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venerdì, 3 Febbraio 2023
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Inaugurato “Abitiamo il futuro”

Un progetto di abitare solidale di SON (Speranza Oltre Noi).

di Generoso Simeone


Un villaggio di abitare solidale concepito per ospitare famiglie con figli disabili e aperto allo scambio con il territorio. Ma anche un luogo di animazione culturale e spirituale, oltre che accogliente verso altre fragilità. È questo, in sintesi, il senso di Abitiamo il futuro, il progetto promosso dall’associazione SON, Speranza Oltre Noi, nata nel 2017 dall’iniziativa di alcune famiglie residenti nei quartieri Crescenzago e Adriano accomunate dalla fragilità dei propri figli e dalla preoccupazione per il loro futuro.

Il nuovo complesso di via Trasimeno 67 Abitiamo il futuro è stato inaugurato e presentato alle istituzioni alla presenza, tra gli altri, dell’assessore ai Servizi sociali del Comune di Milano, Lamberto Bertolè, e del vicario episcopale per la Carità della diocesi di Milano, monsignor Luca Bressan.

Si tratta di un intervento articolato che tenta di dare risposte al cosiddetto tema del “Dopo di noi”, oggetto della Legge 112/2016 e che è stato progettato dallo studio B22 con Carlo Venegoni sulle aree di Cascina San Carlo presso quartiere Adriano, a ridosso della parrocchia Gesù a Nazareth. È la prima realizzazione in città di questo modello.

L’intervento è stato riconosciuto “Servizio di interesse pubblico e generale” dal Comune di Milano con la stipula di apposita convenzione. Il cantiere è stato aperto a novembre 2020 e il costo complessivo dell’operazione è di circa 3,6 milioni di euro, di cui 900 mila euro di mutuo contratto con Banca Etica.

Nel villaggio solidale di SON sono stati realizzati: appartamenti per tre nuclei famigliari con figli fragili, che per la loro composizione sono identificabili come diretti interessati della legge sul “Dopo di noi”; un appartamento di sollievo per l’ospitalità di breve durata rivolta a famiglie con figli affetti da gravi disabilità; un alloggio per l’autonomia; le sedi delle associazioni SON e Amici Casa della carità; una sala polifunzionale attrezzata per ospitare iniziative e incontri.

Ad animare SON saranno proprio le famiglie che hanno promosso questo modello di abitare solidale, che vuole essere un seme per la crescita di una comunità, in cui figli e genitori possano trovare una risposta ai propri bisogni presenti e futuri. La nuova struttura permetterà a ogni abitante di avviare o mantenere la propria vita in autonomia con minore preoccupazione, grazie al servizio di mutua assistenza che la rete solidale di famiglie fornirà e dalle caratteristiche del nuovo insediamento, studiate a partire dalle situazioni individuali di ognuno dei nuovi abitanti.

Inoltre, Abitiamo il futuro ospiterà iniziative e occasioni di incontro con l’obiettivo di costruire relazioni tra le famiglie e il territorio. Già in questi anni l’associazione ha proposto diverse attività, da seminari specifici dedicati alla legge sul “Dopo di noi” a laboratori con le scuole fino a momenti di riflessione di natura culturale e spirituale oltre a eventi di musica e teatro.
«Siamo felici di essere finalmente arrivati a completare il nostro obiettivo – spiega Luciano Scotuzzi, presidente di SON – oggi comincia una nuova fase, possiamo cioè iniziare a programmare e a realizzare le finalità previste dal nostro statuto. Vale a dire stare accanto alle famiglie e accompagnarle nel cammino del “Dopo di noi”, costruendo relazioni per i loro figli con tutte le risorse presenti in quartiere».

Don Virginio Colmegna è tra i fondatori dell’associazione SON: «Il nuovo villaggio, dove anche io andrò ad abitare, sorge poco distante dalla Casa della carità ed è figlio di quel groviglio di legami di reciprocità e di solidarietà che quotidianamente viviamo da vent’anni in via Brambilla. Esso sarà una locanda dove l’operosità della carità si dovrà vivere promuovendo occasioni quotidiane di amicizia. Protagoniste saranno proprio le nostre fragilità. Non sarà un luogo dove qualcuno aiuta, ma dove insieme ci si prende cura. Anche le famiglie che vi abiteranno e chi lo frequenterà come spazio di incontro e sollievo si prenderanno cura insieme, aiutandosi nella gioia dell’amicizia».

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