Essere positivi al Covid oggi non comporta più alcun obbligo di legge. Nessun tampone, nessun isolamento, niente mascherina. Anche in ospedale, se si risultasse positivi, non è previsto alcun obbligo d’isolamento e tanto meno di tampone a sanitari e famigliari in visita.
Tanto che i medici del FOCE (Federazione Oncologi, Cardiologi e Ematologi) per mezzo del portavoce professor Francesco Cognetti, interpellato dal Corriere della Sera, spiegano che si tratta di “Una lacuna molto grave, perché queste strutture sono frequentate da persone vulnerabili, che devono essere protette.
Non dimentichiamo che il Covid continua ad essere una malattia che, quando colpisce i più fragili, può portare anche alla morte e l’isolamento dei positivi preserva dal contagio le persone vulnerabili”. Quindi la mancanza di norme precise da parte del governo rispetto agli ospedali, non fa che lasciare un vuoto normativo pericoloso e andrebbero quindi “definite norme sull’esecuzione dei tamponi e sulla loro frequenza, al fine di isolare e monitorare i positivi ed adeguare l’organizzazione dei reparti in caso di progressivo aumento dei contagi”.
Anche se con il cambio di governo ormai il tema Covid è tramontato da notiziari o bollettini, il virus circola ancora: nella settimana dal 17 al 23 agosto (dati ripresi sempre dal Corriere della Sera) nel nostro Paese i casi sono stati 11.606, con un incremento del 96% rispetto alla settimana che va dal 10 al 16 agosto, con un tasso di positività in aumento di circa il 40%.
È vero che ora sappiamo come curare il virus e inoltre disponiamo di vaccini e farmaci, ma va considerata anche la situazione degli ospedali italiani, che sono ormai sotto pressione da anni e soffrono della mancanza cronica di personale, posti letto e, soprattutto, risorse economiche. Il frutto del depotenziamento della sanità pubblica in atto ormai da oltre dieci anni.
Tutto ciò si scarica sulle spalle dei più fragili, tanto che ogni settimana ci sono ancora almeno 50-60 persone che muoiono per le conseguenze dell’infezione.
Ricordiamo inoltre che, a differenza di un’influenza che raramente lascia strascichi e che in una persona sana dura solo qualche giorno, il Covid ha la brutta abitudine, anche in chi l’ha superato in modo asintomatico, di lasciare dietro di sé sintomi che possono trascinarsi anche per anni e che, nei casi più gravi, possono anche essere invalidanti, ovvero il Long Covid.
Quindi ricordiamoci di non prendere sottogamba anche quei sintomi che potrebbero confondersi con un semplice raffreddamento o un’influenza. Anche in persone giovani e apparentemente sane e con sintomi a volte difficili da classificare, il virus potrebbe aver causato più danni di quanto non sembri.
È una questione di civiltà, di rispetto per il prossimo, di protezione per le persone che ci sono care, dobbiamo imparare a liberarci da quella cultura stakanovista (e anche un po’ milanese) per la quale se si ha mal di testa, o mal di gola o anche solo un po’ di raffreddore, si prende una bella compressa e via a lavorare.
Da ottobre saranno disponibili nuovi vaccini, sia antinfluenzali che anti Covid-19, che potranno essere somministrati a tutta una serie di categorie a rischio come le persone di oltre 60 anni, gli ospiti delle strutture per lungodegenti, le donne in gravidanza, gli operatori sociosanitari e tutti quei soggetti ad elevata fragilità, con la priorità per gli over 80 in caso di scarsità di dosi. Naturalmente il vaccino, che questa volta avrà la validità di 12 mesi, è consigliato anche a tutti quelli che convivono o hanno contatti con persone anziane o fragili. È una semplice questione di civiltà e, se vogliamo, di democrazia.




