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La forza motrice della scuola

Savina Cellamare, Ricercatrice invalsi – Responsabile di Invalsiopen

Lo scorso luglio si è svolto l’appuntamento annuale per la presentazione dei primi risultati relativi alla Rilevazione INVALSI. Anche per il 2025 i dati hanno messo in evidenza aspetti di grande complessità della nostra scuola, con luci e ombre sia sugli apprendimenti che i nostri ragazzi conseguono sia sulle opportunità di apprendimento che la scuola garantisce a ciascuno di loro. La qualità dell’istruzione e della formazione che il sistema scolastico nazionale è in grado di garantire alla propria popolazione ha infatti un ruolo notevole nel modificare le prospettive di crescita e di sviluppo del Paese e i dati INVALSI 2025 ci mostrano una realtà incoraggiante: la nostra scuola si pone di fronte alla complessità sociale che caratterizza questo tempo con una dinamicità che, sia pure in misure diverse, è però presente in tutte le aree geografiche. 

Un segno chiaro e importante di questo andamento è certamente evidente nella riduzione del numero di abbandoni scolastici (ELET) che si registra quest’anno, un risultato a lungo perseguito dalla nostra scuola.

I dati, rilevati oggettivamente, mostrano un calo rilevante dei ragazzi che lasciano il percorso di studi prima di averlo completato, confluendo purtroppo spesso in percorsi di vita disfunzionali. Questa riduzione denota un fenomeno estremamente importante, poiché significa che la quota di popolazione che raggiunge il diploma sta aumentando, con evidenti ricadute positive non solo sugli apprendimenti ma anche a più ampio livello sociale. Una maggiore efficacia nel portare gli allievi al traguardo del diploma indica la capacità crescente della scuola di accogliere le fragilità di una popolazione studentesca che in passato sarebbe stata per questo a più alto rischio di esclusione. 

Il permanere all’interno del percorso formativo di giovani che presentano caratteristiche di fragilità rende tuttavia più complessa la popolazione studentesca; ciò sollecita la scuola stessa, la ricerca educativa, le forze politiche e sociali ad aprire altre piste di riflessione e pone esigenze di azione per la cui individuazione la disponibilità di dati oggettivi è strumento prezioso.

Una prima evidenza di tale necessità è messa in luce dall’aumento della dispersione implicita, cioè del numero di allieve e allievi con esiti di apprendimento più bassi di quelli attesi per il loro livello di scolarità. 

Questa trasformazione certamente ci interroga e ci pone la sfida di adottare strategie che consentano di accogliere una quota di coloro che prima abbandonavano la scuola e che ora la frequentano senza che questo si rifletta sui risultati degli altri studenti e delle altre studentesse. Ciò significa che si pone un problema di competenze da migliorare, con interventi che agiscano a fondo nella vita scolastica, tenendo conto delle caratteristiche granulari che queste hanno nei singoli territori, una possibilità che i dati delle Rilevazioni nazionali mettono a disposizione ogni anno da molti anni con crescente chiarezza. 

I divari che indubbiamente si registrano tra i risultati conseguiti nei diversi territori, l’andamento longitudinale degli esiti di apprendimento, le comparazioni tra le Rilevazioni non devono indurre al pessimismo. 

A partire da queste evidenze si possono invece definire direttrici da percorrere per assolvere all’impegno di innovare proprio del processo di educazione-formazione-istruzione, accogliendo le sfide del presente in una prospettiva aperta al futuro, attenta alla qualità dell’insegnamento, alla formazione del personale, alla cooperazione tra attori sociali diversi, per costruire un’offerta formativa sempre più ricca e interessante, equa e inclusiva. Una strategia possibile per muoversi con successo in questa direzione è cogliere e rafforzare le competenze educativo-formative che sempre più dimostrano il loro peso nei processi di apprendimento e sugli esiti che ne conseguono, come le competenze digitali. I risultati positivi riportati in questo ambito dal campione di studenti del secondo anno di scuola secondaria di secondo grado sono sicuramente interessanti per apprezzare la capacità crescente della nostra scuola di promuovere competenze chiave per la cittadinanza digitale, fondamentali per lo sviluppo personale e collettivo.

Monitorare con continuità e precisione gli apprendimenti e le fragilità degli studenti è essenziale per un sistema scolastico. Senza dati puntuali e capillari sarebbe impossibile individuare tempestivamente i segnali della dispersione implicita e attivare interventi mirati ed efficaci. Conoscere bene il problema è il primo passo per affrontarlo con strumenti adeguati. Questa ultima Rilevazione INVALSI ha mostrato con particolare evidenza quanto cammino abbia percorso in questo senso il nostro sistema formativo e i risultati stessi sono un augurio per l’anno scolastico ormai alle porte. 

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Numero 04-2025

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