Da qualche settimana mi capita di scoprire mia madre mentre fissa il gatto di casa, strizzare gli occhi e poi riaprirli, sempre con sguardo fisso verso di lui. Dopo qualche ammiccamento lei sbuffa e dichiara che non funziona, non le viene bene, come se stesse facendo con il gatto un gioco che si vince o si perde, ossia con un’unica possibile soluzione, che a lei però non riesce affatto. Così mi sono fatta spiegare da mamma cosa volesse dal mio gatto, cosa sarebbe dovuto accadere con tutto quello strizzare d’occhi misterioso.
Mi ha quindi raccontato di aver letto che i gatti “baciano con gli occhi” quando si fidano di qualcuno. E che per farsi baciare con gli occhi ci sarebbe una precisa tecnica da applicare, ma vuoi che la tecnica di mia madre è assai scarsa, vuoi che il mio gatto è un tipo algido e riservato, insomma il risultato massimo raggiunto è stato di fargli girare la testa dall’altra parte, se non quello di cambiare posto e allontanarsi.
Sù mamma, non rassegnarti. Il bacio degli occhi è un fenomeno chiamato propriamente slow blink, o bacio felino o ammiccamento lento, conosciuto da tempo ma validato scientificamente solo da pochi anni, grazie al lavoro di una squadra di psicologi dell’università del Sussex, poi pubblicato su una rivista di settore. I ricercatori hanno voluto verificare con metodo scientifico il ruolo che assume, nella comunicazione gatto-uomo, questo particolare movimento delle palpebre. In realtà l’azione di chiudere le palpebre lentamente è seduttiva oppure semplicemente positiva anche tra gli esseri umani.
Vi ricordate la studentessa di Indiana Jones che chiude lentamente gli occhi sul suo professore alla lavagna, e sulle palpebre chiuse porta la scritta “I love you”? Nei personaggi animati l’ammiccamento lento delle grandi palpebre disegnate ci fa sentire senza alcun dubbio che il personaggio sta trasmettendo un’emozione in qualche modo buona. Questa emozione generica dovrà essere decifrata ulteriormente dal contesto e dagli altri elementi, ma di sicuro l’ammiccamento lento trasmette positività anche se fatto da un personaggio irreale.
La sequenza dello slow blink felino coinvolge una serie di mezzi ammiccamenti seguiti dal prolungato socchiudersi delle palpebre o dalla completa chiusura dell’occhio. Il tutto mentre il gatto sta guardando il destinatario del suo messaggio speciale. Gli scienziati che hanno studiato il fenomeno hanno dimostrato che l’assottigliamento della fessura palpebrale avviene più frequentemente come risposta ad uno stesso stimolo effettuato da parte del proprietario. Cioè più il proprietario con la giusta tecnica dello sguardo stimolava il gatto, maggiore era la frequenza con cui il gatto guardava il proprietario e rispondeva con lo stesso ammiccamento lento.
In un secondo esperimento sono stati introdotti dei perfetti estranei, delle persone sconosciute all’animale. Alcuni di loro dovevano stimolare il gatto con lo slow blink, mentre altri dovevano mantenere uno sguardo neutrale. Bene: gli estranei che facevano l’occhiolino venivano avvicinati più frequentemente e più rapidamente dai gatti, rispetto a quelli che non avevano fatto nulla di particolare.
Sappiamo intuitivamente o per esperienza diretta che esiste una comunicazione interspecifica, per cui individui appartenenti a due specie diverse si possono capire, anche se sono distanti tra loro dal punto di vista evolutivo.
Capirsi è utile tra gli animali, anche tra animali diversi, perchè permette di prevedere le intenzioni degli altri. Ecco perchè esiste una sorta di linguaggio universale. Bene, lo slow blink è semplicemente una piccola parola di questo grande linguaggio, una parola che se detta bene (con la giusta tecnica e con un po’ di pazienza) consente ad una persona qualunque di comunicare con un gatto qualsiasi e dire: fidati pure di me. Questo è lo slow blink… davvero una bella parola.
Nicoletta Bevere
Medico Veterinario




