ATurro, in zona 2, esiste una via intitolata ad Adelaide Bono Cairoli e una targa apposta in via Bigli all’1 ricorda il luogo di nascita di questa signora definita “tra le madri itale fortissima”.
Giuseppe Garibaldi dice di lei “con donne simili una nazione non può morire”. È passata alla storia come l’ideale madre italiana, la donna che ha sopportato con grande forza, e senza recriminazioni, l’enorme dolore di vedere morire quattro dei suoi cinque figli maschi per la causa italica. Ma vediamo la sua storia: nasce l’8 marzo 1806 dal conte Benedetto Bono di Belgirate e dalla contessa Francesca Rizzi. Il padre è un uomo di grande ingegno, molto colto e di grande cuore che muore prematuramente. Affidata ad una governante, completa i suoi studi presso il rinomato Collegio reale degli Angeli in Verona, ma è molto fragile e, dopo il collegio, sviluppa una gravissima malattia, curata con successo da un professore dell’Università di Pavia, Carlo Cairoli.
Vedovo con due figli molto giovani, il professor Cairoli ha potuto conoscere bene Adelaide durante le cure apprezzandone, oltre alla bellezza, la grande intelligenza e sensibilità. Nel 1824 Adelaide e Carlo si sposano e, dal loro matrimonio, nasceranno otto figli, cinque maschi e tre femmine. Adelaide si rivela donna di grande cultura che dedica tutte le sue cure all’educazione dei figli, instillando in loro i valori di amore per la società e per la patria, valori che la accompagneranno in ogni momento della sua vita.
La sua agiatezza le consente di finanziare varie attività patriottiche e giornali legati agli ideali che sostiene. La sua casa diventa un salotto politico/letterario e mantiene una fitta corrispondenza con intellettuali e patrioti. Questa attività provoca più di una irruzione della polizia austriaca nella casa di famiglia a Gropello, situazioni pericolose che Adelaide riesce a risolvere con molta abilità e fermezza. I figli maschi sono cinque: Benedetto, Ernesto, Luigi, Enrico, Giovanni e le femmine tre: Emilia, Rachele e Carolina, la prima nata, morta a sei anni.
Tutti i figli contribuiscono a far diventare la loro casa un centro di propaganda patriottica, sull’onda degli ideali dei genitori. L’attività dei Cairoli, ma in particolare di Benedetto, attira l’attenzione della polizia austriaca; il giovane è costretto a riparare Gropello che, trovandosi in territorio piemontese, gli consente di arruolarsi nell’esercito regolare sabaudo. Egli scrive alla madre lettere dense di valori patriottici, che Adelaide legge agli altri figli.
Questi scritti aumentano ancora l’ardore dei giovani Cairoli nei confronti della Patria, ardore che li porterà a partecipare alle lotte e alle azioni belliche che via via si presenteranno. Mentre a Milano si combattono le Cinque Giornate, il padre Carlo viene nominato Podestà di Pavia per volontà popolare. A questa carica egli dedica tutti i suoi sforzi, il suo ingegno, la sua cultura e le risorse economiche accumulate nella sua lunga e integerrima carriera.
La prima guerra di indipendenza tra Piemontesi e Austriaci vedrà i Piemontesi sconfitti nelle battaglie di Custoza (1848) e di Novara (1849): i Cairoli sono ancora costretti a fuggire a Gropello per evitare rappresaglie da parte austriaca. Adelaide Cairoli è ben conscia dei rischi che i suoi figli corrono; nonostante ciò segue su una mappa i loro spostamenti, va a Quarto a salutare Benedetto ed Enrico quando partono con Garibaldi alla volta della Sicilia, spesso fa loro visita nei campi militari garibaldini. Quando Benedetto viene ferito gli scrive esprimendogli tutto l’orgoglio per il suo valore e per quello dei fratelli, anche se è preoccupata per il loro futuro.
Nel 1849 Adelaide subisce un grande dolore: per un banale incidente, una caduta dalla carrozza, Carlo Cairoli perde la vita ma l’ultimo messaggio che rivolge alla moglie e ai figli è la raccomandazione di essere pronti ad offrire anche la propria vita per la Patria. Questo messaggio non resta inascoltato, anche se Adelaide si trova sola a portare avanti il compito che condivideva col marito il quale, con la sua morte, le ha lasciato vari problemi economici derivanti da vendite di terreni non finalizzate. Adelaide riesce comunque a superare con fermezza anche queste difficoltà e si dedica con maggior forza alla famiglia e alla lotta patriottica, aiutata anche dalle figlie che non resteranno però per molto tempo con lei. Rachele, felicemente sposata, muore nel dare alla luce il terzo figlio mentre Emilia, deforme dalla nascita, muore anch’essa prematuramente.

Tutti i figli maschi partecipano alle lotte per l’indipendenza italiana ma il quadro drammatico che questa madre è costretta ad affrontare si riassume nelle poche righe che tracciano il percorso e la fine dei suoi ragazzi:
- Il primo, Benedetto, partecipa alla spedizione dei Mille, dove viene gravemente ferito. Riesce a salvarsi e, dopo l’unità d’Italia, prenderà parte alla vita politica del Paese ricoprendo la carica di presidente della Camera e poi di presidente del Consiglio;
- Ernesto combatte con i Cacciatori delle Alpi, gruppo costituito da Garibaldi, e muore nella battaglia di Varese nel 1859;
- Luigi, che si era unito ai fratelli nella spedizione dei Mille, muore di tifo a Cosenza nell’autunno del 1860, senza il conforto della sua famiglia;
- Enrico, che era partito con Benedetto per seguire Garibaldi nella Spedizione dei Mille, muore nel 1867 a Villa Glori, durante la campagna dell’Agro Romano per la liberazione di Roma;
- Giovanni muore per le ferite riportate nello scontro di Villa Glori due anni dopo, nel 1869.
Giosuè Carducci scriverà una lirica “In morte di Giovanni Cairoli” che così commemora il giovane eroe: “Apri, Roma immortale, apri le porte al dolce eroe che muore;non mai, non mai ti consacrò la morte, Roma, un più nobil core…”.
Con la morte di Giovanni ad Adelaide resta l’unico figlio, Benedetto, che era stato il primo a partecipare alle lotte per l’indipendenza italiana, partendo volontario per le tante spedizioni di quegli anni. Questa tragica sequenza di morti getta Adelaide nella disperazione ma non spegne in lei il pensiero per il suo paese e per l’attività che sente di dover svolgere in nome delle sue idee e della sua famiglia.
Si lega ancora di più a Mazzini e Garibaldi e continua ad essere un punto di riferimento per tanti patrioti ma soprattutto per Mazzini, che le chiede di convincere Garibaldi a riprendere la lotta quando si rende conto che, dopo l’Unità d’Italia, Roma e Venezia sarebbero state annesse al Regno d’Italia di stampo piemontese, senza combattimenti. Adelaide riesce a persuadere Garibaldi a riprendere la spedizione per la conquista di Roma, spedizione che viene bloccata in Aspromonte per il ferimento dell’eroe dei due mondi.
Il ritratto di Adelaide Cairoli, che ci è stato trasmesso dalla Storia, ci rappresenta una “mater dolorosa” che ha sopportato stoicamente la perdita di tanti figli. Non è così, o almeno non è soltanto così: il carattere di Adelaide è connotato da un forte pensiero politico che traduce in azioni, una grande autonomia e l’incessante partecipazione al movimento nazionale. È forte il rapporto tra Adelaide e le emancipazioniste del periodico “La Donna”, alle quali offre il suo sostegno e affida la propria eredità politica e il suo prestigio. Da queste stesse donne viene indicata come simbolo della partecipazione femminile al Risorgimento e definita come “donna nuova”. Non sono rimasti scritti di Adelaide ma solo un ricco epistolario con figli e familiari, ma anche con importanti nomi della democrazia, da Garibaldi a Mazzini a Maurizio Quadrio e a patriote come Laura Solera Mantegazza. L’epistolario con questa grande garibaldina (cfr. Noi Zona 2 giugno 2025) permette di fissare l’attenzione sul loro legame politico piuttosto che su quello amichevole.
Adelaide Cairoli trascorre gli ultimi anni della sua vita a letto, seguita e curata dal figlio Benedetto. Nonostante la malattia continua a seguire ed appoggiare la lotta patriottica, sostenendo che il dolore di una famiglia è poca cosa in confronto all’ideale di Unità.
Muore nel 1871 senza poter provare la gioia della nomina a presidente del Consiglio del figlio Benedetto, avvenuta nel 1878. Raggiunge i suoi figli nella tomba di famiglia a Gropello, dove verrà posto, nel 1875 nella Villa Cairoli, un monumento alla memoria voluto dal Comune. La statua in marmo bianco rappresenta Adelaide in posizione eretta nell’atto di procedere, con sguardo fiero e triste.




