di Sara Vidè
Manuela Murgia aveva sedici anni quando è stata violentata e uccisa. Il corpo fu ritrovato nel canyon della necropoli di Tuvixeddu, a Cagliari, il 5 febbraio del 1995 ed inizialmente il caso venne archiviato come suicidio. Questa versione non ha però mai convinto i familiari della ragazza, che si sono battuti per far riaprire le indagini e trovare i veri responsabili di questo femminicidio, riportando la tragica sorte della giovane sotto i riflettori.
Inizialmente infatti, ci fu il dubbio che potesse trattarsi di un delitto oppure di un incidente stradale, alla luce della relazione acquisita grazie all’autopsia sul corpo di Manuela perché erano presenti lesioni riconducibili a una caduta dall’alto, ma anche a un possibile infortunio. La procura decise poi per il gesto volontario di togliersi la vita, secondo le prove raccolte e la costruzione ritenuta all’epoca più valida.
Eppure, fin da subito, troppe cose non quadravano, come ad esempio l’inquietudine della ragazza che aveva pianto a dirotto, molto agitata, ed era poi uscita velocemente, dopo essersi messa dei vestiti sopra il pigiama, presumibilmente ritenendo di tornate in fretta. Alcuni di quegli indumenti non furono mai rinvenuti, mentre altri presentavano tracce di sangue: proprio da qui sono partire le nuove indagini alla ricerca del DNA dell’assassino, nel 2025. E ancora, quando Manuela fu ritrovata aveva diversi tagli sulla schiena, incompatibili con una caduta come quella attribuitale.
Sono stati i suoi determinati fratelli che, dopo due inchieste archiviate nel 1995 e nel 2012, hanno finalmente potuto accedere al fascicolo sulla morte della ragazza e verificare che sia i referti autoptici che le foto scattate sulla scena raccontavano un’altra verità.
È molto plausibile che Manuela abbia subito violenza sessuale e, prima di cadere, probabilmente spinta, sia stata coinvolta in una colluttazione di cui portava i segni al momento del ritrovamento.
Inoltre, raggiungere quel posto non era agevole, il percorso piuttosto impervio avrebbe lasciato tracce sulla giacca o sulle calzature, senza dimenticare il fatto che vittima non conosceva quella zona e non c’era mai stata.
E se ancora non bastasse, nello stomaco di Manuela vennero ritrovate tracce di semolino che però lei non aveva mangiato a casa sua. Ingerì quel cibo, verosimilmente, tra le 14,30 e le 15 mentre l’ora della morte è stata collocata tra le 18 e le 20. Il giorno seguente, invece, alla stazione di Polizia arrivò una telefonata anonima che indicò proprio il luogo dove fu poi ritrovato il cadavere.
Troppe incongruenze che hanno portato ad indagare quello che all’epoca era l’ex fidanzato della sedicenne, Enrico Astero, oggi di 54 anni.
Elisa, Anna e Gioele, i fratelli Murgia, vogliono finalmente giustizia e che il reale colpevole sia individuato. Gioele in particolare, che non ha mai conosciuto Manuela perché nato nel 2000, parla con tenerezza di lei e fa di tutto perché si sappia la verità su quella sorella mai vista, eppure così presente. Aspettiamo quindi che la verità per Manuela trionfi, ricordandola ogni giorno.
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