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martedì, 29 Novembre 2022
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La chiesa di Santa Maria Assunta in Turro

A esclusione della chiesa di San Martino in Greco, possiamo dire che la chiesa di Turro sia la madre delle chiese della zona.

Si può dire che la chiesa di Turro sia la madre di tutte le chiese della zona, se escludiamo la chiesa di San Martino in Greco, che risale addirittura alla fine del ‘500, ma un tempo era troppo lontana per gli abitanti delle cascine di Gorla e Precotto, che si portavano nei giorni festivi alla vecchia chiesa di Turro, da cui dipendevano per le pratiche religiose. Non parliamo tuttavia dell’attuale chiesa di S.M. Assunta, sorta tra il 1885 e l’86, ma della precedente costruita su ordine di mons. Gaspare Visconti, arcivescovo di Milano, tra il 1590 e il 1595, che per molto tempo ancora assolse alla sua funzione, finché tre secoli dopo don Davide Sesia, parroco di Turro, nel 1882 giudicò che «la chiesetta era bassa, diroccata, lurida quanto puossi pensare… non si trattava che di quattro muri col relativo tetto», e cominciò a pensare alla nuova costruzione. 

Nello stesso periodo i Comuni vicini di Gorla e Precotto progettavano le proprie parrocchiali per una popolazione in continua espansione. Così Precotto ebbe la sua nuova chiesa nel 1866, mentre Gorla ebbe la chiesa di San Bartolomeo trent’anni dopo, nel 1896. Non che non ci fossero nella zona dei piccoli oratori o cappellette, ma non erano più sufficienti ai bisogni di una popolazione accresciuta: a Precotto per esempio fin dal 1500 esisteva la chiesetta di Santa Maria Maddalena, con il camposanto tutt’intorno (che nel primo ‘900 divenne camposanto di Gorla-Precotto), mentre a Gorla – già frazione di Turro – fin dalla metà del 1700 esisteva un oratorio, l’Oratorio della Beata Vergine Assunta (chiuso dentro il convento dei padri di San Francesco di Paola) e nel secolo successivo una cappellina esterna, che tuttavia sempre don Sesia giudicava essere insufficiente per una popolazione in quegli anni quadruplicata fino a circa 1000 abitanti. E in tempi precedenti molti avevano messo in evidenza la difficoltà dei volenterosi ad attraversare il Naviglio Martesana «non essendoci ponte fermo et comodo» per raggiungere la Parrocchiale di Turro fino a che, nel 1703, venne costruito il Ponte Vecchio sul Naviglio.

La nuova chiesa di Santa Maria Assunta in Turro

Sita in piazza Giacomo Anelli 4, la chiesa di Santa Maria Assunta in Turro ha ormai perduto quasi ogni traccia della precedente che sorgeva nel medesimo luogo fin dal ‘5-600.

Don Davide Sesia – il parroco che, oltre a lasciarci alcune pagine importanti della storia di Turro, fu uomo di grandi imprese per i suoi tempi – cominciò ben presto a raccogliere fondi finanziari che gli consentirono di innalzare una chiesa a tre grandi navate, come si può ammirare nell’immagine, e che lo storico don Carlo Ponzoni ne Le chiese di Milano (1930) non esitò a giudicare «non priva di alcuni pregi».

Si dice che don Sesia riuscisse a farsi regalare dal Comune 20.000 mattoni, inoltre ricevette donazioni per parecchie migliaia di lire, e dopo un appello alla popolazione, raccolse offerte (fra cui quelle della famiglia Gnecchi, proprietaria della filanda locale) che superarono la metà dell’impegno finanziario legato alla costruzione. Con la demolizione della vecchia chiesa, il 19 marzo 1885 ebbe inizio la costruzione della nuova chiesa, terminata nel 1886, con grande soddisfazione della popolazione.

Nel 1926 la facciata venne rinnovata in stile neoclassico, ma già un quarto di secolo più tardi, nel 1952-53, si dovette mettere mano a un nuovo ampliamento, che trasformò l’abside in transetto (a cura dell’architetto Ottavio Cabiati) mentre vennero costruite ai lati due absidi minori. Pochi anni dopo furono aggiunte le decorazioni a mosaico dell’abside e della lunetta che la precede. Un’opera antica di eminente carattere storico rimane, nell’interno, la tavola con Crocefisso risalente al 1523.  

L’Oratorio, che venne ricostruito sul lato sinistro della chiesa, gode di grandi spazi, sia al coperto come all’aperto, mentre una nuova cappellina di San Giuseppe Lavoratore dal 2010 occupa gli spazi del vecchio Oratorio. Nei locali parrocchiali trovano posto varie associazioni e servizi, tra cui la Caritas, la San Vincenzo e il Circolo con patronato delle Acli. 

Nel libro storico Tra pievi, ville e cascine storiche della Zona 2, così conclude Lucia Fava: «La parte nuova del Cabiati è particolarmente pregevole per lo slancio delle quattro nuove colonne, molto grandi, che reggono le volte a crociera costolonata del transetto. L’effetto è scenografico. Nel catino absidale, spiccano i rossi del mosaico di Luigi Filocamo (eseguiti nel 1960) con l’Assunta tra i santi, artisti e padri della Chiesa e il mosaico della Crocefissione (1956) nella lunetta sopra l’arco trionfale. L’altare e il tempietto sono dell’architetto Brambilla, le statue lignee nelle absidi laterali sono di Marco Melzi».

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Numero 03-2022

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