L’universo infinito di via Padova

Un po’ di storia dei quartieri del municipio 2 ...Chiese, istituzioni, opifici, tram, scuole, cinema, bocciofile: tante realtà nella storia della via.

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Via Padova
Via Padova

Via Padova è un universo. Di etnie e culture, di botteghe e sapori, di gruppi e associazioni che qui vivono porta a porta e per nulla al mondo vorrebbero lasciare il quartiere. Non è possibile raccontare via Padova in poche righe, servirebbe un libro. È quello che abbiamo fatto Luciano Marabelli e il sottoscritto con Donata Schiannini e Fernando Ornaghi: Crescenzago e via Padova.

Iniziamo col dire che via Padova non è sempre esistita. Un tempo per arrivare fino a Crescenzago da Porta Venezia si prendeva la via Orientale e la Postale Veneta, che avevano un tracciato completamente diverso e la via Padova di oggi era occupata da campi coltivati, rogge e filari di gelsi in un avvicendarsi di Comuni autonomi (Corpi Santi, Turro, Greco, Crescenzago).

La Via Orientale

La strada che usciva da Porta Orientale era tra le più importanti della città di Milano, sia per motivi militari (passaggio obbligato di eserciti amici e nemici), sia per ragioni commerciali. Infatti, metteva in comunicazione Milano con il Nord-Est europeo, passando per Bergamo, Brescia, Verona e raggiungendo Aquileia con la via consolare Postumia, da cui proseguiva verso la valle del Danubio e l’Oriente.

Dal centro cittadino il suo tracciato raggiungeva la chiesa di Santa Francesca Romana (luogo della prima pietra miliare) e poi Casoretto dov’era collocata la seconda pietra. Il terzo miglio stava dopo il villaggio delle Rottole (inizio Palmanova). Superata Corte Regina, la strada romana, più recentemente denominata anche via delle Rottole, raggiungeva Villa Sant’Ignazio e il centro di Crescenzago (quarto miglio), le località Tre Case e Gobba (quinto miglio), per arrivare a Vimodrone (sesto miglio) da cui proseguiva per l’Adda e Bergamo.

Chiese e istituzioni

L’odierno rettilineo di via Padova venne aperto dagli austriaci intorno agli anni 1820-25. Mentre sotto i francesi corso Sempione guardava verso Parigi, ora con gli austriaci la via Padova e il nuovo viale per Monza guardano verso Vienna.

Lungo un percorso di 5,5 chilometri nei suoi due secoli di vita si sono accumulate molteplici presenze: non solo botteghe, ma anche officine, opifici e fabbriche, chiese parrocchiali cristiane e comunità islamiche, cinema e altri luoghi di divertimento.

Dopo la secolare chiesa di Santa Maria Rossa in via Berra, nuovi edifici religiosi sorgono in via Padova a partire dal 1939, quando si avviano i lavori della chiesa dedicata a San Giuseppe dei Morenti (in ricordo dei caduti della guerra), consacrata dal cardinale Schuster il 1° novembre 1941. Primo parroco don Giuseppe Del Corno, che farà edificare lì vicino gli edifici delle suore del Preziosissimo Sangue (le “Preziosine”, 1951) e dei Fratelli delle Scuole Cristiane (1952).

In via Padova 116 nel 1961 viene fondata la parrocchia di San Giovanni Crisostomo: chiesa costruita nel 1964-66 e consacrata il 13 dicembre 1975. Un anno prima (1974) al 7 della via Anacreonte veniva aperto uno dei primi centri culturali islamici di Milano, seguito in via Padova 144 dalla casa della Cultura Islamica.

Nel primo ‘900 gli edifici delle istituzioni si trovavano nella Casa del Fascio, aperta in via Padova 257 nel 1921 e dedicata al giovane Aldo Sette (oggi sede dei Carabinieri). Attualmente il Centro civico si trova in via Padova 118 in una costruzione effettuata dal Comune di Milano nel 1956: a quell’epoca aveva ufficio anagrafe, ufficio postale, poi presidio di vigilanza urbana e Consiglio di Zona 2 (1978). Per l’acquedotto milanese il 13 giugno 1949 entra in servizio la centrale “Crescenzago” di viale Don Orione, seguita nel 1969 dalla centrale “Padova” (via Padova 400). Di fronte all’acquedotto sorge il Monumento ai Caduti di Crescenzago eretto nel 1960.

Opifici, tram, scuole, cinema e bocciofile

Fra le attività più antiche ricordiamo le filande: come quella di Luigi De Ponti costruita nel 1855 nel giardino della sua villa sul Naviglio Martesana, su cui azionerà nel 1857 una grande ruota motrice; e la stamperia di tessuti aperta vent’anni dopo (1875) dall’industriale Enrico Mangili nell’ex-villa Lecchi, dove si dice che, riutilizzando i dischetti di carta ricavati dai fogli bucati delle lettiere per i bachi da seta, avesse inventato i coriandoli.

Dopo la diligenza a cavalli, dal 1878 i trasporti sulla “via per Milano”, sono organizzati dalla Società Anonima del Tramway su carrozze trainate da locomotive a vapore (“el gamba de legn”). I convogli percorrono la linea Milano-Crescenzago, proseguendo per Gorgonzola e Vaprio d’Adda, raggiungendo più tardi anche Vimercate. Nel 1897 entrano in funzione le prime vetture a trazione elettrica: il tram locale “Crescenzago” (per la scarsa affidabilità soprannominato “el Gibuti”, prima linea ferroviaria dell’Africa) percorre la tratta Porta Venezia-via Padova, con capolinea al 276 davanti alla trattoria La Favorita.

Nel settore abitativo, nel 1931-32 viene edificato il quartiere di case popolari “Aldo Sette” di via Celentano, e dieci anni più tardi (1941) l’Istituto case popolari costruirà in via Cesana il quartiere “Palmanova”. Nella seconda metà del ‘900 tutti gli edifici abitativi vengono sottoposti a ristrutturazione, comprese le antiche case di ringhiera. Nel 1968 prende avvio l’iniziativa edificatrice promossa dai soci dei circoli Acli di Cimiano e Crescenzago in via Padova 351 e 353.

In campo educativo risale al 1889 la fondazione dell’Istituto Infantile di Crescenzago (via Padova 269) come “modello” di asilo in appoggio alla scuola magistrale per educatrici dell’infanzia contadina, che operò fino al 1917, mentre il glorioso asilo (che ebbe l’onore della visita della regina Margherita nel 1897) è tuttora attivo. Trent’anni dopo (1919) il Comune di Milano rileva l’area del Trotter (via Padova 69) per avviare una colonia elioterapica e nel 1922 una Scuola all’Aperto: vi accedono ogni giorno circa 1400 alunni, mentre il convitto Casa del Sole accoglie bambini gracili e indigenti con 160 posti letto.

Le attività culturali vedono la nascita nel 1894 di uno dei più antichi complessi musicali di Milano, la Banda di Crescenzago, nata in via Padova 281, presso la tabaccheria del signor Andreoni. Nel 1961 in via Padova 61 inizia la sua attività il Circolo culturale Bertolt Brecht, importante riferimento culturale per l’intera città per oltre 40 anni, fino al 2004. A partire dal 2010 si organizza lungo tutto il percorso della strada la festa “Via Padova è meglio di Milano” che coinvolge per 5 anni consecutivi fino al 2014 centinaia di enti, associazioni, gruppi di ogni genere e migliaia cittadini in una kermesse che voleva avere l’impronta dell’integrazione culturale e della solidarietà.

L’orchestra di via Padova, tuttora presente, nasce nel 2006 per iniziativa di Massimo Latronico, musicista e autore.
I cinema e le balere rappresentano i più popolari luoghi di divertimento del ‘900. A ricordarne i nomi si evocano ricordi ed emozioni: l’Eliseo di via Padova, angolo via Rovigo; l’Universal di via Padova 98; lo Zodiaco al 179, chiuso nel 2009.

Come non ricordare infine le gloriose bocciofile? Le varie “Doni”, Ponte Vecchio, Bella Italia, BEF, Alba, Tre Case, Padova, Sant’Ignazio, Favorita, San Giuseppe. In realtà ogni osteria con giardino fino agli anni 60-70 aveva il proprio circolo bocciofilo: ne citeremo solo uno, la Caccialanza di via Padova 91, a ridosso del ponte della ferrovia, campione d’Italia nel 2016-17: nel 2019 ha compiuto i 50 anni di attività. E con loro mandiamo i nostri auguri a tutti gli sportivi di via Padova.

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