di Roberto Biscardini, Presidente Associazione Riaprire i Navigli
Nonostante il silenzio della politica e della stampa intorno al progetto per la riapertura dei Navigli a Milano, il progetto è vivo nella coscienza dei milanesi, perché riaprire i Navigli si può! E l’hanno capito tutti!
Certo, Milano è attraversata negli ultimi tempi da questioni molto delicate che riguardano la gestione urbanistica della città, la questione dell’abbattimento o meno dello Stadio di San Siro e presto anche il progetto tanto discusso di realizzare un centro commerciale nel bel mezzo di piazza Loreto. Questioni delicate che sono diventate di dominio pubblico anche per effetto di alcuni interventi della magistratura.
Capisco che detta così sembrerebbe che il silenzio che regna intorno alla riapertura dei Navigli dipenda dal fatto che stiamo parlando di un progetto troppo “pulito”.
Un progetto di riqualificazione ambientale della città, un progetto che ha al centro il valore dell’acqua e il suo uso intelligente nell’interesse di tutti.
Un progetto nel quale gli interessi speculativi immobiliaristi e finanziari non giocano alcuna partita. E non essendo neppure un progetto troppo costoso, può creare ricchezza diffusa, ma non è destinato a fare business per i soliti gruppi affaristici della città.
Il progetto di riaprire i Navigli a Milano è tutt’altra cosa. È figlio di un’idea alternativa al cosiddetto “modello Milano” della ricchezza e del lusso. Alternativo alla crescita della città che si realizza attraverso la sua cementificazione. È figlio di una diversa visione di Milano. Una città più bella perché più vivibile, in cui l’acqua sarà il vero segno del cambiamento. Insieme a più verde, anche come risposta ad una partita persa, quella che avrebbe potuto realizzare nuovi grandi parchi urbani, anziché nuovo cemento, sulle aree degli antichi scali ferroviari. Aree originariamente di proprietà del comune di Milano (come lo scalo di Porta Romana, Farini, San Cristoforo), circa un milione e 250 mila metri quadri, che si è preferito lasciare nelle mani private dei soliti immobiliaristi in società con Ferrovie dello Stato, anziché destinare ad uso pubblico.
L’architetto paesaggista Andreas Kipar, in un recente articolo sul Corriere della Sera, si è fatto interprete di un programma di lavori per la realizzazione di nuove aree verdi da attuare anche attraverso il recupero di spazi oggi cementati o asfaltati da rinaturalizzare. Idea giustissima, che può marciare di pari passo con la riscoperta dell’acqua e dei Navigli, che insieme al verde abbatte gli effetti negativi della cappa di calore, dello smog, nella prospettiva di un nuovo paesaggio e nuova socialità.
Ecco perché là dove sotto l’asfalto c’è l’acqua corrente dei vecchi canali o ci sono i Navigli coperti, ma ci sono anche alcuni cavi e fossi importanti, si può riportarli alla luce (totalmente o parzialmente) e restituire così l’acqua alla città. E ridare senso alla storia di Milano, “città d’acqua” fin dal tempo dei romani.
Secondo noi sarà l’acqua il vero segno del cambiamento. Sarà l’acqua a ridare a Milano il segno di una vita nuova. Per una nuova Milano, con più acqua e più verde, per il benessere di tutti i suoi cittadini, dalla parte delle persone, dei più fragili, degli anziani e dei bambini.
Saranno l’acqua e il verde il simbolo di una vera rigenerazione urbana. Ecco perché ci battiamo da anni per recuperare i nostri antichi corsi d’acqua, quelli che sono stati malauguratamente chiusi e spesso dimenticati. Ecco perché ci battiamo per riaprirli. E non per una ragione effimera, non per portare Milano alle immagini del secolo scorso, ma per progettare la Milano del futuro e delle prossime generazioni. Luoghi di svago, di riposo e di piacere.
Così come avviene in tutte le altre città del mondo dove i canali sono protetti e valorizzati, non dismessi e interrati.
Riaprire i Navigli si può, da tutti i punti di vista. Dal punto di vista dell’ingegneria idraulica, dell’urbanistica, dell’architettura, dei trasporti e finanziariamente. Perché riaprire i Navigli è molto meno costoso di quello che si vuole lasciare intendere. È un’opera che interessa tutti e, diversamente da tante privatizzazioni che Milano sta conoscendo, è un’opera pubblica all’insegna del valore pubblico della città. Riaprire i Navigli si può!




