di Roldano Radaelli
Fab-lab diffusi come le biblioteche di quartiere, spazi per i laboratori garantiti anche nei progetti di rigenerazione urbana, centri di incontro e scambio tra maestri artigiani e giovani, festival del Made in Italy con laboratori esperienziali, una campagna di promozione sociale della figura dell’artigiano, percorsi di tutoring e di accesso al credito innovativi per chi sa far andare le mani ma non ha un soldo in banca.
Sono alcune delle proposte contenute in Torna al banco, un libro corale di imprenditori, opinion leader, economisti, giuristi, docenti universitari che rispondono con idee anche out of the box a una domanda posta da Unione Artigiani Milano Monza Brianza: come riportiamo i più giovani, in tempi brevi, nei luoghi del fare come o laboratori artigiani?
Ne è nata una raccolta di 123 pagine di proposte liberamente scaricabili dal sito www.unioneartigiani.it/tornaalbanco.
“Le risposte che troverete in queste pagine sono accomunate da un filo rosso: la fiducia – hanno commentato il Presidente e il Segretario Generale di Unione Artigiani Stefano Fugazza e Marco Accornero – La fiducia nella creatività italiana, nella forza delle mani che sanno pensare, e nella possibilità di un nuovo Rinascimento del saper fare. Con questo spirito offriamo le riflessioni raccolte a chi ha responsabilità di governo, a chi forma e educa, e a tutto il mondo artigiano. Ci sono idee capaci di rompere gli schemi, di parlare alle nuove generazioni e di restituire dignità, bellezza e orgoglio a un mestiere che è arte e cultura, lavoro e passione”.

La presidente del Salone del Mobile e imprenditrice Maria Porro chiede “con urgenza” che “nei programmi di rigenerazione urbana e territoriali vi sia spazio per la presenza stabile di laboratori, botteghe, micro-fabbriche”. O di guardare a quello che si fa in altre città europee: “costruire una falegnameria, un fab-lab accanto ad ogni biblioteca o centro culturale in ogni quartiere”, un luogo “dove le mani non restano metafore ma tornano strumento operativo e civile”. Postazioni animate da artigiani esperti che – secondo gli esperti di formazione professionale di PTS CLAS – dovrebbero sorgere in particolare nelle aree interne della nostra regione per attrarre i giovani di quelle zone verso l’artigianato e che potranno individuare così forme di collaborazione con gli artigiani del posto.
È proprio nel dialogo tra le diverse generazioni, ciascuna con le proprie competenze – confermano la docente di Design del Politecnico Margherita Pillan e l’esperto di politiche attive del lavoro Romano Benini – ci sono gli ingredienti per costruire relazioni ricche e fertili e dare vita a nuovi modelli di artigianato.
“Nascere in Italia – ha scritto Oscar Farinetti – è pura fortuna” e chi se la ritrova ha il dovere di farsela perdonare”; Nel nostro sangue, grazie alla nostra storia, scorre la capacità di creare bellezza, dobbiamo sfruttare questo Dna per creare prodotti e servizi unici e imparando a raccontarli. I video degli artigiani al lavoro che raccolgono milioni di visualizzazioni e le dimostrazione dal vivo – come dimostra l’esperienza di Eccellenza Italiana con i Festival del Made in Italy – sono il messaggio più ispirazionale che i ragazzi possano ricevere.
Resta sullo sfondo – fa notare Flavio Sangalli, già docente alla Bicocca di Leadership e Comportamenti Organizzativi – la considerazione sociale della figura dell’artigiano. Oggi questa percezione è fortemente deformata – aggiunge – con le scuole professionali considerate di serie C rispetto ai licei.
C’è, non ultimo, il mondo dei NEET italiani: 2 milioni di ragazzi che non studiano e non lavorano e che potrebbero rappresentare una riserva aurea per l’artigianato se il settore riuscisse a fare un passo verso di loro, agevolato da incentivi e tutoraggio, come propone la Presidente di Fondazione Gi Group Chiara Violini.
Secondo Antonio Intiglietta, anima dell’Artigiano in Fiera di Milano, aiutare le prossime generazioni di artigiani vuol dire concretamente sostenere il talento facilitando l’accesso al credito e garantire un percorso di formazione e tutoring, in una quadro di forte semplificazione delle regole.
Diego Montrone, presidente della milanese Galdus – tra i più innovativi centri di formazione professionale italiani – struttura che ha iniziato a mettere a terra realtà vive sul territorio milanese: laboratori esperienziali per i giovanissimi dove poter toccare con mano, dove conoscere mestieri e competenze e spazi di confronto e raccordo tra giovani e imprenditori artigiani.
Claudio Vettor, responsabile dei progetti speciali di Unione Artigiani, ha chiesto all’AI di generare proposte fuori dagli schemi per attirare i giovani verso l’artigianato: laboratori mobili con lavorazioni in streaming, atelier temporanei artigiani nei palazzi delle istituzioni e dell’alta finanza, pacchetti di servizi pronti per nicchie ad alta domanda e altre ancora.
Il giuslavorista Maurizio Del Conte chiede alle associazioni di categoria dell’artigianato di lavorare ad una nuova architettura della contrattazione: un welfare che copra malattie, infortuni, cali di commesse, supporto alla formazione continua, reti di laboratori e certificazioni, incubatori e acceleratori per l’artigianato innovativo, sportelli per la proprietà intellettuale, contrattualistica internazionale, matching tra reti di botteghe e grandi imprese.
L’economista e storico Giulio Sapelli riflette sul futuro del lavoro artigiano in un contesto segnato da crisi demografica, globalizzazione incontrollata e avanzata dell’automazione. Le macchine intelligenti minacciano molte professioni ma la rivoluzione meccatronica e la manifattura additiva aprono nuove possibilità creative per piccole imprese e artigiani. La personalizzazione, il digitale e le stampanti 3D rendono possibile un nuovo rinascimento industriale diffuso. Per questo serve una cultura tecnico-umanistica capace di formare il “nuovo artigiano” e guidare un’economia più produttiva e più umana.
E se in Italia non si trovano lavoratori per l’artigianato, la scommessa si chiama Africa. E4Impact Foundation, ci ricorda il suo Ceo Mario Molteni, ha avviato progetti di labour migration da Kenya, Ghana, Etiopia, Tunisia Rwanda, Uganda e Cameron con formazione anche linguistica, selezione e supporto al trasferimento dei laboratori con ambasciate e ministero del lavoro, dai visti alla casa, alla verifica dei contratti di lavoro e delle condizioni delle persone emigrate.
Il testo è in distribuzione gratuita su www.unioneartigiani.it




