Onestamente sono sempre stato un po’ invidioso di quelle persone che ricordano – o dicono di ricordare – gli avvenimenti importanti della loro vita. Io purtroppo non posseggo questo dono, anzi, ricordo molto più nitidamente ciò che mi ha ferito, che mi ha fatto male. Ne porto ancora le cicatrici e, anche se il tempo come sappiamo attenua i dolori più profondi, non li cancella, rimangono sempre lì, nascosti nel profondo.
Discorso diverso per i momenti più belli. Dovrebbero essere questi i ricordi con cui cullarci, quelli che dovrebbero renderci la vita, che spesso è così difficile, almeno sopportabile. Eppure, nella mia memoria questi momenti rimangono impressi come dei brevi flash, delle istantanee che però non riescono a trasmettere le emozioni che li hanno originati. Ricordo vagamente la nascita dei miei due figli, oppure il giorno del mio matrimonio, per non parlare del primo giorno di scuola, che tanti continuano ad evocare come se fosse accaduto l’altro ieri. Del primo giorno delle scuole elementari ho un vago ricordo di tanti seienni come me che, in classe, con un foglio e una matita, cercavano di copiare come potevano ciò che la maestra aveva scritto alla lavagna e cioè “mamma”. Ricordo che tutte quelle gambette formate dalle emme mi confondevano e facevo fatica a capire quante fossero effettivamente. Ricordo che tornai a casa felice e fiero di aver scritto la prima parola e ricordo che, quella pignola di mia mamma disse: “Bravo! però la prossima volta stai attento alle gambe delle emme”, deludendo un poco la mia soddisfazione.

Del primo giorno delle medie, che a rigor di logica dovrei ricordare più nitidamente, non ricordo quasi nulla se non un cortile affollato di ragazzi e basta. Di quei tre anni mi è rimasto davvero ben poco, qualche professore molto svogliato più interessato a leggere il quotidiano che a noi, una classe disgraziatamente solo maschile, con tutte le conseguenze del caso. E poi quel maledetto latino insegnato in via sperimentale per qualche ora alla settimana e che mi faceva impazzire con le sue declinazioni: rosa, rose, rosam eccetera. Per il resto buio quasi completo. Idem per il liceo, anche in questo caso un cortile pieno di ragazzi, ma del primo giorno non ricordo altro.
Non so se accade solo a me, oppure è più comune di quanto non si creda non riuscire a ricordare nitidamente le cose belle o importanti e magari ricordare invece delle cose stupide e inutili. Per questo il primo giorno di scuola dei miei figli l’ho immortalato con la macchina fotografica. Nel caso se ne dimenticassero, esisterà sempre una prova, come esisterà sempre la prova di mia figlia che ha sostenuto gli esami di maturità per metà in DAD e per metà in presenza, munita di mascherina FFP2. O di mio figlio che si è laureato a Brera discutendo la testi in videocollegamento da casa e che non ha nemmeno potuto festeggiare la laurea insieme agli amici. Del Covid ci ricordiamo tutti no? Dicevano che niente sarebbe stato come prima e infatti così è stato, ma in peggio, molto in peggio e non mi pare nemmeno il caso che dica il perché visto che è sotto gli occhi di tutti.
Chissà i tanti nuovi remigini che affronteranno quest’anno il loro primo giorno di scuola cosa ricorderanno fra trenta o quarant’anni. Chissà se anche loro avranno avuto paura, oppure sono stati impazienti di conoscere nuovi amici e fare un’esperienza completamente nuova per loro. Chissà se avranno la fortuna di trovare maestre e maestri competenti e appassionati. In ogni caso, a tutti quelli che affronteranno il loro “primo giorno” consiglio di godervelo per bene, festeggiarlo con i propri cari e auguro a tutti quanti un anno scolastico sereno, proficuo e divertente, perché divertendosi si impara, annoiandosi ci si spegne.


