Le due pentole / 2

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"Non si lascia

la pentola di coccio

per quella luccicante"

 

Proverbio Camerunese

Immagine di vita sociale

 

di Angelo Inzoli

 

(segue)

La telenovela di Jo Baba e Beyo che abbiamo raccontato nella prima parte è la cornice esistenziale di un detto che nasce, come molti, nell’incontro sempre conflittuale tra la tradizione dei popoli e la modernità occidentale. Mi spiego. La colonizzazione degli spiriti africani fu portata avanti in un primo momento non con gli eserciti e l’imposizione militare ma attraverso la commercializzazione di “novità”, dette appunto “moderne”, che si presentavano al pubblico indigeno con la promessa di un mondo migliore di quanto la tradizione avesse loro fino ad allora apparecchiato. Questo sistematico rimpiazzamento avvenne con tutto. Prima con i beni e le infrastrutture immateriali dei popoli come la lingua, la religione, la selezione delle classi di governo, le regole sociali; successivamente con i beni materiali: gli abiti, i mezzi di trasporto, gli strumenti di lavorazione della terra e infine … persino con le pentole.

Nel caso delle pentole certo non si organizzavano festose gite fuori porta che terminavano vendendo ai presenti delle batterie di pentole luccicanti! In Africa, in un’epoca per lo più rurale, le pentole arrivavano più modestamente trasportate da venditori ambulanti che, come missionari del mondo nuovo, di villaggio in villaggio portavano il progresso: pentole belle, luccicanti, che promettevano di cuocere tutto da sole. I nuovi manufatti avevano l’ambizione di rimpiazzare quelli in coccio o ghisa, entrambe pesanti da maneggiare per le donne dei villaggi. La promessa di una minor fatica era una ragione sufficientemente convincente per chi, nel caldo, ogni giorno doveva sobbarcarsi la dura corvè del nutrire la famiglia. Le prime donne che cedettero alle lusinghe furono quelle che diedero origine al proverbio: le nuove pentole di alluminio, infatti, di solito mal si conciliavano con le necessità di cucina del mondo rurale, del fuoco a legna, delle lunghe cotture…bastava poco per vedere le pentole luccicanti della modernità bucarsi e essere gettate in un angolo a favore di un ritorno alle tradizionali pentole di coccio o di ghisa più difficili da maneggiare ma più adeguate. Alla fine la storia di queste pentole luccicanti diventò ben presto un insegnamento alla prudenza, a non abbracciare troppo facilmente i nuovi prodotti e i nuovi valori della modernità, ma a ponderare e verificare attentamente ogni novità che bussasse alla porta di casa.

Il passaggio dalle pentole alle persone fu rapido e immediato. La modernità infatti aveva comunque cambiato anche la figura e il ruolo sia dell’uomo che, soprattutto, della donna. Così accanto alla tradizionale donna (ma potremmo fare il medesimo discorso per gli uomini …) del villaggio circolavano altre figure più emancipate: le donne delle città. Queste nuove tipe moderne sfoggiavano una emancipazione dal tradizionale ed ostentavano i valori moderni come il pavone esibisce la sua coda davanti a delle semplici galline. Restava il problema della loro affidabilità.

L’identificazione tra la pentola e la donna, comunque, non aveva tanto il significato di ridurre la donna alla sola cura della casa. La pentola nella simbologia africana è un simbolo di contenimento e dunque di fertilità: spesso la donna nelle trasposizioni artistiche, viene rappresentata con la brocca o il secchio in testa. La pentola è il luogo della cottura, della trasformazione, della interiorità che prepara i buoni cibi, cioè le buone parole. In questo senso l’invito a restare fedeli al vecchio pentolame, è un invito a ricordare che non è la bellezza della pentola che fa il cibo, ma quello che ci metti dentro, come lo prepari, chi lo prepara e come la pentola sa gestire tutto questo processo. Essere troppo attirati dalla novità è rischioso e Jo Baba lo ha forse capito. Di certo dopo Bingo.

In conclusione possiamo dunque affermare che ogni essere umano è come una pentola che cucina. Alcune, quelle in coccio, trattenendo bene il calore, possono sostenere cotture prolungate, per cibi elaborati, di qualità. Altre, come quelle in alluminio, sono funzionali ai Cordon-Bleu da supermercato: adatte per cibi rapidi e di bassa qualità. La modernità con la sua velocità e le sue esigenze poco lascia al tempo della lunga decantazione, della bollitura lenta, delle marinature prelibate e ricche di sapori contrastanti. La modernità è come la panatura dei fast-food che rende buono perfino il pesce, semplicemente perché non c’è più differenza tra lui, la carne e persine un legume: è il trionfo dei kili in eccesso e del grasso saturo, del pensiero standard, corto e ripetuto. Ecco dunque il messaggio di prudenza che questo proverbio – chiaramente conservatore – contiene.

A noi, che pure la vita ci spinge sempre in avanti la scelta, sapendo bene che nella realtà nulla e nessuno è mai solo di coccio o solo d’alluminio.            

 

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