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Il coro degli Amici del Loggione della Scala

L’Associazione Amici del Loggione del Teatro alla Scala compie quest’anno 50 anni. La sua attività è finalizzata a promuovere e sviluppare l’interesse per la musica e il teatro lirico, in particolare per La Scala, coinvolgendo direttori d’orchestra, cantanti lirici, musicisti e musicologi per avvicinare i cittadini alla musica lirica, con grande attenzione ai giovani e organizzando manifestazioni e mostre tematiche.

Il coro, che compie 31 anni, è nato da una proposta di un gruppo di associati, che desideravano di poter vivere l’esperienza musicale in prima persona, cimentandosi con un repertorio soprattutto operistico. Per conoscere da vicino questa realtà abbiamo incontrato il maestro Filippo Dadone, direttore del coro e la dottoressa Danila Fumagalli, responsabile dell’organizzazione del coro e cantante lei stessa, nella sede dell’associazione in via Silvio Pellico 6, dove la spaziosa sala prove si affaccia sulla Galleria Vittorio Emanuele, luogo ideale per sottolineare la milanesità di questa organizzazione. 

Il Maestro Dadone è di origine lecchese. Quando si è trasferito a Milano è andato a vivere in zona 2, a Turro, che ci racconta di aver da subito apprezzato in quanto zona viva e vitale, con aree verdi e con la possibilità di muoversi in bicicletta. In Zona 2 vive anche la segretaria generale, Pierangela Abis, motore dell’associazione, fondatrice del coro e anche corista.

Maestro, quando si è reso conto della sua propensione per la musica e, in particolare, per la direzione di un coro?

Ho un ricordo che, credo, non mi lascerà mai. Ho ancora viva la percezione dell’emozione che mi suscitò l’ascolto di un coro polifonico, quando ero ancora piccolissimo in braccio a mia madre. E ricordo anche i canti che facevano. Ho studiato musica per tutta l’adolescenza con professori del Conservatorio ma, quando si è trattato di decidere il mio futuro, nella consapevolezza che non era facile vivere di musica e pur continuando a studiare musica, non mi sono iscritto al Conservatorio ma ho optato per la facoltà di Ingegneria, seguendo una tradizione di famiglia. Sono ingegnere idraulico e svolgo la mia attività in Regione Lombardia occupandomi di ambiente e territorio. Ho comunque continuato a coltivare la mia passione per i cori e infatti, appena arrivato a Pavia per gli studi universitari, ho fondato il coro del Collegio Ghislieri.

Dottoressa Fumagalli, tra i suoi compiti c’è la responsabilità dellorganizzazione del coro: come reclutate i coristi e quali caratteristiche devono avere?

Nel coro entrano solo soci dell’associazione ai quali è richiesto di sottoporsi a una prima audizione col maestro; se la superano vengono trattenuti per tre mesi, trascorsi i quali ci sarà una seconda audizione per la decisione di ammissione. Il maestro supporta il coro registrando tutte le parti, il che non pone l’obbligo di conoscere la musica. C’è poi il momento delle prove serali settimanali, che costituisce un impegno importante soprattutto per chi non vive a Milano: Nuccia Iodice viene da Pavia e la più lontana, l’avvocato Maria Elena Iafolla, vive a Torino. La passione, però, è tanto forte da far superare i disagi. Il coro è composto da 60 elementi. In questo momento stiamo cercando tenori, le voci maschili più acute, che attualmente scarseggiano. Per trovarli utilizziamo i social, il passaparola e ogni mezzo per diffondere questa nostra esigenza.

I concerti?

Siamo un gruppo amatoriale e andiamo dove ci viene richiesto. Il nostro repertorio è sia sacro sia lirico. Di solito cantiamo per beneficienza. Lo scorso anno abbiamo fatto 13 concerti, non solo in teatri o chiese ma anche in siti immersi nella natura, come a Courmayeur – eravamo in una grande pineta – o al Monte Bisbino, dove è stato intitolato un faggio a un finanziere che durante la guerra aveva aiutato degli ebrei a fuggire in Svizzera da quel monte e per questo era poi stato fucilato. 

Maestro, che tipo di musica in luoghi così isolati?

Abbiamo svolto un programma di brani lirici con a tema gli alberi e le foreste, accompagnati da un quintetto di “legni”, strumenti a fiato facilmente trasportabili in qualunque ambiente, con brani suggestivi, impattanti.

Quale stimolo può spingere una persona ad inserirsi in un coro?

Cantare in coro vuol dire sentirsi armonicamente all’interno di un gruppo, è una azione espressiva potente che dà adrenalina, senza avere l’inconveniente del panico della persona sola di fronte al pubblico. La voce è uno strumento intimo, la vibrazione è qualcosa di molto fisico. Occorrerebbe provare almeno una volta nella vita. Il costante controllo della respirazione, l’emissione del suono, la vibrazione, il sentire la nota che si canta che si combina armonicamente con le altre, tutto ciò crea una fortissima emozione. Questo aspetto fisico è molto vicino alle discipline della meditazione e produce effetti benefici importanti sul fisico e sulla psiche.

Per chiudere, dottoressa Fumagalli, quali sono gli eventi del 2023?

• Il 6 ottobre saremo a Lecco, chiamati dal Comune, per le celebrazioni dei 150 dalla morte di Alessandro Manzoni, con il Requiem di Verdi;

• Il 29 ottobre al Teatro Dal Verme di Milano con la Traviata di Verdi, commissionata dalla Fondazione di Radioterapia oncologica di Agliana (Pistoia);

• Il 18 novembre, per chiudere le celebrazioni del 50mo anniversario della nostra associazione, saremo all’Auditorium di Largo Mahler con l’Orchestra Sinfonica. Il repertorio prevede pezzi lirici, operette, musiche da film, musical e brani di Morricone. 

Il nostro Paese è universalmente noto per essere la patria della lirica; la sua diffusione è una operazione culturale che l’associazione e il suo coro svolgono con grande impegno e passione.

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