14.9 C
Milano
martedì, 16 Dicembre 2025
  • Intesa San Paolo SpazioXnoi
HomeVarieQuelli di Greco, il nuovo libro di Gianni Banfi

Quelli di Greco, il nuovo libro di Gianni Banfi

di Giovanna Fumarola

Gianni Banfi

“Il suo nome era Cerutti Gino, ma lo chiamavan draaago!”. La voce tenera di Giorgio Gaber che canta La ballata del Cerutti Gino non è indispensabile, per leggere Quelli di Greco, l’ultimo libro del cantastorie Gianni Banfi, ma ve la consiglio caldamente. Poi, mentre riscoprirete le vicende del Pierino, quel tipo bizzarro con barba lunga, che raccoglieva di tutto nel quartiere per vendere i suoi tesori a qualche rottàmatt; oppure ricorderete, con una lacrima di commozione, el Luisìn, alias Luigi Redaelli, tramviere all’Atm e cartolaio in piazza – oggi in negozio c’è ancora sua figlia, la mitologica Rossella – quello che quando entravi a comprare un quaderno, ti parlava in milanese, faceva battute a raffica, quello che si esaltava soprattutto a Carnevale, quando poteva farti la dimostrazione dal vivo del funzionamento del cuscinetto che imitava i peti, ascoltate anche l’Enzo Jannacci. La sua Mario, L’Armando, e naturalmente, la meravigliosa Quelli che, perché nel libro di Banfi c’è esattamente la stessa musica di questi brani, la stessa capacità di raccontare la mitopoiesi di un quartiere. Sembra un termine difficile, mitopoiesi, ma ha un significato semplicissimo e bello, copio e incollo la definizione dell’enciclopedia Treccani: “In generale, l’attività, l’arte o la tendenza a inventare favole, a formare miti”. 

Banfi, insomma, canta il mito di Greco, e in questo libro, il quarto di una serie iniziata con Greco ieri (1997), seguito da Tra naviglio e ferrovie (2005) e Nei campi e nei cortili (2013), si ferma soprattutto sull’umano, dopo averne scandagliato storia, arte, paesaggi. Ci ricorda che un luogo rimane vivo se restano vive le sue voci, i suoi odori, schiamazzi, stramberie, i nomi che ricorderanno in molti, non solo i ragazzi degli anni Cinquanta, quelli che hanno vissuto la trasformazione di Greco da realtà di campagna (Là dove c’era l’erba, cantava Celentano) a zona industriale, vicina alle fabbriche, al palazzetto del Giorno in via Fava, con gli enormi rotoli di carta sui camion, che passavano davanti alla vecchia Casa del Combattente, uno dei quei bar col flipper e la Cimbali per i caffè. Anche chi è nato dopo si divertirà a leggere le pennellate di Banfi su chi ha fatto la storia del luogo che abita. Qualcuno di questi personaggi non c’è più, come la maestra della Bottelli (sì, lo sappiamo, tecnicamente si chiama scuola Gianni Rodari…) Bianca Aldanese, che sembrava immortale, magretta, elegante, vispa. O il Paolo, il suo nome è ormai inscindibile da quello della sua amatissima Katy, la moglie: insieme hanno preparato cibo e fatto caffè per generazioni di grechesi, che al Circolino, il bar sotto i portici della piazza, andavano a perdere tempo e a farsi coccolare. La sfida che forse Gianni Banfi ci propone è di crearne una anche noi che veniamo dopo, di mitopoiesi. L’unica maniera per farlo è imparare di nuovo a condividere esperienze, non chiudersi in casa a doppia mandata, creare iniziative che rafforzino l’appartenenza a un luogo. Cercasi altri Pierino, Luisìn, Bianca, Paolo e Katy, Pasqualina…

ARTICOLI CORRELATI

Articoli più letti

Numero 04-2025

Interviste recenti