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Riaprire e conoscere i navigli della Lombardia

di Roberto Biscardini, Presidente Associazione Riaprire i Navigli

Tutte le grandi città del mondo investono intorno al problema dell’acqua. Dimostrano di avere cura dei propri fiumi e canali e i canali esistenti sono spesso l’occasione per riqualificare interi quartieri. Se un po’ degradati e abbandonati vengono ristrutturati e resi fruibili per i cittadini. Nuovi luoghi di incontro e di relax, nuove opportunità per diverse attività acquatiche e sportive per adulti e ragazzi. 

In alcune città se ne aprono di nuovi o ripercorrendo vecchi tracciati, ma a volte anche su nuovi itinerari. L’acqua è percepita dalle pubbliche amministrazioni e dall’opinione pubblica come nuova opportunità di bellezza delle città e come una diversa rinascita delle città. Una grande occasione per riorganizzare la mobilità urbana, per ridurre la congestione del traffico, non con provvedimenti solo punitivi, ma restituendo alla città nuovo paesaggio e nuova qualità. Le città che hanno d’estate temperature elevate, sanno bene come l’acqua, soprattutto se in movimento, riduce l’effetto delle isole di calore nelle aree urbane significativamente più calde rispetto alle zone rurali circostanti o alle zone alberate e più ombreggiate. A Parigi, intorno al Canal Saint Martin, si installano strutture provvisorie, vere e proprie spiagge per prendere il sole e divertirsi con l’acqua. Quindi l’acqua come occasione di benessere da diversi punti di vista, ma anche nuova opportunità per nuove economie. Basta pensare a quanto potrebbe rendere l’installazione di piccole centraline elettriche per sfruttare i salti dell’acqua nelle tante conche della Lombardia. Una risorsa che può ritornare ai comuni e ai cittadini oggi impropriamente sfruttata solo dalle grandi società come Enel ed Edison.

Naturalmente, in tutta Europa e nel mondo, canali e fiumi sono utilizzati per promuovere anche la navigazione sportiva, privata o pubblica. 

Ma, chi sa che in Lombardia esiste una rete storica di 150 chilometri di Navigli costruiti tra la fine del 1200 e la metà del ‘800 facilmente identificabili nel Naviglio Grande, che collega il Lago Maggiore a Milano, nel Naviglio di Paderno e nel Naviglio Martesana, che insieme collegano il Lago di Como e l’Adda fino a Milano, il Naviglio Pavese, che dalla Darsena si congiunge a Pavia con il Ticino, primo tratto di un itinerario che consentiva di andare da Milano a Venezia, e infine il Naviglio di Bereguardo che attraversa una delle zone agricole più belle della Lombardia? 

È questa una delle reti più importanti ed estese d’Europa. Naturalmente non classificata a scala europea perché tuttora non navigabile. Non navigabile a Milano perché interrotta dalla Cassina de Pomm alla Darsena, non navigabile in Lombardia perché le 54 conche che garantivano la navigazione e il superamento dei dislivelli oggi sono quasi tutte dismesse, ammalorate e non utilizzabili. 54 conche che sono lì a dimostrare la bravura dell’ingegneria idraulica lombarda che ha avuto, soprattutto dal 1400 in poi, l’occasione di farsi conoscere in tutto il mondo. Al punto che quella esperienza e quel know-how, fu indispensabile per lo sviluppo delle reti navigabili di tutta Europa. Una conoscenza tecnica che ha avuto in Leonardo un protagonista importante ma che si sviluppò prima di lui e continuò anche dopo la sua morte.

Perché un Paese che vuole essere all’avanguardia nel mondo non sa utilizzare il proprio patrimonio storico e culturale? Questo patrimonio storico, poco conosciuto anche dai milanesi, inserito in un meraviglioso paesaggio di pianura e di mezza collina. Un paesaggio che meriterebbe di essere attraversato e visitato di più ed essere meta di quelle che una volta chiamavamo “gite fuori porta”. 

Noi, che da anni ci battiamo per riaprire i Navigli che a Milano sono stati chiusi a partire dal 1929 e ci battiamo per la riqualificazione dell’intera rete dei Navigli della Lombardia, riteniamo importante far conoscere questa realtà. Più si conosce la storia dei Navigli e lo straordinario paesaggio che gli sta intorno, più questa conoscenza si potrà trasferire in un movimento per la qualità urbana che avrà nell’acqua il suo punto di forza. 

Così come lo ha avuto nella storia della nostra città da sempre. Diventando un fattore di ricchezza e di crescita economica per molti secoli. 

Restituire a Milano e alla Lombardia l’acqua dei navigli rappresenta la più grande operazione di restauro, di civiltà e cura del territorio che Milano e la Lombardia abbiano mai messo in campo. Ad un costo assolutamente accessibile. Un’opera di ingegneria idraulica che renderà Milano ancora più famosa nel mondo, così come sono famose le città olandesi, come il Canal Saint Martin ha cambiato il volto dei quartieri a nord est di Parigi, come la riqualificazione del Manzanarre ha ridato notorietà alla città di Madrid, come la riapertura di un nuovo canale ha reso nuovamente attrattiva Seul, e come l’High Line di New York con alcune vedute sul fiume Hudson ha fatto scuola in tutto il mondo.

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Numero 04-2025

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