Le persone spesso mi chiedono l’età del cane più vecchio che io abbia mai curato. Ho conosciuto cani estremamente longevi, direi bassotti, segugi e yorkshire. Ma quando qualcuno mi chiede “qual è il cane più vecchio che conosci?” chi mi viene in mente è il cane di Ulisse. Chissà quanti di voi, vedendo al cinema il film Odissea, hanno provato rabbia e indignazione nel vedere il modo in cui Argo viene maltrattato dai Proci. A Milano una cosa del genere non potrebbe mai accadere.
Per chi vive a Milano, è impensabile che il vecchio cane appartenente al padrone di casa venga escluso dalla festa, per essere malamente gettato su un mucchio di sporcizia. Praticamente è la cosa più incredibile di tutta l’Odissea. Nella mia diretta esperienza come veterinario, i cani sono trattati sempre bene. Il mio cono di osservazione è ristretto e non voglio generalizzare, ma i cani che vedo io sono trattati sempre bene, in un crescendo in ordine temporale dal primo all’ultimo giorno. All’inizio la convivenza è energizzante e gioiosa seppur connotata da sfumature di ansia: il cucciolo ha bisogno di essere accudito e i proprietari si impegnano molto. Spesso è accolto come se fosse un figlio, anche all’interno di famiglie dove già sono presenti bambini.
Capita che qualche coppia di fidanzati faccia prove di genitorialità con un animale, ma in realtà chiunque porti a casa un cucciolo percepisce un forte legame di accudimento. È come avere un bambino. Eppure il cane cresce in fretta e smette presto di essere piccolo. Qualcuno va all’asilo per socializzare, qualcun altro ha il dog sitter nel pomeriggio, c’è chi ha la piscina una volta alla settimana e qualcuno fa sport con il proprietario. Una vita piena, ma la clessidra per i nostri cani continua a scorrere in fretta. I più attivi iniziano ad infortunarsi, qualcuno rompe il crociato: niente più corse dietro alla pallina.
Qualcun altro ha male alla schiena: niente più salti, niente più scale. Poi cala un po’ la vista dopo l’ottavo anno, diminuisce l’udito verso i dodici anni. Iniziano i piccoli acciacchi, le terapie per il cuore, gli integratori per il fegato, e così via. Nonostante le incognite che la vecchiaia può riservare, a qualcuno succede proprio di arrivare all’età di Argo. A questo punto il cane milanese è praticamente santificato, trattato meglio di un bisnonno. Si fanno le vacanze o non si fanno le vacanze in base a come sta il cane, e se lo si deve proprio lasciare a persona fidatissima, si parte con riluttanza, telefonando tutti i giorni per avere notizie. Il cane che ha l’età di Argo fa fatica a camminare, quindi viene portato in giro dentro al passeggino. Fa fatica a prendere sonno, così si seguono terapie per regolare il ritmo del giorno e della notte, altrimenti può soffrire di una sorta di “sindrome del tramonto” e vagabonda instancabile per la casa buia, ticchettando con le unghie sul pavimento.
Qualcuno mi racconta di sentirsi il badante del proprio cane. Non dico che i gatti anziani o i conigli anziani non siano impegnativi, ma i cani lo sono molto di più. Accudire un cane anziano significa fare tanti sacrifici anche economici e fondamentalmente essere delle brave persone, quasi eroiche oserei dire, sicuramente tutte d’un pezzo, perché i vicini di casa ti considerano un po’ matto e molta gente non capisce cosa significa amare Argo. Se è vero che si può giudicare il cuore di un uomo dal modo in cui tratta gli animali, dal modo in cui si trattano i cani anziani io distinguo le brave persone normali, dai cuori superlativi.
Sulla fedeltà del cane al proprio umano amato si è scritto un poema, ma sulla fedeltà di molte persone ai loro amati cani non si è ancora detto niente.




