di Giovanna Fumarola
Siamo capaci, è capace la società italiana, di proteggere e coltivare le eccellenze che qui fioriscono? A volte, viene proprio voglia di iniziare dalla fine, anzi, è necessario. Dopo la chiacchierata con Cristian Zanelli, presidente della cooperativa sociale ABCittà, che ha sede in quella che a Greco tutti chiamano Piazzetta BiG, dietro alla chiesa di San Martino, questa domanda risuona nella testa in maniera quasi dolorosa. «Purtroppo è un luogo che soffre la vicinanza ai ponti ferroviari, ci sono molti senza fissa dimora che qui vengono a bivaccare e persone che la notte entrano coi motorini o le auto, nonostante sia zona pedonale, con tutti i possibili pericoli che questo comporta», ci racconta Zanelli.
«Per un anno intero, la zona è stata seriamente monitorata dalla polizia locale. Finita questa esperienza di vigilanza attiva, è stata emessa una nota che segnalava l’esigenza di una telecamera di sorveglianza, ma ad oggi non si è ancora vista, così come non è mai stato apposto un cartello che segnali il divieto di ingresso alle auto nella corte o un dissuasore».
BiG ha 5 anni, è il “bambino” prodigio di ABCittà, è un borgo intergenerazionale: tradotto in parole povere, là dove c’era la vecchia Cascina Conti, oggi c’è una serie di appartamenti nei quali abitano giovani studenti o lavoratori; anziani autonomi over 65 e mamme single con bimbi piccoli, che per svariati motivi necessitano di aiuto concreto per avviare un percorso verso una rinnovata autonomia. «Sì, posso dire che Big in Italia è un modello unico, e so che molte altre cooperative si stanno attivando per tentare di proporre altrove qualcosa di simile, ovvero valore sociale e insieme rigenerazione urbana».
Partiamo dal primo elemento, raccontaci chi vive a Big e come fare per poterci vivere.
«I 6 alloggi destinati alle mamme con bambini nascono da una convenzione con il Comune di Milano, che si occupa di sostenere le rette del servizio, come fa abitualmente con persone in difficoltà che rientrino in certi parametri. Di solito, alloggi come i nostri sono il “ponte” tra una comunità dove queste donne vivevano provvisoriamente e la loro vita da cittadine indipendenti, con un lavoro e una casa pagata da loro stesse. Poi abbiamo 14 appartamenti che possono ospitare fino a 19 giovani, con canoni da 350 a 600 euro al mese».
Pochissimo, rispetto ai prezzi medi in zona! Che requisiti devono avere questi ragazzi?
«Uno solo: mettere a disposizione 10 ore al mese per svolgere attività che siano utili ai loro vicini di casa più fragili o al quartiere di Greco. Fanno i babysitter dei bimbi che abitano BiG; aiutano l’organizzazione di volontariato SOS Milano, ad esempio nella preparazione e distribuzione dei pacchi alimentari per i senza tetto. Hanno anche dato una mano nella realizzazione di MUBIG, il Museo a cielo aperto di Greco, con i Podcast dove ascoltare la storia del quartiere raccontata attraverso il sapere e i ricordi degli anziani che qui sono nati e ne conoscono ogni segreto. Non occorrono requisiti di fragilità economica: ci si candida scrivendoci (big@abcitta.org), facciamo tutti insieme alcune riunioni di gruppo e colloqui singoli per capire chi è motivato seriamente e chi no. Individuiamo chi desidera partecipare sul serio a questo progetto».
Libertà è partecipazione, cantava Gaber.
«Ecco, mi permetto di dire che Raymond Lorenzo, ribaltava proprio la frase della bella canzone di Gaber, perché la partecipazione richiede regole da rispettare. Questa non è una comunità, è un luogo dove persone di diverse generazioni e con esigenze diverse si trovano a vivere vicine, con l’intento di aiutarsi. I cinque alloggi per persone over 65 hanno permesso ad alcuni anziani di venire a vivere vicino alle case dei figli, anzi, pensa che a BiG abitano in due case diverse una donna di 66 68 anni e la madre di 93».
Quali altre vostre iniziative hanno riguardato il quartiere?
«Dal 2020, anno in cui sono arrivati i primi 5 abitanti, abbiamo dato vita a oltre 40 eventi pubblici, in collaborazione con la Triennale, la Pinacoteca di Brera, Piano City… questo è uno spazio bello, si presta a moltissime iniziative, come il cinema all’aperto della scorsa estate. Noi ci proponiamo di attirare risorse per valorizzare il quartiere, come è successo in occasione della realizzazione dei murales sotto alle arcate ferroviarie, o dell’idea iniziale per recuperare l’area abbandonata in fondo a via Rho, che poi è diventata Giardino Bing. Il Comune inizialmente l’aveva adibita a “verde primordiale” e noi abbiamo attivato il progetto per qualcosa di diverso, con Legambiente, Arca, e l’associazione Fas. In seguito è arrivata anche la social street Greco Positiva, con i suoi volontari che ora curano il giardino e danno vita a giornate per le famiglie del quartiere e per chiunque ami il verde e la condivisione del proprio tempo».
Vi siete attivati anche riguardo a qualcosa che sta molto a cuore a tutti: la realizzazione del campo di calcio. Greco l’aspetta da decadi. A che punto siamo?
«Purtroppo la burocrazia rema sempre contro la rigenerazione! Ma ci siamo quasi. Abbiamo lavorato al progetto che ora ha ottenuto l’approvazione del Comune di Milano. Mario Beltrame, il costruttore di Borgo Cascina Conti, che tra gli oneri di urbanizzazione aveva appunto la realizzazione del campo, ha assicurato che la commissione ha chiuso finalmente la pratica con parere positivo (chi scrive ha verificato e Beltrame conferma, ndr). Nulla osta, una volta che avrà ottenuto il pdc (permesso di costruire, ndr) ci sarà un bando della durata di un mese tra le imprese interessate a ottenere l’appalto e si potrà partire. Speriamo questa primavera di vedere il cantiere aperto, fermo restando che subito dopo, il Comune dovrà aprire il bando per appaltarne la gestione a una società sportiva, perché se la struttura restasse abbandonata anche solo per poco tempo, rischierebbe di essere subito danneggiata».




