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martedì, 29 Novembre 2022
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Santa Teresa soppianta San Bartolomeo a Gorla

Non è sempre vero ciò che appare: la vera chiesa antica è quella più piccola.

Chi, percorrendo la via Monte San Gabriele, si trovasse all’incrocio tra via Asiago, via Aristotele, via Ponte Vecchio, dove si trova la santella della Madonna nel giardino dell’ex-trattoria di Gorla, alzando gli occhi a sinistra, vedrebbe la chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù e sarebbe indotto a pensare che quella sia stata da sempre la chiesa parrocchiale, magari con dei rimaneggiamenti nel tempo. Niente di più sbagliato: la vera chiesa parrocchiale antica sta qualche metro più indietro, proprio in corrispondenza dell’incrocio, si chiamava di San Bartolomeo e oggi è occupata dalla Biblioteca, dal Circolo Acli e dall’Associazione Gorla Domani. 

L’edificazione del primo oratorio

Alcuni secoli fa, Gorla si trovava stretta fra le parrocchie di Precotto e Turro. Ma la chiesa di Precotto era già insufficiente per la popolazione rurale del posto. Quelli di Gorla dovevano recarsi alla parrocchia di Turro, da cui dipendevano. Però erano costretti ad attraversare il Naviglio (il ponte a schiena d’asino fu costruito solo nel 1703). Così la Curia decise la costruzione di un oratorio (su iniziativa di un certo Bartolomeo Banfi), che venne realizzato dall’ingegnere Giambattista Guidabombarda e benedetto nel 1633, con l’approvazione del cardinale Federico Borromeo.                                

Ma non era sufficiente: col passare degli anni, mentre la popolazione aumentava, la piccola cappella si rivelava sempre più inadeguata. Come ricordava 250 anni più tardi don Davide Sesia, parroco di Turro: nel giro di soli 50 anni la popolazione di Gorla era passata da 250 a oltre 1000 abitanti. 

L’idea di una nuova chiesa

I primi decenni del ‘900 sono in realtà quelli dell’espansione industriale della zona nord-est di Milano: Pirelli, Breda, Falck, Marelli aprono i loro stabilimenti a una moltitudine di operai ex-contadini e di immigrati venuti dal Sud o dal Veneto. Una popolazione senza casa (nasceranno a macchia d’olio le Coree, le casette a un piano erette dai nuovi arrivati col lavoro della domenica), desiderosa tuttavia di opere religiose, le chiese per la messa domenicale, ma anche opere sociali e ritrovi. La popolazione di Gorla s’ingrossava e San Bartolomeo diventava troppo piccola.

Tutti pensarono a una nuova chiesa: la signora Angelique Vidone vedova Depeyrè offrì un aiuto economico, la signora Fanny Finzi vedova Ottolenghi cedette 330 mq di terreno, i maggiorenti di Turro incaricarono l’ingegner Enrico Strada di progettare e costruire nel giro di due anni la nuova chiesa di San Bartolomeo di Gorla. 

Nel 1919 l’arcivescovo Achille Ratti incaricava il sacerdote don Paolo Locatelli – quale “delegato arcivescovile” dipendente da Turro – di recarsi a Gorla a fondare la nuova parrocchia. 

Il 18 luglio 1920, festa del S. Cuore, il pittore Emilio Griffino consegnava la decorazione della chiesetta di San Bartolomeo, peraltro alquanto spoglia di arredi, come ricordano le cronache dell’epoca. Il Cardinale nel frattempo si rese conto delle precarie condizioni in cui si trovava la chiesa e anche il nuovo parroco, privo di un tetto; perciò convinse alcuni maggiorenti ad acquistare la cascina collegata alla chiesa. Il Vicario Generale di Milano, monsignor Giovanni Rossi, incaricava l’ingegner Fausto Strada di farne il progetto, poi realizzato dall’impresa dei Fratelli Seregni di Greco Milanese. Dopo alcuni anni la casa del parroco veniva pronta, ultimata il 29 ottobre 1922: la casa servirà anche da oratorio e luogo di incontro delle associazioni parrocchiali. Nel frattempo il cardinale Ratti divenuto papa Pio XI volle dare il suo contributo di 12.000 lire per le opere parrocchiali di Gorla. 

La chiesa di Santa Teresa

Si fa strada l’idea di una nuova chiesa da realizzarsi nei terreni delle opere parrocchiali. I progettisti furono gli ingegneri Edoardo Bovone e Guglielmo Pedrazzini. Che in parte modificarono il progetto originario di monsignor Polvara, direttore della Scuola artistica Beato Angelico. Il 29 novembre 1925 monsignor Rossi posava la prima pietra; i lavori iniziarono realmente nel 1927. Nel frattempo don Paolo Locatelli veniva colpito da una grave malattia, superata solo per un intervento “speciale” di Santa Teresa. Questo, dice la leggenda, sembra essere il motivo della dedicazione alla santa, la cui statua e reliquia sono custodite nella chiesa.  

Costituita la parrocchia dal cardinale Eugenio Tosi nel 1928, la chiesa venne consacrata il 9 marzo 1931 dal cardinale Ildefonso Schuster.

I particolari architettonici

Facciata principale tripartita scandita da un oculo chiuso e da tre finestroni che riprendono la posizione delle porte d’ingresso. Priva tuttavia di campanile. L’interno (42 metri x 17, dove si trova anche la tomba del primo parroco don Locatelli) è a un’unica navata suddivisa in 6 campate. Copertura a capanna a vista con sette possenti travature in cemento armato. Abside semicircolare con due nicchie laterali, dove trovano posto le statue lignee della Vergine Maria con Bambino e di Santa Teresa. Presbiterio rialzato rispetto all’aula. Come dicono i commentatori, l’interno rivela “la nuda essenzialità delle forme, con poche finestre e nessuna colonna”. Nel 1928 il prevosto con il signor Lamberti e l’in­ge­gner Bovone progettarono l’altare mag­­gio­re in marmo scolpito e decorato.                                 

Gli elementi che colpiscono e caratte­rizzano tuttavia l’interno sono gli affreschi dell’arco trionfale con Dio Padre nel mez­zo del Creato, circondato dai 24 vegliardi dell’Apocalisse, sopra la scritta “Dignus es Domine Deus Noster Accipere Gloriam Honorem et Virtutem” (Tu sei degno o Signore di ricevere gloria onore e virtù); mentre nel catino absidale troneggia Cristo in Gloria, forse ispirato al Panto­crator di Santa Maria Rossa e alle deco­razioni catechistiche delle chiese medievali; con la mano destra regge un libro con la scritta “Ego sum via veritas et vita” (Io sono la via la verità e la vita) ed è attorniato dai simboli dei 4 evangelisti: il leone (che rappresenta san Marco), il vitello (san Luca), l’angelo (san Matteo), l’aquila (san Giovanni) e da quattro figure umane: da sinistra, san Francesco (rico­noscibile dal saio), san Bartolomeo (con il coltello, strumento del suo martirio per scorticazione) e, oltre la figura centrale del Cristo, santa Teresa del Bambin Gesù e santa Caterina dottore della Chiesa. Secondo una certa interpretazione, sono rappresentati ai due estremi i patroni d’Italia e all’interno i patroni della vecchia e della nuova chiesa di Gorla. Sotto il fiume delle acque salvifiche scaturite da Cristo, la scritta “Rex regum et Dominus dominantium”, (Re dei re e Signore dei Signori). Ancora nell’abside troviamo tre dipinti: a sinistra, Abramo e Isacco sul monte Moriah, al centro Abele con il fuoco sacrificale, a destra Melchisedech sacerdo­te di Dio. Tutte opere eseguite dal pittore Antonio Martinotti, docente della Scuola d’arte “Beato Angelico”.

Nel 1971, a seguito della riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, si decise l’adeguamento dell’altare e del presbiterio, con rimozione delle balaustre: il tutto su progetto degli architetti Vito e Gustavo Latis. Quattro busti rappresentano San Carlo, san Ambrogio, san Magno e san. Eustorgio. Le finestre in alto, nel 2014 sono state decorate da vetrate artistiche moderne.

Per saperne di più: Edo Bricchetti, Parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù, Milano 2006; Il Borgo di Gorla… nella memoria delle cose e della sua gente, Milano, 2010; sito dell’Associazione Gorla Domani, settore Presidii e isole di fede; Renata Marotta, La chiesetta di San Bartolomeo, Tra pievi, ville e cascine storiche. Zona 2, Comune di Milano, 2010.

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Numero 03-2022

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