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martedì, 26 Settembre 2023
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La multietnica San Giovanni Crisostomo

La chiesa è stata protagonista di memorabili interventi sociali nella zona di via Padova.

Di via Padova abbiamo già scritto sulla chiesa di San Giuseppe dei Morenti, una chiesa che – per i tempi in cui fu costruita e inaugurata – era considerata il “Duomo di Milano”, data la sua mole non dissociata da una certa maestosità del contesto. Poi abbiamo trattato di quel gioiellino d’arte cristiana ch’è la chiesa di San Basilio nascosta in via Magistretti: tanto minuscola fra i palazzoni di via Ponte Nuovo quanto elegante nelle sue forme d’arte, volute dal grande architetto padre Costantino Ruggeri.

Oggi trattiamo di San Giovanni Crisostomo, anch’essa come San Basilio nata da un progetto ideato dal parroco di San Giuseppe dei Morenti, don Giuseppe Del Corno.

Fin dal 1947 infatti don Giuseppe si preoccupava di inviare in Curia progetti di nuove sistemazioni di quel territorio vastissimo che va dal Naviglio Martesana al Parco Lambro, fuori del rialzato ferroviario; un territorio cui non potevano sopperire le uniche due chiese presenti, l’antica chiesa di Santa Maria Rossa o la nuova chiesa di San Giuseppe dei Morenti.

Con l’attuazione della grande via Palmanova, egli consigliò di provvedere ad acquistare i terreni per le nuove chiese, da cui sarebbero nate successivamente la chiesa di San Giovanni Crisostomo, appunto, San Basilio in via Magistretti, San Leone Magno in piazza Udine, San Gerolamo Emiliani a Cimiano, Sant’Ignazio in via Feltre ecc.

Nonostante la chiesa di San Giovanni Crisostomo non facesse parte del piano delle 22 chiese progettate dall’arcivescovo Montini a Milano per ricordare i 22 Concilii ecumenici della storia della Chiesa Cattolica, tuttavia è stata fra le chiese più richieste da don Giuseppe cui volentieri ha concesso una parte del proprio territorio di competenza.

Infatti per soccorrere spiritualmente i tanti immigrati giunti in via Padova nei primi decenni del ‘900, proprio in via Cambini 10 la Curia prese in affitto dal Comune un’area di 5.500 mq, sulla quale nel 1956 costruì una capanna come cappella provvisoria, con 300 posti di capienza, in attesa della realizzazione della nuova chiesa. Le liturgie domenicali le officiava don Peppino Proserpio che, pur radunando attorno a sé la gente del quartiere solo per le celebrazioni eucaristiche, cominciò in tal modo a porre le basi della futura comunità parrocchiale. Il primo parroco fu il brianzolo don Enrico Molteni, il quale molto coraggiosamente accettò di fare messa in una baracca, in un quartiere tutto in costruzione. Egli abitava accanto alla baracca, in via Padova 95. E da lì cominciò a raccogliere i primi parrocchiani.

Nel 1963 i due progettisti, l’architetto Gian Paolo Bettoni e l’ingegner Giuseppe Calcagni, stesero il progetto del complesso, dando inizio ai lavori della casa parrocchiale. Nel 1965 il cardinale Colombo benedisse la prima pietra della chiesa e il 28 maggio 1966 monsignor Milani, benedicendo la chiesa, vi celebrò la prima Messa.

Il 13 dicembre 1975 venne consacrata dall’Arcivescovo cardinal Giovanni Colombo. Ma il terreno su cui tuttora sorge la chiesa, in quegli anni apparteneva all’Esercito Italiano; la Curia nel 1960 ne chiese la disponibilità con una lettera al Ministro della Difesa, onorevole Giulio Andreotti, che la concesse.

Stile architettonico

L’esterno della chiesa è dato da un porticato che la circonda lungo il lato destro. Dal sito apprendiamo che la forma complessiva è ellittica, con la “volta a carena di nave rovesciata”. I materiali impiegati sono il mattone e il cemento armato, soprattutto per “i grandi pilastri e le travi che sostengono le pareti e gli archi della volta”, e “la parete ricurva, suddivisa in cinque spazi, che abbraccia il presbiterio e funge da abside”. All’interno, ammirevoli sono le vetrate artistiche eseguite nel 1982 dalla Scuola d’Arte “Beato Angelico” di Milano, che propongono simbolicamente i momenti più importanti della Storia della Salvezza: sulla parete di sinistra sono sviluppati episodi dell’Antico Testamento, sulla parete di destra quelli riguardanti il Nuovo Testamento; sopra l’ingresso principale “è raffigurata la Gerusalemme Celeste”.

Episodi storici

Lungo la storia di questa chiesa divenuta “multietnica”, come tutta via Padova, forse per vocazione forse perché inserita in un contesto cittadino particolare, ho assistito ad alcuni episodi degni di rimanere negli atti, alcuni dei quali desidero descriverli qui di seguito.

Cento roulotte

Nel 1991 accadde un fenomeno inedito e drammatico: in via Palmanova, poco prima del ponte della ferrovia, si era andato formando quasi all’improvviso un nucleo di un centinaio di roulotte, abitate da extracomunitari disoccupati, che vivevano con mezzi di fortuna, senza servizi igienici, senza riscaldamento.

La Caritas della Parrocchia di San Giovanni Crisostomo portò servizi igienici autopulenti, ma non furono sufficienti. Il Comune cercò invano soluzioni abitative. Alla fine venne istituito un Centro di prima accoglienza in via Corelli, ma circa 200 persone si sparpagliarono per i giardinetti di via Padova in cerca di un rifugio. Una trentina si riparò sotto il ponte del Naviglio Martesana in via Ponte Nuovo.

Un centinaio venne ospitato per parecchi giorni dalla parrocchia di San Giovanni Crisostomo. Il parroco, don Gregorio Valerio, assistette per parecchie settimane nell’Oratorio decine di famiglie con figli piccoli fino a che il Comune, in collaborazione con la Pastorale Migranti della Curia, non trovò una soluzione abitativa per ciascuna di esse.

La messa delle genti

Nel 2014 il parroco era don Massimiliano Colleoni, che aveva abbracciato in tutta la sua essenza la pastorale missionaria di don Piero Cecchi, ritiratosi da un paio d’anni. Nella giornata della Pentecoste, il 17 maggio 2014, la parrocchia aveva organizzato, alla presenza dell’arcivescovo, cardinal Angelo Scola, una santa messa speciale, la Messa delle genti, cui aveva invitato tutti gli abitanti di via Padova comprese le tante etnie presenti nel territorio.

Erano i giorni in cui la zona era coinvolta nella Festa annuale di via Padova, che aveva uno motto: “Via Padova è meglio di Milano”. Una frase che lo stesso arcivescovo – di fronte a quella popolazione vestita di mille colori – si sentì di ripetere, concludendo “Dio non fa eccezione di persone”, portato dall’entusiasmo della presenza di una umanità che festeggiava unita, felice e contenta.

L’orto di via padova

Con l’andare degli anni la zona dietro il Deposito Autobus ATM di Molino Nuovo era diventata una discarica a cielo aperto. Nel 2014 ci volle tutta la pazienza e determinazione di un gruppo di volontari di Legambiente, guidati da Franco Beccari, per trasformare quel ghetto dimenticato dagli uomini, “nascosto nella boscaglia e ideale per traffici illeciti”, in un orto pulito, ordinato e fertile. L’iniziativa piacque al parroco di San Giovanni Crisostomo, che vide in questa azione collettiva la difesa del Creato propugnata più tardi da papa Francesco nell’enciclica “Laudato Sì”, e invitò il laico Franco Beccari ad andare alla messa domenicale per spiegare ai fedeli il senso della loro fatica.

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Numero 03-2023

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