20.2 C
Milano
sabato, 13 Aprile 2024
  • Intesa San Paolo SpazioXnoi
HomeAssociazioniArtigianato senza più nuove risorse umane

Artigianato senza più nuove risorse umane

Dieci proposte di Unione Artigiani per garantire il futuro dell’artigianato italiano e lombardo.

di Roldano Radaelli, Ufficio stampa Unione Artigiani

Non ci sono più sufficienti risorse umane per garantire il futuro dell’artigianato italiano e lombardo. Il sistema regionale dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), che solo in Lombardia registra 77mila studenti iscritti (20% stranieri, 45% donne) riesce a immettere sul mercato del lavoro ogni anno circa 24mila giovani, a fronte di una domanda di tecnici e artigiani che per il settore, solo nella nostra regione, è pari ad oltre 250mila persone. E non sempre i ragazzi che terminano il percorso formativo, secondo le imprese, risultano pronti per affrontare il mondo del lavoro. È questo un aspetto che contribuisce ad ampliare ulteriormente la forbice del mismatch tra i giovani e le aspettative delle 233.402 aziende artigiane lombarde (1.290.000 circa italiane), costringendole a rinunciare a ulteriori opportunità di sviluppo o semplicemente a non proseguire l’attività.                                                                                                                                                                           

In Lombardia sono oramai quasi introvabili gli artigiani dei mestieri tradizionali. Le imprese cercano falegnami, carpentieri, fabbri, idraulici, installatori, sarti e ricamatori, elettricisti, saldatori, orafi, riparatori, muratori, tappezzieri, meccanici, panettieri, autisti, esperti di trasformazione alimentare, calzolai, vetrai, parrucchieri, ottici… Ed è fortissima anche la richiesta di addetti alla logistica e all’ospitalità, come è elevata la ricerca di artigiani 4.0, capaci di unire tecnologia, digitalizzazione e creatività, e di giovani competenti e appassionati ai temi della sostenibilità e alle energie rinnovabili applicati alla micro e piccola impresa. Una domanda, in questo caso, solo in parte placata dallo sviluppo dei nuovi Istituti Tecnici Superiori (ITS), Scuole di Alta Formazione Tecnica post diploma. Alle imprese artigiane più fortunate servono almeno 6 mesi per trovare i giovani disponibili e ritenuti sufficientemente preparati, senza parlare del tempo e delle energie investite per la formazione sul campo.

In occasione del recente Convegno “Formazione Professionale e imprese: un muro da abbattere” Unione Artigiani / CLAAI ha presentato a tutta la filiera formativa – rappresentata dal ministro dell’Istruzione e del Merito senatore Giuseppe Valditara, dall’assessore lombardo al Lavoro Simona Tironi, insieme ai CFP e agli esperti del settore, presenti al convegno – 10 iniziative per imprimere una svolta: 

1. Dare finalmente vita alla Dorsale Unica Informativa nazionale tra le scuole e tra le scuole e il mondo del lavoro. Questa potrà essere una prima soluzione come nuova piattaforma digitale nazionale SIISL che punterà a mettere in rete centri per l’impiego, imprese, mondo della formazione, domanda e offerta di lavoro, con tutti i dati aggiornati anche sulle competenze dei lavoratori 

2. Una grande campagna nazionale e nei singoli territori dedicata alla promozione dei mestieri tecnici e artigiani, rivolta ai ragazzi più giovani. Bisogna investire fin dalle elementari per combattere gli stereotipi: occorre cancellare una volta per tutte lo stigma che accompagna la formazione professionale, vogliamo la valorizzazione della manualità! Per uomini e donne! 

3. Un’analoga campagna informativa rivolta anche alle famiglie dei ragazzi delle scuole medie sulle opportunità che il nostro settore può offrire 

4. Momenti di incontro tra i ragazzi, inclusi i neet e le imprese del territorio, con i maestri artigiani e i tutor aziendali 

5. Nuove passerelle per rendere più flessibile il passaggio degli studenti da un percorso formativo all’altro 

6. Favorire attraverso i CFP il re-skilling e la formazione continua per gli adulti e comunque per i lavoratori esclusi/espulsi dal mercato del lavoro 

7. Defiscalizzare almeno in parte i contributi delle imprese che sostengono i centri di formazione. Questo già accade per gli ITS, si può trovare un modo anche per i CFP. 

8. Uniformare, in nome della qualità del lavoro, procedure e standard minimi di qualità della formazione in tutte le regioni. Già oggi chi si è formato in una regione, non ha la stessa tipologia di competenze di coloro che si sono formati in un’altra, a volte non può lavorare in una regione diversa da quelle nella quale si è formato. Questa situazione non aiuta il sistema Italia, non è la tipologia di federalismo che agevola le imprese e i lavoratori

9. Offrire, attraverso i percorsi previsti dalla normativa, l’inserimento nel mercato del lavoro italiano ai cittadini extracomunitari che vengono formati nei loro paesi d’origine grazie all’impegno e alla professionalità del mondo della formazione e della cooperazione italiana, spesso con l’utilizzo di risorse pubbliche 

Il ministro Valditara, nel corso del suo intervento durante il suddetto convegno, ha dichiarato: 

“In Italia abbiamo una grave emergenza, che riguarda innanzitutto i nostri giovani, cioè il ‘mancato allineamento’ tra scuola e lavoro. I dati sono allarmanti: le difficoltà di reperimento del personale sono pari al 45,6%, dato in crescita rispetto al 38,6% dell’anno precedente. Riguarda dirigenti (66%), operai specializzati (61.9%), tecnici, conduttori di impianti, operatori delle professioni intellettuali e scientifiche. Il tempo medio di ricerca da parte dell’imprenditore, per ricoprire le posizioni nelle aziende, supera i quattro mesi.                                                                                                                                                                  Una delle ragioni per cui i giovani non trovano lavoro è che non hanno qualifiche necessarie o le hanno in modo inadeguato. Vuol dire che il sistema formativo non funziona. Che la scuola debba essere sempre più collegata al mondo del lavoro è ormai un assioma.

Un altro tema, poi, è che nell’istruzione tecnica professionale statale debbano poter insegnare, laddove sia richiesto per venire incontro alle esigenze del mondo produttivo, anche imprenditori professionisti e tecnici provenienti dal mondo dell’impresa proprio per arricchire l’offerta”.

ARTICOLI CORRELATI

Articoli più letti

Numero 01-2024

Interviste recenti