HomeVarieGrandi donne milanesi: Ersilia Majno, fondatrice dell’asilo Mariuccia e pioniera dell’emancipazione femminile

Grandi donne milanesi: Ersilia Majno, fondatrice dell’asilo Mariuccia e pioniera dell’emancipazione femminile

Camminando per le strade di Milano o entrando in un bar, capita di ascoltare qualche brano di discorso e sentire una frase: “ma questa è roba da asilo Mariuccia”. Ho faticato a capire che questa frase non si riferisce a bambini che frequentano l’asilo Mariuccia ma ad adulti che si comportano come bambini. In questo caso, infatti,  il termine “asilo” non è riferito alla scuola materna ma ad un rifugio inteso come luogo di protezione sicura.

L’asilo Mariuccia nasce per volontà di Ersilia Bronzini Majno che, coadiuvata dal marito Luigi Majno, dà vita a questo ente laico finalizzato all’assistenza pubblica e alla beneficenza.

Ma chi è Ersilia Bronzini ? Nasce ad Oleggio, nel Novarese nel 1859. Suo padre subisce un rovescio finanziario;  è costretto quindi a sacrificare l’istruzione delle figlie femmine per consentire ai maschi di studiare e prepararsi ad una professione. Va detto che, nei secoli passati, l’istruzione femminile era molto trascurata e non costituiva una priorità in tante famiglie, anche molto abbienti. Ersilia compensa questa mancata opportunità creandosi in proprio, aiutata da un fratello, una buona cultura orientata alle lingue, alla letteratura, alla storia e alla filosofia; le resta però un senso di inadeguatezza che riuscirà poi a superare con il supporto della sua energia intellettuale.

Attraverso il fratello Edoardo, praticante in uno studio legale milanese, conosce Luigi Majno, giovane avvocato e giurista, che sposerà nel 1883. Majno sarà per parecchi anni consigliere comunale a Milano, deputato del Partito Socialista dal 1900 al 1904, tenace difensore delle cause dei lavoratori poveri. Dei tre figli, due femmine e un maschio, nati dalla coppia, rimarrà in vita solamente il maschio. Ersilia perderà per prima la più piccola, Mariuccia di 13 anni; cercherà di tradurre il suo grande dolore in opere di aiuto alle donne maltrattate, prostitute, oggetto di violenze, creando un luogo in cui potessero vivere sottraendosi alle brutture della società: nasce così l’Asilo che dedica, appunto, alla figlia Mariuccia. 

Da secoli i problemi discendenti dalla prostituzione e dalla povertà erano al centro dell’attenzione  della “Milano benefica”, con la presenza di molte istituzione pubbliche e private dedicate al ricovero e al recupero delle minorenni con precedenti di prostituzione o con strutture familiari a rischio.  L’Asilo nasce, invece, come una delle strutture più all’avanguardia del suo tempo, in aperto contrasto col pietismo assistenziale che, pur intervenendo sui bisogni contingenti delle prostitute, non si propone di porre le basi per un loro reale recupero.  

Non è stato facile, per Ersilia e le sue collaboratrici, realizzare gli obiettivi che l’Asilo si prefigge, perché il suo modello si ispira alla formazione di una “donna nuova”, che aggiunge al bagaglio originario nuove conoscenze utili a svolgere un lavoro esterno alla casa. Tante ricoverate, per la loro esperienza di vita, non hanno però una idea di casa. In alcune situazioni poi l’Asilo non viene percepito come un rifugio sicuro, un luogo di protezione, ma come una forma di privazione della libertà.   

Secondo Ersilia non è sufficiente la beneficenza. Sono fondamentali, per l’emancipazione femminile, lo studio e l’impiego, la tutela della maternità e dell’infanzia, il progresso nelle condizioni di lavoro, il contrasto allo sfruttamento e all’abuso sessuale, la consapevolezza di sé e dei propri diritti, la prevenzione della delinquenza minorile. 

Ersilia riesce comunque a portare avanti le sue idee, non si ferma mai e diventa esponente di primo piano dell’associazionismo milanese. Nel 1899 fonda , insieme a dieci giovani donne, quasi tutte provenienti dalla borghesia milanese colta, laica e progressista, l’Unione femminile, che diventerà nazionale nel 1906 e si svilupperà come movimento di emancipazione che lotterà per l’elevazione morale e il miglioramento intellettuale, economico e giuridico della donna. 

L’Unione Femminile mira alla conquista dei diritti delle donne utilizzando una sorta di femminismo pratico, capace di intervenire concretamente a sostegno delle lotte delle lavoratici disoccupate in  cerca di lavoro, di promozione della professionalità femminile, di preparazione alle attività che la società moderna richiede e, in prospettiva, alla preparazione al voto amministrativo e politico che ci si aspetta di ottenere in breve tempo. Purtroppo le due guerre, con l’avvento del fascismo tra la prima e la seconda, allontaneranno di quasi cinquant’anni questo diritto. 

Il marito di Ersilia, avv. Majno, sostiene la moglie nelle sue iniziative, la introduce ai valori e ai principi della sinistra internazionale ed Ersilia viene presto coinvolta dal socialismo.

Sostiene che la maternità è la più forte connotazione dell’identità femminile e ogni donna, madre reale o potenziale, deve lottare contro lo sfruttamento, l’ingiustizia e la discriminazione. Collabora quindi con la Guardia Ostetrica, attiva a Milano dal 1887: è un servizio volontario che assiste gratuitamente le donne povere nella maternità e nel parto. Qui vede storie disperate e di qui nasce il suo impegno che, da buona milanese, traduce in azione concreta. Questa esperienza è per lei fondamentale, anche ai fini politici, perché in quel luogo incontra Anna Kuliscioff e si convince dell’importanza di sostenere economicamente le donne ma, ancor più, di educarle a cambiare il proprio destino e dare loro una visione nuova e diversa di sé come donne, madri e lavoratrici. In quegli stessi anni, con altre donne di orientamento socialista, si impegna con l’Associazione generale di mutuo soccorso e di istruzione delle operaie; fonda la lega per la tutela degli interessi femminili, oltre ad essere tra le più decise nel promuovere la legge per la tutela della gravidanza e la maternità.

Fonda anche il periodico “L’Unione Femminile”, trova spazi sicuri per agevolare le riunioni delle operaie nei giorni festivi, organizza lezioni di puericultura, economia domestica, corsi professionali, sfruttando qualsiasi spiraglio le leggi possono offrire in campo femminile. La Legge Crispi del 1890 ammette, per esempio, le donne nei Consigli di Amministrazione di ospedali, orfanotrofi e istituzioni analoghe. Ersilia Bronzini ricopre, prima donna nella storia del nostro Paese, la carica di consigliera di amministrazione dell’Ospedale Maggiore di Milano.

Un tema dominante dell’impegno di Ersilia è quello della tutela del lavoro. Nel 1895 partecipa al Congresso sugli Infortuni del Lavoro con proposte concrete, che Anna Kuliscioff utilizzerà per la stesura del progetto di legge sull’argomento, proposto dal Partito Socialista. Ma Ersilia non sostiene sempre le idee del partito in cui milita il marito. Non è d’accordo di subordinare la questione femminile alla fede politica, in quanto ritiene che l’emancipazione delle donne debba realizzarsi senza attendere la rivoluzione.     

Si occupa delle bambine/ragazzine dai nove anni in su che fanno le apprendiste sarte, modiste e stiratrici, chiamate “piscinine”, che si vedono per le strade con pesanti scatoloni contenenti i capi da provare e consegnare e lavorano tra le 11 e le 14 ore al giorno. L’Unione le raccoglie in una società e organizza per loro attività per il tempo libero, lo svago e per l’istruzione in locali concessi dal Comune. Ma l’attività di Ersilia non finisce qui. Col sostegno di una petizione forte di 40mila firme, l’Unione obbliga il Governo a regolamentare il lavoro delle donne e dei minori. La legge viene approvata nel 1904, ma manca però lo strumento dell’ispezione, per ovviare al quale Ersilia presenta il progetto per un ispettorato femminile, ripreso poi dal sistema inglese, e organizza un corso di igiene sociale per la preparazione di ispettrici di fabbrica. Un altro progetto realizzato da Ersilia la porrà all’avanguardia del mondo industrializzato: la Clinica del Lavoro, inaugurata nel 1910, è la struttura sanitaria più antica al mondo dedicata alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie professionali, fornita di una delle più prestigiose biblioteche scientifiche italiane.  

La vita di Ersilia è costellata di tragedie: perde anche la figlia più grande, Carlotta, e si trova sola davanti a questo dolore perché il marito, invaghitosi di Anna Kuliscioff, la abbandona.

L’organismo forse più importante che nasce dal lavoro dell’instancabile Ersilia Majno è il “Comitato milanese contro la tratta delle bianche”, nato per contrastare ogni forma di prostituzione e di sfruttamento sessuale. Il Comitato fa parte di una vasta rete internazionale. Con l’adesione di molti esponenti delle istituzioni, il Comitato milanese si propone, oltre allo studio del fenomeno della prostituzione “di fondare asili nei quali possano subito venire accolte in via temporanea le fanciulle pericolanti o pericolate; prendere accordi con istituti esistenti che già compiono un’opera che potrebbe sussidiare quelle del Comitato”. Ed  è questo il periodo in cui viene inaugurato l’Asilo Mariuccia (dicembre 1902). La presidenza dell’Ente sarà affidata ad Ersilia, che la manterrà fino alla morte. Con l’avvento del fascismo, a partire dal 1923, Ersilia Majno taglia i rapporti con ogni istituzione pubblica temendo di appoggiarne, anche indirettamente, l’ascesa, ma non smette mai di darsi da fare per donne e bambini, avendo una visione dei problemi femminili a 360 gradi. Per la sua instancabile attività in città viene chiamata “la santa laica”.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1933, Ersilia Bronzini Majno viene solennemente commemorata dall’Unione per ricordarla e tributare “un omaggio di onoranza e di gratitudine” ad una donna straordinaria, tra le più attive protagoniste del movimento emancipazionista femminile italiano. Il suo lavoro avrà un  ruolo fondamentale nella rivoluzione femminista, appena avviata all’inizio del secolo.

La figura di Ersilia Bronzini Majno viene pubblicamente valorizzata a Milano solo a partire dal 2015, quando il suo nome viene inserito nel Famedio del Cimitero Monumentale  e quando, nel 2023, le viene intitolata la “Passeggiata Ersilia Bronzini Majno” nei giardini di viale Majno, viale che da tanto tempo è dedicato al marito.

Per saperne di più: A.Buttafuoco,  Le Mariuccine – Storia di un’istituzione laica l’Asilo Mariuccia, ed.Franco Angeli Storia

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Numero 02-2026

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