di Roberto Biscardini
“Imeravigliosi anni ’60 e ‘70” è il titolo che è stato dato per la presentazione di un libro che si è tenuta al Teatro Officina di via Sant’Erlembaldo.
Un libro particolare che ricostruisce la storia breve ma importante di un’avanguardia teatrale milanese tra il 1965 e il 1971. Sono gli anni in cui un gruppo di amici, dopo la maturità artistica a Brera, si unisce a un gruppo di lavoratori e danno vita al Gruppo Eliot Teatro.
Roberto Biscardini, Giandomenico Ferrari, Marco Franchini ed Enrico Mercatali si sono fatti carico della curatela del testo, attingendo, oltre che a ricordi personali, alla documentazione sull’attività del Gruppo Eliot Teatro faticosamente ricostruita a distanza di quasi sessant’anni dal giorno della sua fondazione. Ciò ha consentito loro di dar forma, insieme a Mario Grandi che ebbe il ruolo di regista principale e ai numerosi compagni di strada, a una ricostruzione accurata, non nostalgica né “romanticamente” patinata dal tempo, di un’avventura artistica, politica e culturale che li vide visionari iniziatori e costanti protagonisti.
Una pluralità di voci si esprime in questo volume che ricostruisce la genesi degli spettacoli, il loro succedersi nel tempo e il contesto culturale internazionale da cui trassero nutrimento. Ognuna di queste voci ha offerto una testimonianza preziosa in chiave soggettiva del lavoro creativo di tutti coloro che animarono l’impegno teatrale di quegli anni. Sullo sfondo storico e sociale che, riga dopo riga, si mostra in virtù di una ricca quantità di dettagli significativi: i tratti di un’epoca che sembra remota ma che diede vita a rivolgimenti e avanzamenti, sul piano della cultura politica e artistica, avvertibili ancora oggi.

Roberto Biscardini nel suo intervento, insieme a Fiorenzo Grassi direttore del Teatro Elfo Puccini, Maria Grazia Meriggi docente di storia contemporanea, Maurizio Porro critico del Corriere della Sera e Massimo de Vita direttore del Teatro Officina, ha spiegato le ragioni di quel titolo: “per la verità i meravigliosi anni ’60 e ’70 non furono così meravigliosi. Iniziati con il governo centrista di Tambroni sostenuto dall’MSI e con i morti di Reggio Emilia nel 1960 finiscono nel ’69 con la strage di Piazza Fontana. Però, nonostante questo, erano gli anni in cui si credeva nella possibilità di cambiare il mondo e di cambiarlo in meglio. Noi allora avevamo scoperto che la creatività del teatro potesse svolgere un ruolo importante, quasi pedagogico. E facendo teatro avevamo capito che non avevamo bisogno di usare le Molotov per pensare ad un mondo migliore. Il teatro erano le nostre Molotov a salve, senza bisogno di spargimento di sangue.
Sono gli anni della grande stagione dove il teatro svolge un ruolo sociale e politico di grande importanza. Una funzione che svolge sia il cosiddetto “teatro ufficiale”, a Milano in primo luogo il Piccolo Teatro di Giorgio Strehler e di Paolo Grassi, a partire dalla messa in scena delle opere di Bertolt Brecht, ma anche e soprattutto il lavoro che svolgono i collettivi e i nuovi gruppi dell’avanguardia teatrale milanese. Dalla nostra piccola formazione al Teatro Uomo di Fiorenzo Grassi, alle cooperative come Nuova Scena fondata da Dario Fo insieme a Massimo de Vita.
Sono gli anni dei gruppi e dei collettivi che andranno anche oltre il 1970 proprio a partire dal Teatro Officina fondato nel 1973, e sono gli anni del decentramento, una grande intuizione di Paolo Grassi, sostenuto dall’allora sindaco Aniasi, per un teatro sempre più popolare e vicino ai cittadini”.
Una bellissima serata quella del 13 aprile al Teatro Officina, con molto pubblico alla riscoperta delle avanguardie teatrali di allora che Biscardini conclude in questo modo: “Gli autori dei nostri testi erano i nostri eroi che portavamo in giro nelle piazze, nelle scuole, nei teatri senza sipario e molte volte giù dal palco recitando in platea, costruendo un nuovo modo di stare nel pubblico. Come dicevamo, tutti facevano tutto.
Un’esperienza che non era solo nostra. Massimo de Vita così racconta della Cooperativa Nuova Scena, un’immagine che va a pennello con la nostra esperienza: “l’ingresso in questi spazi – dove il pubblico serale assisteva anche al nostro lavoro di montaggio e di smontaggio – ha segnato per me anche la scoperta del lavoro manuale: diventavamo falegnami, elettricisti, facchini… per noi, signorini poco avvezzi a queste fatiche, anche questo era il teatro diverso”.
Il titolo del libro è Corpi Luce Parole e Suoni che riporta nella quarta di copertina una sintesi della sintesi: “Chi, il 25 luglio del 1969, si fosse trovato in Sicilia, nella piazza principale di Avola, in pieno giorno, un anno dopo i “fatti” che videro l’uccisione di due braccianti e il ferimento di molti altri in una manifestazione di contadini che chiedevano l’abolizione delle gabbie salariali e del caporalato, avrebbe notato, immersi nel proprio lavoro da non risentire dell’eccezionale calura, alcuni giovani che predisponevano le attrezzature per uno spettacolo che si sarebbe tenuto la sera stessa. Apocalisse ne era il titolo. Il testo, un sunto della celebre monumentale opera di Karl Kraus.
Il linguaggio teatrale, una combinazione di strumenti espressivi differenti e molteplici, tale da offrire una restituzione dell’opera dal carattere non solo originale ma d’avanguardia in senso assoluto. I componenti di quella compagnia denominata Gruppo Eliot Teatro sembravano sbucati dal nulla”.
Il libro edito da Biblion Edizioni è in vendita nelle librerie e online.




