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Libri: consigli per la lettura

Andavamo alla Garzanti (pensando di fare la rivoluzione)

di Ferdy Scala

Si è svolta sabato 15 novembre presso il Museo del Design in piazza Compasso d’Oro la manifestazione di Bookcity dedicata al libro di Ferdy Scala e colleghi Andavamo alla Garzanti (pensando di fare la rivoluzione). La specificità del libro è la storia raccontata non più dai soliti storici dell’editoria, ma dagli stessi lavoratori con le loro bizzarrie, proteste, scioperi, e la descrizione del lavoro delle redazioni in chiave maccheronica.

Una storia, per metà autoironica, scritta dagli ex-dipendenti Garzanti, che nel ’68 s’illudevano di fare la rivoluzione, dentro e fuori la casa editrice, e per la seconda metà un amarcord nostalgico e spesso malinconico degli ex-dipendenti.

Durante la lavorazione s’è unito al gruppo anche Eduardo Garzanti, figlio dell’editore, e annoverato dai “rivoluzionari” come componente delle “guardiglie rosse” (più avanti troverete una spiegazione).

Lavoravamo in via della Spiga. Ai miei tempi, gli anni ’60, era un vero quartiere popolare. E tuttavia un quartiere del centro città, non della periferia. E questa differenza la sentivi nell’aria, la vedevi nei muri dei palazzi nobili, la scorgevi nel portamento elegante della gente che attraversava la strada. 

A quell’epoca gli addetti alle redazioni e al settore di produzione erano tantissimi, le stanze poche, ma lavoro tantissimo, perché il programma prevedeva una serie consistente di Garzantine e contemporaneamente la produzione di nuovi dizionari. Per non parlare della produzione scolastica, della varia, della narrativa ecc. Insomma, il lavoro alla Garzanti non mancava. 

Andavamo a lavorare con allegria, ma sulla spinta del movimento di protesta che si andava estendendo nel paese. Anche gli intellettuali di alcune case editrici cominciarono a elaborare piattaforme rivendicative per migliorare le condizioni di lavoro degli addetti.

Alla Garzanti esisteva il Contratto collettivo di lavoro delle case editrici, ma trovavamo anomala la divisione tra impiegati editoriali e gli operai grafici. Così cominciammo a chiedere l’unificazione dei contratti, rivendicazione che diede la spinta a gran parte dell’attività sindacale in Garzanti. Il nostro leader sindacale si chiamava Luciano Guardigli e in un’epoca in cui dilagava il maoismo delle guardie rosse, anche noi ci volemmo chiamare Guardiglie Rosse. Eravamo un’accolita poco disciplinata, scarruffata, tuttavia ci riuscivano bene i picchetti di sciopero e le occupazioni nelle aziende del centro storico. E quando, alla fine dei nostri cortei dovevamo terminare da qualche parte, si andava al Movimento Studentesco della Statale, mentre quelli della cellula del Pci andavano alla Camera del Lavoro.

I compagni più seri del Pci elaborarono una linea rigorosa riguardo ai contenuti dei libri di testo o delle Garzantine: si voleva partecipare al messaggio trasmesso ai lettori perché “qui non si fanno saponette”. L’Atlante Storico delle Garzantine fu rifatto nella parte riguardante la prima metà del ‘900, perché gli autori tedeschi avevano trascurato parecchi particolari riguardanti la seconda guerra mondiale.

Questo particolare rende l’idea di quanta attenzione mettessimo nelle opere che passavano per le nostre mani. Non eravamo lavativi. Ogni programma di lavoro veniva preso molto seriamente e le opere uscivano nei tempi programmati anche se non ci dispiaceva attaccare alla macchinetta del caffè qualche tazebao per tenerci aggiornati sulla situazione sindacale complessiva.


Tutto ciò che è importante sapere su alcol e salute

di Pietro Scardillo

L’autore di questa pubblicazione ha il merito di essere riuscito a realizzare un virtuoso compromesso tra il linguaggio divulgativo e i riferimenti scientifici basilari, tecnici e statistici con lo scopo di far capire e quindi di fare assumere al lettore la consapevolezza dei rischi collegati al consumo di bevande alcoliche. Il testo ha anche il pregio di esporre in modo organico una materia, di cui la gran parte delle persone ha nozioni parziali e superficiali, aiutando quindi ad una conoscenza più precisa sul rapporto bevande alcoliche – salute.

Alberto Frosi, autore del libro, è un medico specializzato in medicina interna, in igiene e medicina preventiva, ed ha come campo di interesse principale quello delle malattie del fegato. Oltre ad aver partecipato a prestigiosi master internazionali su temi del settore, ha sviluppato una lunga ed intensa esperienza, vissuta sul campo. Ha svolto, inoltre, molteplici attività di docenza verso medici, in particolare di medicina generale e ospedalieri, e infermieri.

I capitoli del testo trattano, in modo sintetico ed accessibile, le principali malattie correlate all’alcolismo, con approfondimenti particolari a quelle cardiovascolari e al cancro, fermo restando che il fegato è il principale bersaglio dell’alcol, il cui effetto più deleterio dovuto all’abuso è la cirrosi epatica. Molto interessanti sono le correlazioni descritte tra consumo di bevande alcoliche e una serie di fattori: l’uso di farmaci, il luogo di lavoro, lo stato di gravidanza, la guida dell’auto, il fumo. Proprio l’interazione con il fumo può determinare la riduzione drastica della durata della vita, in quanto per alcuni tipi di cancro l’alcol e il fumo di tabacco hanno un effetto sinergico negativo. Una preoccupante tendenza riguarda l’abnorme consumo di alcol da parte di un numero crescente di giovani, che si traduce in un aumento degli incidenti e in comportamenti spesso illegali. Sebbene la vendita sia vietata ai minori, lo “sballo” alcolico è in ascesa tra gli adolescenti, noto con l’anglicismo binge drinking. Per fortuna, grazie al movimento culturale e scientifico che si è sviluppato in Italia negli ultimi decenni, il consumo di bevande alcoliche pro capite è sensibilmente diminuito. Si sono sviluppati i servizi di prevenzione, cura e riabilitazione, che in precedenza non esistevano. A questo tema è dedicato l’interessante ultimo capitolo del libro, che indica le iniziative positive realizzate in questa direzione, tra cui segnalo il paragrafo relativo ai “Gruppi di autoaiuto”, che hanno avuto il grande merito di recuperare innumerevoli persone dedite patologicamente all’alcolismo.

Alberto Frosi
Bevande alcoliche e salute  
Tutto quello che è importante sapere

Effigi Edizioni, 2025, euro 18,00


El Dondina e le misteriose morti accidentali

di Marco Frosi

In questo nono capitolo dedicato alle indagini di Carlo Mazza, capo della squadra mobile nella Milano ottocentesca, Flavio Maestrini torna ad immergere i suoi lettori nella variopinta umanità che popolava la nostra città quasi due secoli fa. Incontriamo esponenti di ogni ceto e classe sociale, dallo strillone che vende per strada la Gazzetta di Milano fino ai ricchi borghesi e ai nobili un po’ decaduti, un presepe rumoroso ed agitato dalle tensioni patriottiche che miravano alla cacciata degli oppressori austriaci e dalle prime rivendicazioni operaie contro lo sfruttamento patronale. 

El Dondina, soprannome del Mazza derivato da una particolare zoppia dovuta a una malattia contratta in età infantile, svolge le sue investigazioni usando modalità non sempre ortodosse, dai contatti con informatori dalla fedina penale non limpida, agli interrogatori che portano a confessioni agevolate da tremende tirate d’orecchie. Il suo tono di voce, che passa con disinvoltura dal burbero al bonario è fortemente caratterizzato dall’uso del dialetto milanese, scritto come si pronuncia, per renderlo più comprensibile. Il suo concetto di giustizia non segue rigorosamente ciò che le leggi vigenti dichiarano, ma è mosso da un’etica personale che lo spinge ad essere da una parte spietato contro i malfattori che operano delitti e violenze, spesso tutelandosi con l’elevato status sociale, e dall’altra tollerante nei confronti di chi è costretto a delinquere da disgrazie personali. 

Il Dondina è coadiuvato da fedeli collaboratori, i poliziotti Ventura e Galletti, gode dell’amicizia dell’avvocato Mario Vigorelli, più semplicemente Vigo, a cui spesso confida i suoi dubbi durante incontri immancabilmente accompagnati dalla bevuta di un buon Fernet. Si dimostra grande estimatore dei piatti tipici della tradizione milanese consumati tra un sopralluogo e l’altro nelle tipiche osterie dell’epoca. Non a caso la sua storica fidanzata, la Lella, è proprietaria di un Trani, locanda che deriva il suo nome dal vino pugliese, in cui egli si rifugia per rimediare ottime cene concluse dal “dolce” servito nel letto della sua amata. 

Un po’ Maigret, un po’ Bud Spencer, il Dondina è un personaggio che cattura il cuore dei lettori coinvolgendoli nelle intricate vicende che si intrecciano e si dipanano poco alla volta dietro l’abile regia del Maestrini, profondo conoscitore dell’animo umano e delle origini della lingua milanese come mostrano le gustose digressioni presenti all’interno della copertina dei suoi romanzi.

Flavio Maestrini
El Dondina e le misteriose morte accidentali
Bellavite Editore, 2025, euro 16,00

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Numero 04-2025

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