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FOTO T. Officina i Facilitatori 

Atelier di arteterapia per bambine e bambini

...mappe, cartoline e istantanee di viaggio

di Giulia Vanzi

Quando si ritorna da un viaggio occorre un tempo di riordino: bagagli, oggetti, souvenir, fotografie e ricordi, emozioni… qualcosa diverrà memorabile, qualcosa andrà buttato, qualcosa rappresenterà un apprendimento utile per le prossime partenze. Per certi aspetti, pur essendo appena tornati da un’avventura inaspettata è come se stessimo nuovamente ripartendo: non conosciamo con certezza itinerario e meta, non è chiaro quanto tempo resteremo lontani dalla quotidianità. Possiamo prepararci e organizzare strumenti e risorse, costruirne di nuovi e adattarne alcuni già in nostro possesso. Occorrono comprensione, creatività e memoria.

Le bambine e I bambini hanno compreso ciò che sta accadendo, hanno pensieri ed emozioni che non sempre trovano possibilità di espressione in un tempo che, inizialmente dilatato e rallentato, sta a poco a poco divenendo stretto e veloce nella spinta della ripartenza. L’esperienza di questa periodo, i vissuti e le mancanze (soprattutto relazionali e comunicative) rappresentano un bagaglio personale che, se sigillato e messo in soffitta, si coprirà di polvere e ragnatele con il rischio di andare ad abitare un angolo buio del quale aver paura, ma non sarà dimenticato: occorre anzitutto essere consapevoli della sua presenza in modo costruttivo, questo bagaglio va con delicatezza e con precauzione spolverato, il suo contenuto, se e quando possibile, deve poter prendere aria e luce: solo così potrà essere memoria e non vuoto, divenendo, con un certo ottimismo, anche risorsa. Per fare ciò c’è bisogno di presenza e di un contenitore in grado di accogliere e di tenere ciò che va tenuto e di far fluire ciò che va lasciato, di relazione e di comunicazione (non necessariamente verbale), di ascolto senza giudizio: funzioni che rientrano tra le competenze genitoriali ma che possono oggi necessitare di figure altre sia perché i genitori condividono la stessa situazione di emergenza, sia perché la situazione è appunto quella di un’emergenza.

Da qui l’intenzione di dare vita a un percorso di arteterapia pensato per piccoli gruppi di bambine e bambini, un gioco-avventura con l’obiettivo principale di creare occasione d’incontro e scambio lontano dalla prestazione e indirizzato alla libera partecipazione, dove il processo creativo di ognuno possa, con gli opportuni stimoli, organizzare e dare forma a emozioni e stati d’animo scoprendo la possibilità di ri-vedersi e ri-conoscersi attraverso la condivisione con l’arteterapeuta e con il gruppo, valorizzando le peculiarità espressive di ognuno e percorrendo la strada complessa ma possibile del dare un nome al come stiamo.

Sarà possibile attivare il percorso di gruppo non appena si raggiungerà un numero minimo di 3 partecipanti fino a un massimo di 6; sarà possibile attivare più percorsi in caso di adesioni superiori. Vi sarà la possibilità di organizzare anche incontri individuali. Per coerenza con la proposta e autonomia nella gestione degli incontri (non si prevede la compresenza dell’adulto di riferimento durante l’attività) la proposta è rivolta ai bambini di quarta e quinta elementare e delle medie. Tuttavia si rimane a disposizione per poter realizzare nuovi percorsi dedicati ad altre fasce d’età.

Utilizzeremo materiale di facile reperimento con caratteristiche fisiche e sensoriali specifiche, una piattaforma gratuita e accessibile su cui ci incontreremo settimanalmente e, soprattutto, la nostra parte creativa, allenandoci a portarla nelle cose che facciamo ogni giorno.

Il percorso vuole essere un’iniziativa pensata per contribuire al ritrovamento delle nostre bambine e dei nostri bambini, per certi aspetti quasi scomparsi in questi mesi: il prodotto del percorso, che si tratti di relazione e dialogo o di materiale tangibile come opere e composizioni, rappresenterà un prezioso tesoro che potrà così divenire memoria condivisa, visibile e narrabile. E, magari, potrà anche appropriarsi di spazi della città in un momento storico in cui i termini sconfinare e diffondersi possono non riferirsi esclusivamente alla pandemia ma rappresentare l’orizzonte a cui tendere.

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