Buccoliero Cosimadi Pietro Scardillo

Cosima Buccoliero, 48 anni, è attualmente Dirigente – Direttore Aggiunto della Casa di Reclusione Milano Bollate. Abita in zona 2 nel quartiere di Nord Loreto (Nolo). E’ madre di due figli. Si reca tutti i giorni di buon mattino al lavoro, utilizzando i mezzi pubblici, nonostante la lunga distanza tra l’abitazione e il carcere di Bollate. Ad oggi in questo istituto penitenziario sono presenti 1.200 detenuti, inferiore quindi alla capienza regolamentare di 1.242, di cui 106 donne e circa il 33% di stranieri. La Direzione rappresentata da Cosima Buccoliero favorisce la presenza all’interno di Cooperative Sociali, spesso costituite sia da volontari che vengono dall’esterno, sia dagli stessi detenuti.

Quali sono gli indirizzi della Sua Direzione per favorire una graduale inclusione sociale dei detenuti?

Il carcere è un luogo chiuso, negli ultimi anni è cambiato molto, resta comunque ai margini della società civile. Eppure proprio la società può prendere molte risorse dal carcere, per questo occorre aprire il carcere alla comunità e consentire che il carcere vada all’esterno in contrasto col pregiudizio che un carcere ben chiuso rassicura la società. In realtà non si conosce quello che accade dentro, dove c’è una vivacità e una pluralità di iniziative grazie alla preziosissima presenza dei volontari. Uno dei punti di forza della nostra direzione è l’interazione con la comunità territoriale in tutte le sue forme con le istituzioni pubbliche, gli imprenditori, il terzo settore, proprio per programmare efficaci interventi di reinserimento sociale anche attraverso numerosi progetti che vedono detenuti impegnati per esempio in lavori di pubblica utilità. D’altro canto cerchiamo di applicare con efficacia il cosiddetto “Patto Trattamentale”, che se da un lato obbliga la Direzione a garantire un’opportunità di inserimento, dall’altro impone ai detenuti di sperimentarsi attivamente nei percorsi individuali avviando un processo di responsabilizzazione che gradualmente li porterà a reinserirsi nel contesto sociale esterno.

Quali sono i principali canali di attività in cui coinvolgete i detenuti?

Per semplificare le indico le seguenti aree: l’istruzione; la formazione professionale; il lavoro; le attività cultuali, ricreative e sportive; i progetti. In merito all’istruzione abbiamo avviato corsi di alfabetizzazione con un numero di iscritti di circa 60/70 persone; corsi di scuola media inferiore con 35 iscritti; classi di scuola media superiore con circa 150 iscritti; corsi universitari (Università Bicocca, Univ. Cattolica, ecc.) con 26 iscritti. I corsi di formazione professionale sono relativi a idraulica, elettrotecnica, giardinaggio, edilizia, tessile, estetica, cucina e ristorazione e altro). E’ importante investire nella formazione professionale qualificata finalizzata ad acquisire competenze professionali certificate, come ad esempio per i corsi di informatica Cisco. Per il lavoro rinvio alla scheda predisposta. Per le attività culturali segnalo un teatro interno al carcere con una compagnia formata da attori esterni e da circa 30 detenuti, organizzata dalla cooperativa sociale e.s.t.i.a. con un proprio programma di spettacoli. Per le attività sportive: si svolge un campionato di calcio interno (100 detenuti circa); incontri di tennis (25 detenuti che sfidano poliziotti tennisti); allenamenti di rugby (20); pallavolo femminile (15). Ogni reparto ha una palestra. Ci sono poi anche corsi di poesia; attività religiose secondo i vari culti.

Esistono motivi di soddisfazione nel Suo lavoro?

Sono cambiata molto a contatto con queste persone, liberandomi da tanti falsi pregiudizi. Ho visto soggetti che, dopo un lungo percorso interiore di conoscenza e di cambiamento, si sono riscattati, ce l’hanno fatta a cambiare, hanno recuperato la dignità personale. Sembra impossibile paragonare alcune di queste persone, con cui si è lavorato molto a livello psicologico, con i tratti caratteriologici descritti nei loro atti processuali penali. Rilevare che tutti i giorni escono dal nostro carcere 200 detenuti per svolgere all’esterno attività lavorativa, volontariato, studio, frequenza universitaria con un rischio di evasione ormai con numeri irrilevanti, è un motivo di grande soddisfazione. Restituire alla società persone rivalutate: è un discorso che paga e ripaga.

Quale messaggio di carattere generale si sente di dare?

Occorre investire di più sulla prevenzione! Bisogna intervenire molto nelle scuole: spesso vado con poliziotti e detenuti nelle aule scolastiche per parlare di valori educativi, di temi familiari e sociali. La scuola è la prima sede di prevenzione e se questa funzionasse, avremmo tante persone di meno in carcere.

carcere Bollate

 

Le opportunità di lavoro retribuito per i detenuti all’interno del carcere di Bollate con le seguenti realtà produttive (circa 130 detenuti assunti):


S.S.T. s.r.l. (che gestisce un laboratorio di riparazione telefoni cellulari e due call center); Compagnia S.Giorgio e il Drago (si occupa della produzione di manufatti artigianali in cuoio e pelle); Cooperativa “E.S.T.I.A” (gestisce una falegnameria e la compagnia teatrale dell’Istituto; ha collaborato con Expo2015 erogando servizi di facchinaggio, traslochi, ecc); Cooperativa “ALICE” (presta servizio di sartoria sia per l’interno che per l’esterno); Cooperativa Catering “ABC la sapienza in tavola” (si occupa del servizio di catering per eventi all’esterno dell’istituto e nel quotidiano, organizza anche il vitto per alcuni reparti detentivi, oltre alla gestione del bar dell’istituto, ha costituito una sezione distaccata dell’Istituto Alberghiero Paolo Frisi e ha aperto il Ristorante “InGalera”); Cooperativa “BEE4” (si occupa di controllo qualità di guarnizioni e gestisce un call center); Cooperativa “Cascina Bollate” (coltivazione piante di varie specie nelle serre collocate tra i reparti detentivi e provvede alla commercializzazione presso il negozio all’esterno); Cooperativa “IL PASSO” (gestisce un laboratorio di lavorazione del vetro); Cooperativa “NUOVE STRADE” (gestisce un laboratorio di cartotecnica); Cooperativa “ZEROGRAFICA” (gestisce una tipografia); Cooperativa “BEATRICE GUASCO” (gestisce un laboratorio odontoiatrico). Cooperativa UNIVERSO (ha creato all’interno un laboratorio d’informatica per i detenuti riconosciuto da Cisco con corsi di formazione nell’ambito ICT e relative certificazioni per professionisti IT in ambito networking ); Associazione Salto Oltre il Muro (ASOM) ha creato una scuderia e sviluppa il progetto “Cavalli in carcere”.

Le opportunità di lavoro retribuito all’esterno, consentite ai sensi dell’art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario, impegnano circa 180 detenuti assunti grazie a contatti con singole aziende, a convenzioni con enti pubblici e privati e all’utilizzo delle borse lavoro.