di Brando Benifei – Eurodeputato PD
L’Unione europea è un’istituzione unica al mondo, abituata a cambiare e adattarsi, perennemente in bilico tra chi frena un più coraggioso disegno di integrazione – magari di stampo federalista – e chi invece si spende per rilanciarlo, rendendo più difficili i veti e definendone il profilo politico. A partire da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni con il celebre Manifesto di Ventotene, noi Italiani abbiamo da sempre contribuito in modo importantissimo al dibattito di idee sulla costruzione di un’Europa unita non solo economicamente, ma appunto anche politicamente.
Ritengo, dunque, assolutamente emblematico e coerente con la nostra storia che entrambi i Rapporti presentati l’anno scorso presso le istituzioni dell’Unione, al fine di rafforzarla, portino la “nostra” firma, cioè quella di Enrico Letta e quella di Mario Draghi.
Il 18 aprile 2024, infatti, il nostro ex presidente del Consiglio ed ex segretario nazionale del PD Enrico Letta ha presentato al Consiglio europeo un Rapporto, volto a “potenziare il mercato unico per garantire un futuro sostenibile e la prosperità di tutti i cittadini dell’UE”.
Come intuibile, oltre a una più ampia riflessione sul futuro dell’Unione europea, questo documento raccoglieva l’urgenza di individuare nuove strategie per modernizzare il mercato unico dell’UE, cercando di tenere assieme, da una parte, la tutela dei lavoratori e, dall’altra, competitività e una crescita inclusiva. Si è trattato di un contributo assai rilevante, frutto di un periodo di sette mesi di studio e ascolto, i cui contenuti sono stati in parte anche ripresi negli Orientamenti politici di questa seconda Commissione presieduta da Ursula von der Leyen e – posso garantire – hanno ricevuto ricevuto ampia circolazione tra i miei colleghi al Parlamento europeo e, più in generale, tra gli addetti ai lavori. Voglio però concentrarmi maggiormente sul Rapporto Draghi, pubblicato lo scorso 9 settembre e sul quale, dopo alcuni mesi di incontri con stakeholder, think tank ed esperti del settore, ho avuto l’incarico di presentare una Relazione in merito soprattutto agli aspetti istituzionali, che analizza e propone.
Innanzitutto cosa è il cosiddetto Rapporto Draghi? Si tratta di un documento, avanzato evidentemente dall’ex premier ed ex presidente della Banca Centrale Europea, che affronta principalmente i temi della competitività europea e anche in questo caso, come nel Rapporto Letta, le questioni esiziali per il futuro dell’Unione europea.
Grande spazio è assegnato ai problemi connessi all’energia, a partire da quello dell’approvvigionamento: ad esempio, alcune strategiche materie prime minerarie, come il litio e il cobalto, sono ormai imprescindibili per essere competitivi, ma l’UE si trova esposta verso pochi Paesi, come la Cina e il Congo, trovandosi in una condizione sempre meno sostenibile, che per il presidente Draghi rende urgente aumentare gli investimenti europei e promuovere una diversificazione degli approvvigionamenti. C’è poi un tema gigantesco dal punto di vista della concorrenza: rispetto agli Stati Uniti d’America, infatti, negli Stati membri dell’UE si pagano prezzi spropositati per gas ed energia elettrica, quando è evidente che si debba procedere ad acquisti comuni nel primo caso e a una semplificazione del quadro giuridico per favorire nuove infrastrutture nel secondo.
Le questioni affrontate nel Rapporto sono innumerevoli e spaziano dalla difesa, considerata un settore chiave, dove bisogna sviluppare una politica industriale comune, fino alle nuove frontiere della digitalizzazione, dove abbiamo accumulato ritardi nello sviluppo di fibre ottiche e semiconduttori, del settore spaziale, dove servirebbe un fondo apposito per superare la carenza di finanziamenti, e della neutralità climatica, dove l’obiettivo del raggiungimento entro il 2050 non è affatto scontato.
Al di là però dei contenuti specifici su cui chiaramente c’è un ampio dibattito con la Commissione europea, penso che si debba cogliere il “cuore” di questa relazione di Draghi, che è sostanzialmente un forte invito all’azione.
L’UE si trova ad affrontare una sfida esistenziale che richiede una strategia industriale rinnovata per competere come un vero attore globale al fianco di Stati Uniti e Cina: il nostro obiettivo principale deve essere appunto quello di trasformare la visione in azione e per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo riformare la sua governance istituzionale ed economica, superando le strategie nazionali frammentate e adottando un processo decisionale sovranazionale accelerato e semplificato.
Tra le proposte istituzionali ricorre l’invito a estendere il voto a maggioranza qualificata in Consiglio e per raggiungere questo obiettivo è necessaria una scala di priorità: in primo luogo, modificare i Trattati; in secondo luogo, esplorare la cooperazione rafforzata e le clausole passerella; e infine, se necessario, la cooperazione intergovernativa tra Stati membri disponibili.
Un’altra priorità dovrebbe essere rappresentata dalla semplificazione e dalla connessa focalizzazione dell’azione normativa dell’UE: una semplificazione efficiente non va intesa in termini di ridimensionamento, bensì come una legislazione più efficace, rapida e incisiva a livello UE, laddove apporta valore aggiunto. Anche le tre aree politiche chiave individuate nella relazione Draghi – innovazione, decarbonizzazione e sicurezza – hanno profonde implicazioni istituzionali.
Per stimolare la competitività e completare il mercato unico, dobbiamo perseguire iniziative come l’Unione del risparmio e degli investimenti, come raccomandato anche nel Rapporto Letta. È inoltre essenziale rafforzare il bilancio comune dell’UE, istituendo una capacità di bilancio completa e permanente per l’UE, anche sulla base delle caratteristiche di NextGenerationEU. Allo stesso tempo, dobbiamo tutelare elevati livelli di protezione sociale e diritti sociali e del lavoro, aggiornando e rafforzando costantemente il modello sociale europeo.
In definitiva, urge trasformare la visione in azione. Quando Mario Draghi si è rivolto alle istituzioni europee, ha sostenuto che l’UE debba agire maggiormente come uno Stato: questo è il messaggio chiave che dobbiamo trarre dalla sua Relazione da cui scaturisce un programma ambizioso, che non ci lascia però alternative. Le idee per un’Europa più forte e più unita ci sono: a noi spetta il compito di impegnarci per realizzarle.




