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domenica, 2 Ottobre 2022
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È un dovere di cittadinanza votare

di Don Virginio Colmegna Presidente Fondazione Casa della Carità


Con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale, vorrei richiamare alcuni temi di cui credo debba tenere conto chi cerca il consenso tra i cittadini. È una riflessione che nasce dall’incontro e dal lavoro quotidiano con i più fragili, dall’ascolto dei loro bisogni, dalla lettura delle encicliche di Papa Francesco Laudato Si’ e Fratelli tutti. Le questioni sono tante e complesse, investono il presente e il futuro del Paese: la politica dovrebbe affrontarle oltre la propaganda della campagna elettorale, confrontandosi con passione, competenza e coraggio pur nella differenza delle posizioni, pena l’ulteriore distacco dalla società – già molto evidente – e dalle istituzioni. 

Farsi carico oggi di responsabilità politica vuol dire innanzitutto occuparsi della “questione sociale”. La crisi economica assumerà nei prossimi mesi dimensioni drammatiche. Chiusura di aziende e perdita di posti di lavoro, aumento dei costi dell’energia e inflazione, sfratti ed emergenza casa andranno a impattare su chi è già in difficoltà. Impoverimento e diseguaglianze si aggraveranno. In un simile scenario di bisogni – non più episodici – non basteranno più aiuti una tantum, ma sono richieste politiche strutturali di contrasto alla povertà. Come, ad esempio, una riforma in ottica più inclusiva di uno strumento importante come il reddito di cittadinanza, seguendo le indicazioni del Comitato scientifico guidato da Chiara Saraceno.

La giustizia sociale è dunque fondamentale e non può essere separata dalla giustizia ambientale, come ci ha insegnato il Papa con la Laudato Si’. La conversione ecologica deve entrare con lungimiranza nell’agenda di chiunque guiderà il Paese. Così come è necessario un cambiamento negli stili di vita individuali e collettivi, che deve ri­guar­dare tutti e che la politica deve incoraggiare e accompagnare. In questo senso, i territori possono essere protagonisti, ad esempio attraverso le cosiddette “comunità energetiche”, che lo stesso Francesco sta incoraggiando. Nel nostro piccolo, come Casa della Carità e con l’Associazione SON che aprirà nel quartiere Adriano, è una sfida che stiamo cercando di raccogliere.

Un altro argomento da tenere in considerazione è la salute. La pandemia ha reso urgente il cambio di paradigma “dalla sanità alla salute”, ovvero il tenere conto – per promuovere il benessere di ognuno – dei cosiddetti determinanti sociali della salute: casa, cultura, scuola, lavoro, tempo libero, ambiente di vita. Per questo occorre rimettere al centro la persona e la comunità di riferimento e riformare il sistema sanitario puntando sulla medicina territoriale oltre logiche privatistiche e prestazionistiche.

Infine, non dimentichiamoci della guerra. O, meglio, della pace. Con il pericolo di una crisi nucleare alle porte, non possiamo smettere di impegnarci per chiedere la pace attraverso il dialogo, in Ucraina come nelle altre decine di teatri di guerra attivi nel mondo.

Credo che su tutti questi temi anche il territorio possa avere un ruolo importante. Gli attori sociali del Municipio 2 e i suoi cittadini devono sentirsi interpellati per offrire un contributo di senso e partecipazione, con proposte dal basso e con tutte le proprie risorse. I nostri sono quartieri ricchi di esperienze: dalle scuole alle Rsa, dai Centri di aggregazione giovanile alle associazioni culturali, sportive e solidali fino alle parrocchie. Dobbiamo essere pungolo e stimolo positivo per la politica al di là delle logiche partitiche: stiamo attraversando una crisi profonda, ma possiamo investire negli spazi di cambiamento che si apriranno. 

Per questo, invito tutte e tutti al voto. È un dovere di cittadinanza.

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