Devo riconoscere che, fra il caleidoscopio di movimenti più o meno di protesta che abbiamo imparato a conoscere in questi ultimi tempi – ProPal, NoTav, NoICE, Global Sumud Flotilla, Antifa… – mi ha colpito particolarmente il movimento contro le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Credo si facciano chiamare anti-olympics o Comitato Insostenibili Olimpiadi.
Ma come? Proprio le Olimpiadi, che rappresentano la fratellanza fra i popoli, che si originano addirittura nell’antica Grecia di oltre 2.700 anni fa, con una bandiera olimpica che, tra l’altro, rappresenta nei suoi colori i colori di tutte le bandiere nazionali del mondo. E allora perché? Mi sono informato e, sul sito di uno di questi movimenti, ho letto che la protesta si basa su questi presupposti: “Le Olimpiadi sono paradigmatiche di un modello di sviluppo che quotidianamente proviamo a contrastare e modificare, in quanto insostenibile sul piano economico, climatico, ambientale e sociale”. Va bene, è un punto di vista, e come tale posso anche rispettarlo, se non fosse che, come al solito, anche questa protesta è stata vanificata dei soliti gruppi di antagonisti (che spesso arrivano da tutta Europa, attraverso una rete che ormai conosciamo molto bene tutti quanti) che non trovano di meglio che distruggere tutto ciò che trovano sulla loro strada per esprimere la loro posizione.
La mia maestra diceva che chi non ha gli strumenti per dialogare, spesso finisce per passare alle mani, non perché sia geneticamente un violento, ma perché non è in grado di generare un dibattito.
E ciò che mi disturba maggiormente da parte della politica è, da un lato, la condanna tout court dei manifestanti tutti, compresi quelli pacifici e, dall’altro, una condanna delle violenze, e va bene (che però e bene ricordarlo, sono solo di una certa frangia di manifestanti), ma sempre con quel “ma” o quel “però”, quegli odiosi distinguo che mi ricordano tanto la famosa frase “compagni che sbagliano” che negli anni ‘70 del secolo scorso veniva rivolta ai terroristi delle Brigate Rosse. Mai una presa di posizione netta e precisa che tagli le gambe ai cosiddetti antagonisti, ma sempre quella benevolenza falsa, perché in fondo “le idee sono giuste, ma i mezzi sbagliati”.
Invece, non considerando l’indotto che queste Olimpiadi porteranno nei prossimi anni e che qualcuno ha calcolato in circa 5 miliardi di euro, vogliamo solo pensare a quale ritorno d’immagine per l’Italia siano state? Gli atleti entusiasti della mensa del villaggio olimpico che esaltavano la nostra cucina, i giornalisti che si meravigliavano davanti ai bidet, e la valanga di video riversati sui social – da parte di influencer e atleti – a favore dell’Italia e degli italiani? Non sarà quantificabile in euro, ma certamente ci ha portato alla ribalta mondiale come eccellenza nell’accoglienza, nelle bellezze storico-artistiche eccetera.
E poi, le nostre ragazze, le meravigliose azzurre che hanno contribuito in maniera schiacciante al record storico di medaglie vinte. Un mirabile esempio di forza, grinta, sacrificio, tenacia e anche di tanta gioia e bellezza.
Credo che saranno difficili da dimenticare gli ori di Federica Brignone (reduce da un terribile infortunio), di Francesca Lollobrigida, anche lei vincitrice di due ori e della sua corsa ad abbracciare il figlio, di Arianna Fontana, l’atleta italiana più medagliata nella storia delle Olimpiadi e le altre ragazze del pattinaggio, dello slittino, di Lisa Vittozzi che ci ha regalato la prima medaglia olimpica della storia nel biathlon. E poi le medaglie nello snowboard, nel curling, nello sci di fondo… E tutte le altre ragazze (e i ragazzi) che hanno reso così belle, gioiose, leggere e indimenticabili queste Olimpiadi invernali 2026.
Eh sì, bisogna proprio dirlo: questa volta sono davvero state le Olimpiadi delle donne!




