Felice Ferrara è stato il regista di molti spettacoli fino al 2019. Nel frattempo Felix ed io, abbiamo iniziato a proporre corsi di teatro per bambini. Da allora la collaborazione è diventata sempre più matura, e di anno in anno, siamo cresciuti, da 6 allievi siamo arrivati a 45! Credo che quello che abbiamo realizzato Felice ed io in questi 6 anni non fosse in programma, non avevamo idea di quello che poteva diventare, noi abbiamo continuato ad impegnarci ogni anno, a crescere, a credere di potercela fare, a mettere sempre lo stesso entusiasmo, la stessa energia, con i piedi ben saldati a terra ma con la testa sempre in nuovi progetti, abbiamo seguito un flusso, un flusso creativo che si autoalimenta anno dopo anno. Oggi mi sento un po’ stanca, ma felice di quello che, in piccolo, siamo riusciti a creare: una comunità di famiglie che ci sostiene, ci incoraggia e ci stimola sempre a migliorare!»

Quali sono gli elementi su cui fai leva per convincere i genitori e i ragazzi che “vale la pena fare teatro”?

Mi fa sorridere questa domanda, perché in effetti io sono un “martello pneumatico” (così dicono), nel voler convincere le persone di una cosa che ritengo buona, ma questo in generale. Nel teatro non ricordo di avere mai dovuto convincere nessuno. Ricordo che i primi 3 anni forse sono stati i più difficili, non riuscivamo a ingranare e si cresceva poco. La contaminazione è avvenuta più tardi, e da quel momento è cresciuta sempre di più. Non so cosa sia scattato, forse il passa parola dei genitori, i bambini che volevano riscriversi l’anno dopo perché nel teatro avevano trovato qualcosa, forse perché hanno portato i loro amici. Non c’è stato mai bisogno di dover convincere un genitore per fare iscrivere il proprio figlio.

Noi facciamo sempre delle lezioni di prova, perché è il bambino o la bambina a dover decidere, difficilmente facciamo assistere i genitori alle lezioni, pertanto, quando finisce la prova, è la gioia che sprigionano i loro occhi, a convincere i genitori. Ma se dovessi avere la necessità, un giorno, di spiegare perché un corso di teatro fa bene, allora direi che serve a conoscersi, a stare con l’altro, in una dimensione fuori dagli schemi, in un ambiente non giudicante, in un gruppo che ti fa sentire libero di esprimere te stesso e la tua creatività».

Felix, Paola e ora un’unica domanda a entrambi. La vostra più grande soddisfazione e la più grande delusione in questi anni di fruttuosa collaborazione.

La nostra soddisfazione sta anzitutto nel fatto di essere cresciuti tanto sia numericamente che umanamente, anche perché non ce lo aspettavamo. Ad ogni modo la più grande soddisfazione è sentire un genitore che ti dice quanto sia cambiato il proprio figlio o figlia in questi anni, è vedere negli occhi di questi ragazzi la luce, la curiosità, la disponibilità, la fiducia che ci danno. È sapere di avere acceso in loro una fiamma. È sapere che si porteranno nel cuore, nello spirito e nella loro vita questa esperienza meravigliosa!

Delusioni? Nessuna. Anche negli anni difficili, non ci siamo mai scoraggiati, siamo andati avanti senza interruzioni anche durante il covid. Un desiderio, però, ce l’avremmo: gestire uno spazio tutto nostro, in zona, dove poter creare corsi, spettacoli, rassegne. Al momento siamo solo in due, ma a questo punto possiamo pensare di crescere. I progetti non mancano mai!»

E come non essere d’accordo?

Lanciamo dunque un appello ai nostri lettori affinché segnalino spazi che possano essere utilizzati per fare teatro a Precotto in maniera continuativa. Potete utilizzare questo link: www.noizona2.it/contattaci/

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