Non è la prima volta, e non sarà certo l’ultima, che a Gorla arriva un po’ di Vietnam. Dal 1997, un’associazione locale promuove il Vovinam, un’affascinante arte marziale vietnamita. Negli anni il centro ha spesso accolto ospiti provenienti dal Paese d’origine di questa disciplina, e il 2026 non ha fatto eccezione.
Dal 2 al 6 febbraio 2026, il Vo Duong Gorla Milano ha ospitato presso la sua sede di via Asiago 51 due rinomati maestri vietnamiti. La loro visita in Italia è avvenuta in occasione di un evento commemorativo dedicato a Nguyen Van Chieu, precedente caposcuola del Vovinam. I due ospiti, Huynh Khac Nguyen e Nguyen Thi Hoai Nuong, sono stati allievi diretti del maestro Chieu; ex atleti della nazionale vietnamita, rappresentano ancora oggi figure di spicco di questa arte marziale.
Entrambi sono legati da una profonda amicizia a Vittorio Cera, responsabile del Vo Duong Gorla. Si definiscono “fratelli marziali”, poiché il loro legame è autentico e profondo quanto quello di una vera famiglia. Si conoscono da tempo, essendosi allenati insieme per anni in Vietnam, e sono arrivati in Italia proprio su invito del maestro Cera e dell’intera associazione Vovinam Viet Vo Dao Italia.
Ci siamo recati presso il Centro La Sfera, sede del Vo Duong Gorla Milano. Lì abbiamo incontrato i maestri vietnamiti, il maestro Vittorio Cera e alcuni colleghi e allievi. L’atmosfera era un mix di sensazioni: si percepiva una grande solennità per la presenza degli illustri ospiti, ma allo stesso tempo traspariva una dinamica estremamente familiare. Era evidente l’incredibile confidenza reciproca, unita a un immenso e mutuo rispetto.
Abbiamo assistito alla fase finale della lezione, percependo chiaramente l’amore e la dedizione di tutti i presenti verso ciò che stavano facendo. La cura del dettaglio, le spiegazioni minuziose di ogni singolo movimento, il “come” e il “perché” della tecnica: pochi minuti, ma di puro fascino.
I maestri stessi e Vittorio Cera ci hanno dedicato del tempo per un’intervista, un’opportunità che abbiamo colto con entusiasmo vista la nostra curiosità.
Abbiamo iniziato a chiacchierare con il maestro Huynh Khac Nguyen (dove Nguyen è il nome proprio). Ci ha spiegato una particolarità interessante: in Vietnam si utilizza molto di più il nome del cognome, e l’ordine è sempre: cognome, nome di mezzo, nome proprio. Questo accade perché i cognomi vietnamiti sono pochi e spesso ricorrenti, derivando perlopiù dalle antiche famiglie reali; riconoscersi solo tramite il cognome sarebbe quindi impossibile. Il nome di mezzo, unito a quello proprio, diventa fondamentale per l’identificazione.
Al suo fianco c’era Nguyen Thi Hoai Nuong (per tutti, Nuong). Per anni atleta della nazionale vietnamita, oggi insegna Vovinam in un’università di Ho Chi Minh City (l’ex Saigon). In Vietnam, infatti, questa disciplina è integrata nei programmi di quasi tutte le scuole e università. Nuong si occupa anche della preparazione degli atleti agonisti della città.
Il maestro Nguyen, classe 1984, è l’attuale direttore tecnico della Federazione Mondiale di Vovinam (WVVF). Vive a Ho Chi Minh City, è stato uno degli atleti più medagliati in assoluto e dirige un grande centro sportivo nel Distretto 5, dove coordina centinaia di praticanti e l’insegnamento scolastico locale. “È un maestro dalle straordinarie capacità comunicative”, sottolinea Vittorio Cera, mostrandoci come a dicembre Nguyen abbia diretto, proprio nella sua città, una spettacolare dimostrazione record con 20mila atleti in piazza contemporaneamente.
Maestro Nguyen, benvenuto. Come si trova qui in Italia?
Nguyen: Grazie per questa accoglienza. Mi trovo molto bene; è la mia seconda volta qui. Mi ero già trovato benissimo in passato e ora mi sento praticamente a casa.
Era già stato in questo specifico quartiere? Cosa ne pensa?
Nguyen: Sì, avevo già visitato la zona e questo centro. Mi piace Milano: è più piccola della mia città e più tranquilla. La gente è ospitale, tutti sono pronti ad aiutarci. Mi piace passeggiare per il quartiere con Vinh To (è così che chiamano il maestro Vittorio Cera in Vietnam): lui conosce tutti, si ferma a parlare con le persone, e spesso scopro che si tratta di allievi o genitori di allievi. Apprezzo molto questa dinamica, perché somiglia allo spirito del Vovinam che viviamo in Vietnam: praticare l’arte marziale, ma mantenendo i legami di una grande famiglia.
È molto bello, rispecchia l’anima di questi quartieri milanesi dove, pur essendo in una metropoli, ci si conosce in tanti. Cosa pensa dei praticanti italiani?
Nguyen: Nutriamo un profondo rispetto per i vo sinh (praticanti) italiani e per quelli di questo Vo Duong (centro di pratica). Portano avanti la disciplina del nostro Paese a migliaia di chilometri di distanza, e già questo è motivo di orgoglio. Inoltre, da anni l’Italia vanta un livello tecnico altissimo. Lavoriamo insieme da molto tempo e ammiriamo profondamente il loro impegno. Anche gli atleti che sono venuti ad allenarsi con noi in questi giorni si sono dimostrati estremamente rispettosi, curiosi e capaci di apprendere con grande rapidità. Sono davvero bravi.
Buongiorno Nuong, benvenuta e grazie per questa intervista.
Nuong: Buongiorno e grazie a voi per l’ospitalità. Sono Nuong, non serve chiamarmi “maestra”.
Nota culturale: Ci è stato spiegato che, essendo lei più giovane di noi, secondo la cultura vietnamita non può essere collocata in una “gerarchia” superiore rispetto a chi la intervista. Inoltre, in Vietnam il titolo di “maestro” si utilizza strettamente nel contesto diretto dell’arte marziale, e di solito verso gradi superiori. Nonostante volessimo usare il titolo formale, ha insistito per essere chiamata semplicemente per nome.
Bene Nuong. Era mai stata in Italia prima d’ora e cosa ne pensa?
Nuong: Non solo è la mia prima volta in Italia, ma è la mia prima volta in assoluto fuori dall’Asia e in un Paese in cui c’è l’inverno! Da noi fa sempre caldo, non ero mai stata in un luogo con temperature sotto i 18°C. È una sensazione strana ma affascinante. Comunque, è bellissimo qui e voi siete fantastici, farà freddo, ma voi trasmettete calore.
NZ2: In questi giorni fa piuttosto freddo! Ha fatto qualcosa di particolare durante il soggiorno?
Nuong: Sì, fa freddo per me, ma è un’esperienza bellissima. Ho visto la neve per la prima volta nella mia vita! Ci hanno portato in montagna mentre nevicava, è stata un’emozione fortissima. Inoltre, in questo periodo a Milano e Cortina ci sono le Olimpiadi invernali: siamo stati fortunati e abbiamo comprato dei gadget da portare in Vietnam. Saremo tra i pochissimi nel nostro Paese ad averli!
NZ2: Cosa pensa della pratica del Vovinam in Italia?
Nuong: Ho trovato un ambiente splendido e atleti appassionati, con un ottimo livello tecnico. Sapevo che il Vovinam è praticato in tutto il mondo, ma vederlo dal vivo in un Paese così lontano dal mio mi emoziona tantissimo. Per noi il Vovinam è vita, e mi sembra che lo sia per molti anche qui; sinceramente, non me lo sarei mai aspettata.
NZ2: Un’ultima domanda per entrambi: qual è la differenza più grande che notate tra i praticanti vietnamiti e quelli italiani?
Nguyen: Rispondo io, avendo maturato diverse esperienze in Europa, Africa e nel resto dell’Asia. Siamo praticanti diversi perché in Vietnam, in alcuni casi, il Vovinam è una professione. Ci alleniamo per le squadre ufficiali governative; per molti, oltre a essere una passione, è un vero e proprio lavoro, non solo come insegnanti ma come atleti professionisti. Qui in Italia questo non avviene. C’è chi ci lavora, come il maestro Vinh To, ma gli atleti sono amatori e molti insegnanti fanno un altro mestiere di giorno e insegnano la sera. Paradossalmente, in certi casi qui c’è quasi più passione pura rispetto al Vietnam. Noi amiamo profondamente la nostra arte marziale perché ci lega alle nostre radici, ma a volte la viviamo con grande tensione: l’obiettivo è entrare a far parte di un team ufficiale, e i posti sono limitati. Qui, invece, si pratica esclusivamente per il piacere di farlo. In questi giorni al Vo Duong Gorla abbiamo visto adulti prendere permessi dal lavoro e ragazzi chiedere ai genitori di saltare una mattina di scuola pur di venire ad allenarsi. Questa è passione vera, e ci emoziona molto. Credo che anche Nuong sia d’accordo. (Nuong annuisce e conferma).
I maestri ci hanno salutato con affetto e gratitudine. È stato un incontro estremamente piacevole: ci hanno trasmesso emozioni e sensazioni che non pensavamo di poter provare, non essendo noi stessi praticanti. Avremmo voluto proseguire la chiacchierata molto più a lungo, ma i loro tempi erano (comprensibilmente) serrati. Resta il ricordo di una bellissima esperienza, per la quale ringraziamo di cuore i maestri vietnamiti e il Maestro Vittorio Cera.




