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Un dialogo aperto per formare le generazioni future

Intervista a Valentina Tombola, psicoterapeuta del Policlinico di Milano, specializzata in disagi psicologici infantili e adolescenziali

Lei è psicoterapeuta nel team di Psichiatria del Policlinico di Milano; quindi in “prima linea” nell’affrontare i disagi adolescenziali.

«I dati forniti a fine 2021 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riguardo la salute mentale negli adolescenti tra i 10 e i 19 anni, sottolineano che 1 adolescente su 7 soffre di un disturbo mentale diagnosticato. La maggior parte soffre di disturbi depressivi, sintomatologia ansiosa, disturbi comportamentali, disturbi alimentari e dipendenza da sostanze. È importante promuovere programmi di prevenzione della salute mentale, rivolti a questa fascia di età, che coinvolgano i diversi contesti che possono raggiungere gli adolescenti (famiglia, scuola, comunità, strutture sanitarie, social media…); un mancato trattamento dei problemi di salute mentale in età adolescenziale può portare a una definitiva compromissione della salute mentale in età adulta limitando la qualità di vita dell’individuo». 

Scuola, famiglia, social… quali le probabili cause?

«Come psicologi e psicoterapeuti, nei nostri interventi clinici inquadriamo i possibili fattori di rischio di un disagio psichico che può cronicizzarsi e diventare disturbo. Tanto più numerosi sono i fattori di rischio a cui un adolescente è esposto, maggiore sarà il potenziale impatto sulla sua salute mentale.

Possiamo dire che tutti i contesti con cui è in contatto il bambino o l’adolescente possono essere considerati fattori di rischio o protezione a seconda dell’impatto che generano nella vita dell’individuo. Per quanto riguarda il discorso social network, chat e videogiochi, mi sento di poter dire che sono solo ulteriori contesti in cui il disagio adolescenziale si può manifestare ed esprimere». 

L’adolescenza comporta insicurezze e problemi. Come sono cambiati nel tempo?

«L’adolescenza è da sempre una fase caratterizzata da insicurezze e sfide, ma nel corso del tempo ci sono stati cambiamenti significativi nella loro manifestazione e nel modo in cui vengono affrontate. Con l’avvento della tecnologia e dei social media, le pressioni sociali e l’accesso a modelli irrealistici hanno amplificato le insicurezze corporee e la necessità di conformarsi. Tuttavia, la società ha anche sviluppato una maggiore consapevolezza riguardo alle questioni adolescenziali. 

Sicuramente possiamo affermare come un’autostima adeguata giochi un ruolo positivo sull’adattamento emozionale e sul benessere psicologico dell’adolescente. Un buon livello di autostima è sicuramente un fattore protettivo rispetto ai disturbi mentali e permette ai ragazzi di attribuire un valore alla propria persona, accettandosi e avendo fiducia nelle proprie capacità.

La mancanza di autostima genera invece forti sentimenti di inadeguatezza. Questo atteggiamento critico alimenta pensieri di autovalutazione negativa, portando a un senso di inadeguatezza nel confronto con gli altri. A mano a mano che queste percezioni si intensificano, l’individuo può sentirsi costantemente giudicato dagli altri e temere di non essere all’altezza delle aspettative. Ciò porta a evitare situazioni in cui potrebbe sentirsi esposto o giudicato, limitando le opportunità di crescita personali».  

Da dove nasce il senso di inadeguatezza?

«Il senso di inadeguatezza vissuto dai giovani è frutto della loro paura di sbagliare e di una tendenza al perfezionismo, poiché gli errori sono difficilmente tollerabili e sono fonte di frustrazione. Inoltre viene alimentato da un’ipersensibilità alla critica e dal timore del giudizio altrui. Il pensiero di non essere apprezzati all’esterno porta gli adolescenti a mettere in atto comportamenti volti a compiacere l’altro, adeguandosi così ai desideri, bisogni e aspettative altrui, perdendo di vista la propria identità e i propri valori».

Quanta influenza ha avuto Internet e, più in particolare, i social nell’acuire o esacerbare i problemi giovanili?

«Ormai i social media fanno parte delle no­stre vite. Sicuramente hanno portato cambiamenti positivi nella società: la possibilità di condividere opinioni e pensieri, di relazionarsi con persone distanti fisicamente, di reperire informazioni in maniera rapida… Ma internet e i social media hanno anche amplificato le pressioni sociali, contribuendo a creare un ambiente in cui i giovani possono confrontarsi con ideali irrealistici di bellezza, successo e felicità. La costante esposizione a immagini filtrate e all’approvazione online può influenzare negativamente l’autostima e l’immagine corporea, innescando meccanismi di competizione tra i ragazzi, sentimenti di inadeguatezza o di rabbia e aggressività. Tuttavia, è importante sottolineare che Internet e i social media non sono solo negativi: possono anche fun­gere da piattaforme di sostegno, supporto, consapevolezza e opportunità educative se utilizzati in modo equilibrato e consapevole». 

E quanta ne ha la famiglia che ha subito così tanti cambiamenti?

«Il funzionamento familiare può avere un peso rilevante poiché sono proprio i primi scambi comunicativi genitori-figli che incidono sullo sviluppo emotivo, cognitivo e sociale dei propri figli. Un’adeguata educazione, reciprocità nella comunicazione con il proprio figlio, promozione dell’autonomia, esplorazione e raggiungimento di obiettivi condivisi, sono elementi in grado di favorire nel bambino prima, e nell’adolescente poi, la percezione di sé come di una persona che “vale, adeguata” e dei genitori come un ri­fugio sicuro, fonte di supporto e di fiducia.

In questo contesto in continua evoluzione, la famiglia ha mantenuto la sua importanza, anche se con adattamenti. Le nuove dinamiche familiari richiedono una flessibilità maggiore, ma il ruolo di sostegno e guida rimane cruciale. Sono proprio le modalità relazionali apprese in famiglia che fungono da modello per tutte le relazioni che il bambino e l’adolescente instaurerà con il mondo esterno».

In questi ultimi anni abbiamo vissuto episodi sempre più gravi da parte degli adolescenti, sia in ambito extrascolastico che scolastico, (violenze di gruppo, aggressioni, stupri, risse, senza che nessuno di loro si renda conto della gravità dei comportamenti) come può essere spiegato questo eccesso di violenza?

«Sicuramente la fragilità emotiva che caratterizza gli adolescenti di adesso li rende incapaci di gestire le frustrazioni, che spesso si trasformano in rabbia, aggressività verbale e fisica, fuga dalla realtà.

L’eccesso di violenza tra gli adolescenti può essere attribuito a una combinazione di fattori complessi. Cambiamenti sociali, esigenze di identità, pressioni tra pari e l’esposizione a contenuti violenti nei media possono contribuire a una desensibilizzazione rispetto alla violenza e a una ridotta percezione della gravità delle azioni. Inoltre, problemi di salute mentale, disagio familiare e mancanza di modelli positivi di risoluzione dei conflitti, possono amplificare tali comportamenti. Affrontare questo problema richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga educazione, supporto psicologico, coinvolgimento dei genitori e interventi sulla cultura della violenza nei contesti sociali». 

Quanto ha contribuito la pandemia di Covid a peggiorare la situazione?

«Le misure di lockdown associate alla pandemia Covid hanno avuto un impatto significativo su tutta la popolazione, in particolar modo sugli adolescenti. La chiusura delle scuole, la didattica a distanza, le misure di distanziamento sociale hanno causato una forte sofferenza nella popolazione giovanile, con un elevato aumento delle domande di accesso ai servizi di salute mentale territoriali. Analizzando i vissuti emotivi provati dagli adolescenti durante il lockdown si nota come essi siano caratterizzati unicamente da emozioni di accezione negativa come tristezza, rabbia, noia, mancanza di obiettivi, perdita di senso, ansia. 

Questo periodo di isolamento ha interrotto le normali routine quotidiane, privando gli adolescenti delle interazioni sociali con coetanei e adulti di riferimento. L’uso prolungato dei dispositivi digitali, se da un lato ha consentito un certo livello di connessione virtuale, dall’altro ha portato a un’esposizione eccessiva a contenuti potenzialmente stressanti o negativi. Inoltre, le preoccupazioni riguardo alla salute propria e dei propri cari, unite all’incertezza per il futuro e ai cambiamenti nelle dinamiche familiari dovuti al lavoro da remoto, hanno contribuito a un senso di instabilità emotiva». 

Come accorgersi di un disagio giovanile prima che sia troppo tardi?

«È importante che i genitori adottino un approccio attento e comunicativo. Osservare cambiamenti nei comportamenti è fondamentale: isolamento e ritiro sociale, alterazioni del sonno o dell’appetito, perdita di interesse per attività solitamente piacevoli, cambiamenti significativi nei gruppi di amicizie e nelle abitudini sono segnali che qualcosa potrebbe non andare. Un dialogo aperto, senza giudizio, è cruciale per creare un ambiente in cui gli adolescenti si sentano a loro agio nel condividere i loro pensieri, le loro preoccupazioni e i loro dubbi rispetto al futuro. Monitorare l’uso dei social media e dei dispositivi digitali è altrettanto importante, poiché possono fornire indizi sulla loro salute mentale. È fondamentale anche educare i genitori su possibili segnali di disagio, in modo che possano riconoscerli e rispondere tempestivamente. Se i sintomi sembrano intensificarsi o perdurare nel tempo, coinvolgere un professionista della salute mentale può essere una scelta importante per garantire il benessere a lungo termine del giovane».

Come affrontate situazioni al limite e che percentuali di successo ottenete?

«Per affrontare situazioni di adolescenti al limite è necessario attuare una risposta rapida, empatica e professionale, creando un ambiente sicuro e non giudicante. Ascoltare attivamente, cercare di comprendere le loro preoccupazioni e offrire supporto immediato può aiutare a stabilizzare la situazione. Tuttavia, le percentuali di successo possono variare ampiamente a seconda dei fattori coinvolti, come la natura del disagio, la presenza di reti di supporto e l’accesso a risorse di salute mentale. L’intervento precoce aumenta le probabilità di successo, ma situazioni complesse richiedono spesso un intervento a lungo termine. 

Inoltre, la presenza di una rete di supporto solida, composta da genitori, amici e figure di riferimento, può contribuire in modo significativo al processo di recupero. In definitiva, affrontare le sfide di disagio tra gli a­dolescenti richiede sensibilità, flessibilità e la capacità di adattarsi alle esigenze specifiche di ciascun individuo».

Come vede il futuro delle prossime generazioni?

«Se non riusciremo a risolvere i disagi attuali degli adolescenti, potremmo affrontare una serie di sfide nel futuro delle prossime generazioni. Il benessere emotivo e mentale degli adolescenti è fondamentale per la costruzione di individui sani e resilienti che contribuiscano positivamente alla società. Se questi disagi rimanessero irrisolti, potrebbero perdurare nell’età adulta, influenzando le relazioni personali, la produttività lavorativa e la partecipazione sociale. Ciò potrebbe portare a una crescita di problemi di salute mentale a livello individuale. Senza un’attenzione adeguata alle sfide giovanili, il futuro delle prossime generazioni potrebbe essere caratterizzato da un decremento del benessere generale e dalla difficoltà nel costruire una società stabile e prospera». 

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Numero 01-2024

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