12.7 C
Milano
domenica, 2 Ottobre 2022
HomeVarieIl futuro dell’Italia reso problematico dalla bassissima natalità

Il futuro dell’Italia reso problematico dalla bassissima natalità

di Roberta Osculati


Si è recentemente svolta a Roma la seconda edizione degli Stati generali della Natalità, un tema che unisce tutto il Paese, dal momento che l’Italia registra il tasso di figli per donna più basso in Europa.

L’analisi delle criticità e delle conseguenze dell’inverno demografico restituisce una grande tristezza: secondo i dati Istat nel 2050 il rapporto tra lavoratori e pensionati sarà 1:1 con la prospettiva di avere 5 milioni di italiani in meno. Papa Francesco la chiama «una povertà generativa» e gli fa eco il presidente Mattarella sottolineando che «la accentuata diminuzione della natalità rappresenta uno degli aspetti più preoccupanti delle dinamiche sociali contemporanee ».

La politica deve avere il coraggio di alzare lo sguardo, perché ha la responsabilità di pensare seriamente al futuro del Paese.

Qualcosa si sta facendo: in questa prima parte dell’anno è stato introdotto l’Assegno unico e universale per ogni figlio fino a 21 anni e sono stati approvati due schemi di decreto legislativo per favorire maggior equilibrio tra attività professionale e vita familiare. Le novità che interessano le famiglie italiane riguardano il congedo di paternità obbligatorio di 10 giorni lavorativi, l’aumento del diritto al congedo del genitore solo, l’estensione dell’indennità di maternità alle lavoratrici autonome e libere professioniste, la priorità a chi ha figli fino a 12 anni o ai caregivers per la richiesta di lavoro agile.

Tutto ciò punta a dare credito al progetto di fare famiglia e a promuovere il miglioramento della conciliazione tra i tempi della vita lavorativa e quelli dedicati alla vita familiare per tutti i lavoratori che abbiano compiti di cura, in qualità di genitori e/o prestatori di assistenza, al fine di conseguire una più equa condivisione delle responsabilità tra uomini e donne e promuovere un’effettiva parità di genere, sia in ambito lavorativo che familiare.

Un tentativo di archiviare la concezione patriarcale della famiglia e di dare ragione a decenni di battaglie femministe è anche la decisione della Consulta di dichiarare illegittima l’attribuzione automatica del cognome paterno ai figli: d’ora in avanti ai neonati si potrà assegnare il cognome di entrambi i genitori o anche solo quello della madre. Decisione che attende però ancora di essere “regolata” da un atto specifico di Camera e Senato.

Ma credo che tutto ciò ancora non basti e non sia sufficiente a innescare un cambio culturale rispetto alla priorità dei valori in gioco e dare sufficienti segnali di fiducia alle famiglie. Il tema della casa per le giovani coppie, la stabilità di un lavoro, la fatica nella gestione dei figli, la necessità di accudire genitori anziani… sono tutti temi in capo alla politica.

Perciò serve non rassegnarsi, ma lavorare unendo forze e idee, perché questa non è una battaglia ideologica o di parte, bensì la chiave per assicurare un futuro sostenibile e di sviluppo al nostro Paese.

Si può fare e va fatto!

ARTICOLI CORRELATI

Articoli più letti

Numero 03-2022

Interviste recenti