LA SQUADRA SPERANZA NEL 1917

di Gianni Banfi

C’era una volta un campo di calcio che portava un nome prestigioso: CAMPO INSUBRIA, campo che era situato in viale Rimembranze di Greco. A quel tempo, quando nacque nel 1948, poteva meravigliare la scelta di quel nome che, fra tutti igrechesi/milanesi, pochi sapevano cosa significasse, poi, sia pure lentamente, il significato si fece largo così che oggigiorno sappiamo che l’Insubria era il territorio milanese occupato dagli INSUBRI, una delle tribù dei Galli preromani. La squadra che vi giocava, ovviamente portava il nome di INSUBRIA.                  

Oggi, che finalmente sappiamo il significato, non abbiamo più il campo!
Sì perché nel 2000 il campo ex Insubria, divenuto successivamente Greco-Pantagon,  con grande dispiacere di tutti venne soppresso, sia pure con l’intenzione di ricostruirlo nel giro di qualche anno con i soldi degli oneri di urbanizzazione, prodotti dalla costruzione di case sull’adiacente area al di là della ferrovia (via Conti), che consentiva la realizzazione del nuovo campo di calcio.  Ciò che si sta aspettando ormai da ben 17 anni!                                                                                          
Nel contempo la società sportiva che gestiva e giocava sul campo, la GRECO-PANTAGON, ha, giocoforza, dovuto chiudere i battenti mentre l’altra società sportiva, la Greco San Martino, con i suoi 200 tra bambini e giovani è costretta ancora oggi a girare per tutta Milano, non potendo usufruire di un campo proprio nel quartiere.

Le cose calcisticamente parlando, in Greco, andarono più o meno così… seguiteci nel  percorso. Nel 1917, quindi giusto giusto 100 anni fa, nacque in Greco la prima squadra di calcio organizzata, che, fortuna volle, venne immortalata con fotografia. Ecco dunque i nostri campioni tutti in posa con maglie e tanto di scudetto recante la scritta S.S.S. Greco, ovvero, Società Sportiva Speranza Greco. Non ebbe per la verità vita molto lunga perché dopo qualche anno, causa l’arrivo del fascismo, la squadra venne sciolta per rifondarsi poi, nel 1946, sul nuovo campo di via Bottelli col rinnovato nome di Speranza Greco. Due anni dopo nasce anche l’Insubria, così che, con l’aggiunta della Pomense (ovvero della Cassina di Pomm) si ebbero in Greco ben tre squadre a dimostrazione di quanto il calcio fosse amato e seguito.        

Successivamente l’Insubria e la Pomense chiudono, la Speranza Greco continua con discreta fortuna fino a che si ritrova negli anni settanta sul campo exInsubria col nuovo nome di Greco-Pantagon, con i colori verdi della vecchia Speranza.  Qui la società si consolida con un gruppo notevole di dirigenti con la “speranza” di poter realizzare , in un prossimo futuro, un centro sportivo vero e proprio, ben sapendo di essere su un’area destinata a verde. Il fulmine a ciel sereno arriva quando, con la Giunta Albertini,  viene decretato il cambiamento dell’area “verde” in area edificabile. Nonostante ciò si trova un accordo: le case si costruiranno sull’area dietro la chiesa (via Conti) con la realizzazione del Centro Sportivo, utilizzando i fondi derivati dagli Oneri di Urbanizzazione. A complicare la situazione arriva la decisione da parte delle F.S. di realizzare su quell’area un raccordo ferroviario verso la stazione Centrale. Si viene così ad avere un’ulteriore riduzione degli spazi, anche se viene confermata la realizzazione del Centro Sportivo. A lavori ferroviari conclusi si pensava di poter finalmente dar inizio ai lavori ma, a 17 anni dalla sua soppressione, non si è fatto un passo avanti, tutto è rimasto sulla carta. Oggi siamo ancora qui che si aspetta di vedere muoversi una foglia, ma tutto tace.

In tutta questa vicenda la prima responsabilità va attribuita all’Amministrazione Comunale che ha decretato il cambiamento del p.r.g. da verde ad area edificabile, ma non solo, vista l’impossibilità al momento di avere il contributo degli Oneri di Urbanizzazione dalla proprietà,  e visto che in Greco in questi ultimi dieci anni si è riusciti adedificare l’impossibile, individuando spazi incredibili con volumetrie altrettanto incredibili, ciò che ha prodotto al Comune un gettito tale da poter edificare non uno ma dieci campi sportivi(!!!), almeno con una parte del gettito si sarebbe potuto realizzare il campo sportivo di Greco!

Il secondo responsabile e, a nostro giudizio, il maggiore, lo ravvisiamo nei cittadini grechesi, i quali, nella più assoluta indifferenza hanno subìto tranquillamente ogni decisione piovuta dall’alto. Per la verità all’imposizione del ramo ferroviario un gruppo di cittadini si oppose ricorrendo al TAR, che, pur avendo dato loro ragione, è stato smentito dal Consiglio di Stato che ha annullato la sentenza per vizio di forma. Da allora i cittadini grechesi non hanno più mosso un dito ed hanno lasciato che le cose andassero per il loro verso. A nulla sono valsi i richiami fatti non già al cittadino generico, bensì alle varie associazioni, presenti numerose nel territorio, affinché tutte insieme chiedessero e incalzassero le varie Amministrazioni Comunali ad impegnarsi a risolvere l’annoso problema. Oggi tutto ciò ce lo chiedono, anzi ce lo impongono, le pose, le divise, gli occhi (guardateli nella foto), di quelli che, 100 anni fa, si sono messi in mostra per lasciare ai posteri il compito di continuare le loro gesta. Ma soprattutto ce lo chiedono gli oltre 200 bambini e ragazzi che oggi rincorrono una palla indossando una maglietta colorata, avendo a disposizione poco più di un campo da tennis all’oratorio S. Martino .