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Anna Maria Mozzoni e l’emancipazione femminile

Chi era Anna Maria Mozzoni? È stata una giornalista, pioniera del movimento di emancipazione femminile in Italia. Difficile trovarla sui libri di storia e ha rischiato e rischia di passare inosservata nonostante abbia dedicato la sua vita a rivendicare i diritti delle donne. Milano, e non solo, le ha intitolato vie e istituti scolastici.

Nasce nel 1837 in una famiglia colta, nobile per parte di madre, ispirata a sentimenti patriottici e antiaustriaca. Il padre è un ingegnere e architetto, che insegue le suggestioni della scienza e della progettazione tecnica mentre la madre educa la figlia a riconoscere tutti i conformismi e le convenzioni antifemminili. La piccola Anna Maria inizia i suoi studi nel Collegio della Guastalla a Milano, dove però si sente soffocare dall’atmosfera reazionaria e dai pregiudizi antifemminili tipici dell’epoca. Mal sopporta l’educazione chiusa e bigotta che le viene impartita dalle suore quindi, nel 1851, torna a casa per continuare la sua formazione da autodidatta, attingendo alla ricca biblioteca paterna. La famiglia mostra una apertura rara per l’epoca, in quanto avverte l’esigenza dello studio non solo per i maschi ma anche per le ragazze. Anna Maria legge gli illuministi francesi e lombardi, è affascinata dalla figura di Cristina di Belgiojoso ed entra in contatto con Adelaide Bono Cairoli, figura di spicco del Risorgimento. La sua formazione, di cui fanno parte le conversazioni con il padre e la madre, la avvia verso l’area mazziniana e democratica, sempre libera però di scegliere e decidere in autonomia. Scriverà, infatti, “non mi ritengo appigliata a nessuna setta, a nessun sistema, a nessuna scuola”1, insomma la massima libertà di pensiero.

A 18 anni pubblica a Milano il dramma in francese dal titolo “La masque de fer”. Vicina alle posizioni repubblicane, si inserisce nei gruppi mazziniani dove inizia a lavorare sui temi dell’emancipazione delle donne e sull’uguaglianza dei diritti tra donne e uomini. Tra le mazziniane Anna Maria incontra donne che ritengono non si possa costruire un nuovo Paese se la parte femminile non avrà il ruolo che le compete. 

In quel tempo le donne erano ritenute esseri inferiori mentalmente e moralmente, da escludere dalla vita politica e sociale. Anna Maria Mozzoni è fortemente contraria a questa visione e pensa che il Risorgimento, in cui è forte l’impegno femminile, e l’unità d’Italia costituiranno una occasione importante per mettere in primo piano la questione dei diritti civili, anche delle donne. Nel 1864 scrive il suo primo libro “La donna e i suoi rapporti sociali”, che dedica alla madre come “debito e omaggio” per essere stata la prima persona ad aiutarla a capire che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini. In questo libro, nel quale rimprovera a Mazzini la concezione della donna legata alla famiglia e all’accudimento dei figli, la Mozzoni analizza la posizione delle donne nella società in tutte le sue espressioni, religione, famiglia, diritto, scienza, con una ampia disamina di quello che il codice civile riserva loro. La donna risulta priva di ogni diritto, gregaria del marito al quale è sottomessa in qualsiasi decisione o, in assenza del marito, del padre. Mette a fuoco, senza mezzi termini, la condizione delle operaie e delle lavoratrici in genere, sottolineando la disistima che grava su di loro. 

Rivolge due appelli alle donne: il primo alle fanciulle che studiano e il secondo alle figlie del popolo. Alle prime si rivolge dicendo che tutto ciò che di buono verrà fatto per loro, a cominciare dagli studi, non sarà apprezzato neppure da quelli che le hanno indirizzate in questo percorso, ma servirà semplicemente ad appagare la vanità del futuro marito. Elenca poi tutti i vincoli a cui è e sarà sottoposta perché la legge la assoggetta al marito al quale dovrà obbedienza. I suoi sogni di ragazza verranno soffocati dalla mancanza di libertà, dalle costrizioni di un matrimonio deludente e, alla fine, si libererà dalla schiavitù ripudiando il vincolo di un matrimonio imposto e andrà libera con l’uomo che ama. “E allora vorrai che i tuoi figli, maschi e femmine, siano liberi entrambi nel pensiero, nel lavoro e nelle azioni, con sola scorta la giustizia e il sentimento del rispetto a se stessi e ad altri. Tu vorrai l’indipendenza economica di tutti e di tutte perché da questa scaturisce la libertà, la dignità, l’amor del sapere e tutta la possibile felicità”2. Elenca tutto ciò per cui bisogna combattere e conclude che, se la giovane ritiene giusto realizzare i principi di libertà, di giustizia, di eguaglianza allora quella giovane è pronta ad unirsi alle altre donne per seminare la giustizia e la libertà.

Alla donna del popolo chiede, dopo aver elencato tutte le ingiustizie e le vessazioni a cui è soggetta cosa sia per lei la Patria. È forse il gendarme che viene a prendere il figlio per farlo soldato, è l’esattore che estorce le tasse o è forse la legge che dà i figli in proprietà al marito e dichiara lei stessa schiava e serva di lui? Conclude considerando che, quando la donna avrà capito che tutta questa ingiustizia e questo disordine dovranno finire, sarà matura per inoltrarsi sul cammino della rivoluzione sociale.

Anna Maria racconta che la Società dell’epoca, attraverso i personaggi più influenti, cerca di instillare nella donna il senso di insicurezza nelle proprie risorse intellettuali, partendo dalla sua supposta incapacità ad affrontare studi lunghi e severi, sostenendo che “la conformazione del suo cervello, la delicatezza de’ suoi tessuti, la debolezza della sua fibra, la molteplicità dei suoi bisogni, la dimostrano irrecusabilmente non nata alla scienza”.3 Ma questo ragionamento si estende a tutte le altre fonti di sapere e c’è sempre l’argomentazione pronta a dimostrare che la donna non deve cercare altro scopo alla sua esistenza oltre a quello di essere femmina.

L’attività della Mozzoni tra il 1870 e l’inizio del secolo si fa frenetica: imposta la sua vita sulla questione dei diritti civili e della vita politica per le donne. Nel 1870 traduce “The subjection of Women” del filosofo liberale inglese John Stuart Mill, che esce in italiano con il titolo “La servitù delle donne”. I due libri diventano una sorta di Bibbia rispetto all’emancipazione e al suffragio. Nel 1877 partecipa al Congresso di Ginevra il cui obiettivo è l’abolizione delle norme sulla statalizzazione della prostituzione, ma pronuncia anche un breve discorso sul problema della ricerca della paternità. È infatti proibito alle donne citare in giudizio il presunto padre del figlio illegittimo. Nello stesso anno, presso la Società Democratica di Milano promuove una conferenza “Del voto politico alle donne”, con la finalità di far rilevare i limiti del governo Depretis sul suffragio universale e presenta una mozione al parlamento italiano per il voto politico alle donne. 

Nel 1878 viene poi chiamata a rappresentare l’Italia al Congresso internazionale per i diritti delle donne a Parigi, dove pronuncia il discorso inaugurale. Nel 1881 fonda a Milano la Lega promotrice degli interessi femminili, che aderisce al Partito Operaio Indipendente. 

Collabora per oltre 20 anni al giornale “La Donna”, impegnato sull’emancipazione femminile e sensibile alla questione sociale. Il giornale informa degli scioperi di operaie, creando così una corrente di opinione favorevole alle loro rivendicazioni. La più importante campagna portata avanti dalla Mozzoni è quella del diritto all’istruzione delle donne, in quanto garanzia di autonomia e indipendenza economica. Svolge anche un importante lavoro presso il Liceo Femminile “Maria Gaetana Agnesi”, da lei ideato e fondato insieme a Maria Antonietta Torriani, con cui stringerà una profonda amicizia. Anna Maria vi insegna filosofia morale mentre la Torriani è docente di letteratura e diventerà poi la prima giornalista del “Corriere della Sera”.

Convinta mazziniana, anche per il ruolo fondamentale che Mazzini riserva all’educazione nella rigenerazione sociale e politica, si trova in sintonia anche con filosofe e scrittrici straniere, come l’inglese Mary Wollstonecraft che rivendica l’uguaglianza delle donne rispetto agli uomini, anche se la diversa educazione loro riservata nella società le pone in una condizione di inferiorità e di subordinazione. Per Wollstonecraft l’educazione è preludio di una “donna nuova”4. Scrive la Mozzoni: “negare alla donna una completa riforma nella sua educazione, negarle più ampi i confini all’istruzione, negarle un lavoro, negarle una esistenza nella città, una vita nella nazione, una importanza nell’opinione non è più ormai cosa possibile; e gli interessi ostili al suo risorgimento potranno bensì ritardarlo con una lotta ingenerosa, ma non mai impedirlo”5.

Quando si rende conto che le lavoratrici delle fabbriche hanno salari inferiori rispetto ai colleghi maschi si impegna nel movimento socialista scrivendo a favore dell’adesione al movimento stesso e, nel 1892, partecipa all’organizzazione del congresso dei socialisti a Genova, che sancirà la nascita del PSI. Non entra però nel partito temendo che la questione dell’uguaglianza dei sessi sia considerata secondaria, quindi lasciata da parte. In contrasto con Anna Kuliscioff critica le leggi di tutela del lavoro femminile da questa sostenute, in quanto teme che ogni norma speciale possa contribuire a considerare il lavoro femminile di grado inferiore rispetto a quello maschile, legittimando le differenze salariali. 

Si hanno poche notizie sulla vita privata di Anna Maria Mozzoni. Ad un certo punto le compare accanto una ragazzina, Bice, da lei molto amata, non si sa se sia sua figlia oppure la figlia di una amica da lei adottata. Sulla soglia dei 50 anni sposa, contro il parere della famiglia, un conte più giovane di lei di dieci anni, dal quale si separerà dopo circa sette anni.

Anna Maria Mozzoni è considerata una antesignana della trasversalità di genere, ma è stata anche testimone del prezzo che le donne hanno pagato per la conquista di alcuni diritti e della libertà. Muore nel 1920, alle prese con difficoltà economiche e con il rimpianto di non aver vinto la battaglia dell’estensione del diritto di voto alle donne. Non saprà mai che, di lì a poco, un profondo mutamento della situazione politica italiana avrebbe vanificato buona parte del suo lavoro e che il voto alle donne sarebbe diventato una realtà 26 anni dopo la sua morte. È comunque certo che, senza Anna Maria Mozzoni, l’inizio del processo di emancipazione femminile avrebbe subìto gravi ritardi.

1) A. M. Mozzoni, La liberazione della donna, ed. All Around

2) A. M. Mozzoni, La donna e i suoi rapporti sociali, su books.google.it 

3) Ibidem

4) M. Wollstonecraft, Sui diritti delle donne, BUR

5) A.M. Mozzoni, La liberazione della donna, ed. All Around

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Numero 02-2026

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