La spada

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batt di eraclio e cosroe 1455"Chi di spada ferisce,

di spada perisce"

Proverbio biblico

Vangelo di Matteo capitolo 26

Immagine militare

 

di Angelo Inzoli

 

L'origine di questo detto si trova nella narrazione degli ultimi giorni di vita di Gesù di Nazareth secondo l'evangelista Matteo. Siamo a Gerusalemme, presso un uliveto detto Getzemani. E' notte fonda. Si sta consumando il tradimento di uno dei 12 discepoli del Profeta di Galilea, Giuda: è lui che ha rivelato ai capi dei sacerdoti, ormai decisi a togliere di mezzo il Maestro Gesù, che proprio lì avrebbero potuto arrestarlo, lontano dagli occhi della folla. Giuda arriva al podere con un drappello di guardie armate, e con un bacio indica loro quale dei presenti è il ricercato. Mentre la soldataglia mette le mani addosso a Gesù, i discepoli del maestro reagiscono. Uno di loro estrae una spada e colpisce uno degli avventori staccandogli un orecchio. A questo punto Gesù, invece di apprezzare l'iniziativa dei suoi, la blocca dicendo: "…tutti quelli che metteranno mano alla spada moriranno di spada!". La spada, che è stata l'arma per eccellenza dalla scoperta del bronzo (4500 a.C.) e lo sarà sino all'introduzione delle armi da fuoco nel XVI secolo d.C., diventa qui il simbolo della violenza.

Se questo è il contesto in cui nasce il proverbio, ci sono due elementi che dobbiamo considerare attentamente per comprenderne appieno il significato. E' chiaro che nelle parole di Gesù di Nazareth troviamo una sconfessione solenne - e per secoli e secoli rimasta inascoltata anche in seno alla cristianità - dell'uso della violenza. Gesù ferma i discepoli che vogliono battersi per lui. Dice loro nella frase successiva: "Credi che il Padre mio non possa mettermi a disposizione più di 12 legioni di Angeli?". Come a dire: non rifiuto la violenza perché sono debole; è nel non reagire che io manifesto la mia forza. La violenza non è mai una soluzione! Ci vorranno duemila anni perché un uomo - nemmeno cristiano - espliciti il valore universale di questo messaggio. Sarà infatti il Mahatma Gandhi, nella prima metà del XIX secolo a dire che “la non-violenza è la più grande forza a disposizione dell'umanità. È più potente della più potente arma di distruzione che l'ingegno dell'uomo abbia mai escogitato". Perché in essa abita "l'energia della divinità dentro di noi".

Ma c'è un secondo elemento che approfondisce e spiega il senso di questo "no" alla violenza - qualunque possa essere la sua giustificazione. Nel testo c'è come una sproporzione tra le due parti dell'enunciato. Non dice: "chi ferisce - sarà ferito"; ma: " chi ferisce - sarà ucciso!". E' come dire: la violenza contiene un potere distruttivo difficilmente controllabile e che, alla fine, travolge chi la genera e la esercita. Se la lasciamo entrare in casa nostra, nelle situazioni che stiamo vivendo, anche solo come ospite provvisorio, alla fine prenderà il sopravvento!

Facciamo un esempio che fa onore a noi italiani. Se c'è un contesto in cui la violenza è stata spesso utilizzata come legittima è proprio quello della giustizia penale in cui, per secoli, ha prevalso una visione punitiva. Nel XVIII secolo, Cesare Beccaria decide che è giunta l'ora di gettare la violenza fuori dalla "casa" della giustizia! Nel suo Dei delitti e delle pene (1764) scrive:" i paesi e i tempi dei più atroci supplizi furono sempre quelli delle più sanguinose e inumane azioni, poiché il medesimo spirito di ferocia che guidava la mano del legislatore, reggeva quella del parricida e del sicario" (cap. 27).   Da qui la necessità "illuminata" di un cambiamento epocale: superare l'idea della pena come forma di violenza di uno o molti contro un privato cittadino, perché il più grande freno ai delitti non è mai la crudeltà della sanzione quanto una "pena pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata ai delitti, dettata dalle leggi" (cap. 47).

Ecco allora il messaggio del proverbio: fai attenzione a non credere che la violenza sia necessaria, gettala via da te, con la forza che opporsi al male richiede, e la vita non ti abbandonerà nemmeno nell'ora più buia!

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