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I vent’anni dell’associazione Fiorella Ghilardotti

Incontro con Rita Pavan, presidente dell’associazione Fiorella Ghilardotti che ci presenta la sua figura attraverso il libro a lei dedicato

In occasione del ventennale dell’associazione Fiorella Ghilardotti (dirigente sindacale Cisl, presidente di Regione Lombardia e parlamentare europea, scomparsa nel 2005, ndr) e della recente presentazione del libro a lei dedicato, abbiamo intervistato Rita Pavan, presidente dell’associazione.

L’associazione Fiorella Ghilardotti perché nasce?

«Nasce per ricordare la figura di Fiorella Ghilardotti che è stata una dirigente sindacale e successivamente presidente di regione Lombardia prima di Formigoni ed europarlamentare per due legislature morta purtroppo nel 2005 di malattia. Nell’anno successivo un gruppo di persone amiche del sindacato, d’infanzia, eccetera, hanno voluto creare un’associazione in sua memoria che portasse avanti i temi che per lei erano stati importanti e su cui aveva tanto lavorato: lavoro, pari opportunità, Europa, diritti e cittadinanza. L’associazione in questi vent’anni ha come attività principale il sostegno allo studio per ragazze capaci e meritevoli». 

Le attività quindi quali sono?

«Facciamo seminari e convegni riguardo ai temi cari a Fiorella. Ogni anno organizziamo un paio di seminari di cui uno sempre legato al tema dell’istruzione, che riteniamo fondamentale. L’attività prevalente è il sostegno allo studio per ragazze capaci e meritevoli ai sensi dell’articolo 34 della costituzione. Sono tutte ragazze di origine straniera e in condizioni famigliari disagiate, le prendiamo in carico segnalate dalle scuole medie di provenienza, che sono quattro di cui tre in zona 2. La maggior parte si iscrivono a un liceo o comunque a una scuola della durata di cinque anni e noi le prendiamo in carico in prima, seconda e terza superiore e diamo un piccolo contributo di 600 euro annui alla famiglia per l’acquisto di libri e materiale scolastico. Poi abbiamo delle tutor volontarie, quasi tutte ex insegnanti che hanno un rapporto diretto con le ragazze. Una tutor va ad una ragazza e la segue nello studio, mantiene rapporti con la famiglia e con la scuola a cui le ragazze si sono iscritte.  La rete di ex insegnanti è disponibile a fare ripetizioni e facciamo anche delle uscite culturali con le ragazze, mediamente quattro o cinque all’anno, per far conoscere i luoghi di Milano o mostre d’arte. Organizziamo tutti gli anni anche un concorso fotografico per le ragazze su temi che cambiano di volta in volta, quest’anno useremo lo slogan di Civil Week alla quale partecipiamo tutti gli anni insieme alla società della fiducia. 

Da un anno abbiamo iniziato a sostenere delle ragazze anche all’università, in questo caso non c’è un lavoro di tutoraggio come per le altre, diamo un sostegno economico di 750 euro all’anno e stiamo mettendo in piedi un piccolo servizio di informazione per indirizzare le ragazze con dubbi e domande sull’università. Quest’anno faremo un percorso sulla creazione del curriculum con tutte le ragazze, che serve sia a chi vuole cercare lavoro che a chi vuole proporsi per uno stage. Tutto questo ci è possibile grazie anche a dei donatori, ex docenti, presidenti di altre cooperative, come la cooperativa Antonietta. Quest’anno abbiamo sette ragazze di quinta che vogliono iscriversi all’università e stiamo cercando i soldi per poter sostenere anche loro, non abbiamo finanziamenti pubblici». 

C’è disponibilità da parte delle famiglie delle ragazze?

«Va a macchia di leopardo, ci sono famiglie attente e altre un po’ meno, abbiamo avuto anche casi problematici. Ci sono mamme di ragazzi che sono qua da tanti anni e non parlano italiano. Le ragazze a volte sono un po’ chiuse ma notiamo anche che, pure dopo aver lasciato le ragazze, che seguiamo fino alla quarta, si iscrivono tutte all’università, a volte anche in ambito STEM, quindi facoltà scientifiche. Molte ragazze arrivano dal Bangladesh, dalle Filippine, dal Perù, alcune nate in Italia, altre no. Molte hanno splendide pagelle ma non hanno la cittadinanza». 

Quindi sono partecipi? 

«Sì, certo. Per adesso sono oltre un centinaio quelle che abbiamo sostenuto».

Chi ci insegna a coltivare la sicurezza, il rispetto, l’amore per se stesse? Fate anche un lavoro di questo genere?

«Il rapporto è con la tutor, quindi è la tutor ad avere questo ruolo di incoraggiare, sostenere ed ascoltare. Per un caso abbiamo fatto dei colloqui con una psicologa e quest’anno, grazie alla chiesa Valdese, dovremmo aprire uno sportello psicologico. I tutor e gli adulti faranno degli incontri sul disagio adolescenziale, che sappiamo essere anche forte causa di suicidio tra i giovani. Abbiamo avuto un caso di ternato suicidio, ma per fortuna è molto raro. Le ragazze non si conoscono tra di loro andando in scuole diverse quindi le uscite sono anche per farle conoscere tra di loro». 

Qual è la fregatura del nascere donna?

«In realtà avrei un problema a chiamarla fregatura, nel senso che mi sono occupata per tantissimi anni del sindacato di pari opportunità ed è stata forse la cosa più importante che ho fatto nei miei quaranta e passa anni di attività sindacale. Io credo sia uno svantaggio che possa essere trasformato in opportunità, è chiaro che le donne hanno problemi di discriminazione e nonostante tutti i passi avanti ci sono gap differenziali, salariali e meno posti di rilievo rispetto agli uomini, quindi guardando solo i dati sì, essere donna è una fregatura. Intanto dipende anche da dove si nasce, perché nascere in occidente è sicuramente più vantaggioso, più fortunato. Non mi sento di chiamarla fregatura, può essere uno svantaggio iniziale ma io sono convinta che le donne abbiamo la forza di trasformalo in altro, nonostante lo svantaggio. Una donna sul lavoro deve dimostrare di più e ha più pesi da portare, più rischio di subire violenza, ma io sono felice di essere donna». 

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