Di Pamela restano tante belle foto, in giro per il mondo e ai molti eventi mondani a cui ha partecipato. Restano i grandi sorrisi sulle immagini ora malinconiche dei profili social e la sua indiscutibile bellezza. Resta la sua giovinezza che sfiorava appena i trent’anni. E rimane Bianca, il suo amato chihuahua che la aspetta da quel giorno. Anzi, da quella fatidica sera in cui la ragazza è stata tragicamente uccisa dal compagno che non aveva alcuna intenzione di lasciarla libera. La giovane, finalmente, si era stancata di quell’uomo prepotente, aggressivo e dagli affari illeciti, che non aveva rispetto di niente e di nessuno e non voleva troncare la loro relazione burrascosa. Purtroppo, non è riuscita a fuggire e a voltare pagina: lui glielo ha impedito per sempre e tragicamente.
Tutto è successo in pochi minuti in un appartamento di via Iglesias, proprio nel quartiere di Gorla, dove la modella e imprenditrice viveva da qualche tempo. Ed è avvenuto sotto gli occhi impotenti e sconvolti degli altri condomini che hanno visto l’uomo assassinare Pamela senza pietà, sul terrazzino di casa mentre lei lo implorava di fermarsi, perché aveva una famiglia. Perché voleva vivere.
Gianluca Soncin, imprenditore biellese di 52 anni residente a Cervia, aveva già mostrato di cosa sarebbe stato capace: le liti non erano mancate nemmeno in passato, sia in pubblico che in privato. Nel 2024, durante una vacanza all’isola d’Elba, lui aveva aggredito la povera vittima e l’aveva picchiata, cercando di buttarla dal balcone. I carabinieri erano intervenuti anche a Milano, dopo una delle tante, bruttissime discussioni tra i due, ma nulla era purtroppo cambiato.
Che Pamela Genini avesse paura, del resto, era chiaro anche agli stessi amici della ragazza: quel personaggio violento e crudele l’aveva minacciata e ricattata, impedendole di uscire e di vestire come desiderava, intimandole che, se fosse andata via, lui avrebbe ucciso il suo cane o qualcuno dei suoi cari. La sua gelosia non conosceva limiti, era ossessionato dalla bellissima giovane e non ammetteva che quella storia infelice fosse ormai giunta al capolinea.
Pamela era al telefono proprio con un amico, Francesco, quando Soncin si è introdotto furtivamente nel suo appartamento, con una copia delle chiavi fatta di nascosto, e l’ha aggredita fino al tragico epilogo. Lei ha chiesto aiuto, messaggiando spaventata finché le sono state inviate le forze dell’ordine e i militari, giunti sul posto, hanno citofonato per farsi aprire non avendo altro modo di raggiungere l’abitazione. La giovane ha finto che al citofono fosse un rider per la consegna della cena, ma Soncin non c’è cascato ed è diventato una belva: prima ha ucciso la ragazza e poi si è ferito, forse nel tentativo di togliersi la vita.
Sono tante le domande che questa ennesima, atroce morte, che si poteva evitare, ci pone davanti. La ragazza, dopo una precedente aggressione avvenuta l’anno scorso, si era infatti recata con un’amica al pronto soccorso di Seriate. Qui, oltre a farsi medicare un dito fratturato, aveva compitato il questionario Brief Risk Assessment grazie a cui, dopo tre domande affermative su cinque, si dovrebbe attivare la protezione del Codice rosso. Ma così non è andata.
Al momento, è stato aperto un fascicolo a Bergamo per comprendere per quali motivi il caso di Pamela, nonostante lei non abbia mai denunciato Soncin, non sia arrivato alla procura, mettendo in moto tutte quelle contromisure necessarie per tutelare la povera ragazza ed evitare il suo assassinio. Una cosa è comunque certa, indipendentemente dagli iter burocratici: la strada per combattere la violenza di genere è ancora lunga e tortuosa e non c’è tempo da perdere.
Se sei vittima di violenza o di stalking ricordati che il numero gratuito 1522 è a tua completa disposizione per consigliarti, offrendoti ascolto anonimo, sostegno psicologico e informazioni su come accedere ai centri antiviolenza e ai servizi sul territorio. Non isolarti, a un passo da te puoi trovare associazioni no profit che ti possono garantire un primo aiuto, oppure puoi direttamente contattare il Centro Antiviolenza pertinente.
Se vuoi un confronto con me o vuoi raccontare la tua storia, puoi scrivere a: piuomenotuttobene@gmail.com
Non dimenticare che denunciare è l’unica strada per essere davvero libera e assicurare chi ti fa del male alla giustizia.




