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Accelerare la produzione di energia sicura

È necessario che l’Unione europea sia sempre più coesa.

di Patrizia Toia Vicepresidente Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’energia al Parlamento UE – segreteria@patriziatoia.it

Solo un’Europa unita può vincere la sfida globale sull’industria a zero emissioni e solo un Occidente unito può sottrarsi al rischio di futuri ricatti da parte della Cina su terre rare, batterie, pannelli solari e tecnologie verdi. Dobbiamo imparare la lezione della storia recente. Lo scorso primo febbraio la Commissione europea ha presentato il suo “Piano industriale del Green Deal”, cioè la strategia per arrivare all’obiettivo della neutralità carbonica del 2050 con un’industria competitiva capace di garantire benessere e occupazione. 

Si tratta di una prima indicazione a cui la Commissione farà seguire il 14 marzo le proposte concrete, che saranno discusse dai leader Ue nel summit del 23 e 24 marzo. Bisogna evitare il rischio di delocalizzazione delle aziende europee negli Stati Uniti dopo che l’amministrazione americana ha varato un piano di sussidi verdi da 370 miliardi di euro, l’Inflation Reduction Act (IRA).                     

Al Parlamento abbiamo risposto con una risoluzione approvata lo scorso 16 febbraio nel corso della sessione plenaria a Strasburgo. Per difendere la crescita economica e la creazione di posti di lavoro di qualità, abbiamo scritto nel testo, dobbiamo “adottare tutte le misure necessarie per accelerare le capacità di produzione di energia sicura, pulita e a prezzi accessibili, da mettere a disposizione delle industrie, e per aumentare il risparmio energetico e le misure di efficienza energetica”, oltre a “garantire l’accesso sicuro alle materie prime critiche”, come il litio per le batterie delle auto elettriche che oggi importiamo in larga parte dalla Cina.

Due i punti critici destinati a generare lunghe discussioni al Consiglio Ue e su cui chiediamo che i leader europei ascoltino il Parlamento europeo: serve un vero Fondo europeo per la sovranità per evitare la frammentazione causata dalle diverse strategie nazionali e garantire una risposta europea alla crisi attuale veramente coesa e, in secondo luogo, il Parlamento si oppone fermamente a qualsiasi tentativo di allentare le norme sugli aiuti di Stato, senza fornire una soluzione europea a tutti i Paesi Ue, che non dispongono di ampie capacità di bilancio per poter fare affidamento su massicci aiuti di Stato.

La pandemia e il successo degli acquisti comuni dei vaccini dovrebbe averci insegnato la lezione: solo uniti si vince.

Persino la premier italiana Giorgia Meloni, dopo anni di euroscetticismo e sovranismo, ha manifestato preoccupazione per “la frammentazione del mercato unico”, paventando una corsa ai sussidi nazionali che favorirebbe i Paesi con maggiore capacità di bilancio come Francia e Germania. Una sovranista preoccupata per la frammentazione del mercato unico è una contraddizione in termini e infatti gli eurodeputati della maggioranza di governo, Forza Italia e Lega, hanno votato contro la risoluzione del Parlamento europeo, mentre quelli di Fratelli d’Italia si sono astenuti. Ancora più assurda la guerra della maggioranza di governo contro qualsiasi cosa “green”, dalle auto all’efficienza energetica degli edifici. In gioco però non c’è solo l’ambiente, ma la competitività dell’industria e dell’economia europea, il nostro benessere e i nostri posti di lavoro. Serve un’Europa più coesa e servirebbe un’Italia capace di contribuire all’unità.

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Numero 04-2025

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