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domenica, 2 Ottobre 2022
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Dobbiamo saper essere “comunità”

Immettere nel lavoro quotidiano la capacità di sognare.

di don Virginio Colmegna


Il 2021 è stato il secondo anno vissuto nel mezzo della pandemia da Covid-19, che ancora non accenna a passare. Come quello precedente, è stato un altro anno carico di fatiche, legate alla gestione sanitaria della pandemia e alle conseguenze che essa ha avuto sul piano sociale ed economico. Anche a Milano, dove la crisi legata al Covid si è fatta sentire con forza e tante persone e famiglie non sono ancora riuscite a risollevarsi. Le ferite aperte della pandemia devono quindi continuare a interrogarci, anche nel nuovo anno e dovremo trovare il modo di curarle con cuore e intelligenza, mettendo al centro i poveri e i fragili e da loro partire, come ci invita sempre a fare papa Francesco, per costruire una società diversa.

Se penso a Milano, so che la nostra città è “attrezzata” per farlo. Lo può fare dal basso, partendo da noi cittadini, che dobbiamo farci animare da un sentimento nuovo di fraternità e dalla riscoperta dei legami sociali; valori che sono stati messi a dura prova in questi ultimi due anni. Ma anche dall’alto, con l’amministrazione che deve saper proporre politiche sociali innovative, che assorbano in sé anche le politiche della salute, messe drammaticamente in crisi dalla pandemia.

Per noi “corpi intermedi”, per noi realtà sociali, la sfida da affrontare è quella di non diventare enti assistenziali, ma sviluppare protagonismo, innovare e imprimere una svolta di carattere culturale, per dire ancora una volta che bisogna partire dagli ultimi. Il capitale sociale che le realtà del terzo settore, della società civile e del volontariato esprimono, deve farsi capacità politica.

In una parola, dovremo saper essere “comunità” a tutti i livelli. E proprio “comunità” è la parola chiave che abbiamo ripetuto tante volte in questo ultimo anno e che vorrei attraversasse anche il 2022.

Come Casa della Carità, per esempio, stiamo lavorando per essere sempre più una “Casa della comunità”, cioè un luogo di prossimità e solidarietà, capace di accogliere soprattutto i più fragili; un luogo dove queste persone possono trovare insieme i servizi sanitari primari e i servizi sociali; un luogo dove la persona è al centro e ci si prende cura di lei nella sua globalità: benessere fisico, psichico, affettivo, relazionale. E vogliamo essere una Casa della comunità soprattutto per il Quartiere Adriano, dove operiamo quotidianamente da 17 anni e dove ogni giorno siamo impegnati per costruire relazioni durature, con i suoi abitanti e con le altre realtà locali.

Anche per questo, lo scorso anno abbiamo avviato “Regaliamoci futuro”, il progetto di riorganizzazione dell’azione sociale della nostra Fondazione e di ristrutturazione degli spazi della sede di via Brambilla, entrato nel vivo proprio nel 2021. In questi 12 mesi abbiamo riorganizzato le nostre équipe di accoglienza e abbiamo ristrutturato gli spazi, per andare incontro sempre meglio alle esigenze delle persone più fragili.

Questo progetto si concluderà nel 2022, ma non sarà un punto di arrivo. L’augurio è che possa essere un nuovo punto di partenza per affrontare il futuro continuando a immettere nel lavoro quotidiano la capacità di sognare.

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