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Bertolé Lamberto

di Pietro Scardillo

Lamberto Bertolè ha 42 anni, insegnante di storia e filosofia presso il liceo scientifico A. Volta di Milano, fondatore e presidente della Cooperativa Sociale Arimo per adolescenti in difficoltà. Abita in Zona 2.

Quali sono gli obiettivi ottimali che si propone di raggiungere nel delicato ruolo di Presidente del Consiglio Comunale?

Il Consiglio Comunale, come tutte le Assemblee rappresentative, è attraversata da una crisi di identità. Dovrebbe rappresentare la cittadinanza nelle sue diverse culture e sensibilità, favorendo lo sviluppo di un confronto politico di livello alto e strategico. Al contrario al suo interno si assiste a “prove muscolari” tra le forze politiche attraverso riti poco comprensibili ai cittadini e con grandi perdite di tempo. Spesso le sedute sono molto faticose perché troppo lunghe e con termini poco chiari; di frequente non si toccano argomenti centrali ma solo marginali. E’ accaduto che i nuovi Consiglieri eletti, arrivati a Palazzo Marino con forti motivazioni ed elevate aspettative, si siano chiesti dopo qualche mese a cosa servisse la loro presenza. In questo modo si rischia di perdere non solo l’entusiasmo, ma soprattutto capitali di competenze e capacità. Ritengo che sia più che mai opportuno che, dopo 18 anni, si proceda alla revisione del Regolamento del Consiglio Comunale per inserire regole che limitino i tempi sia alla maggioranza che all’opposizione per eliminare snervanti ed improduttive lentezze. L’obiettivo, quindi, è quello di valorizzare il ricco potenziale esistente che possa consentire al Consiglio di tornare a svolgere il suo alto ruolo istituzionale con una visione di grande valore politico.

Quali sono gli strumenti di comunicazione veramente efficaci che possano informare i cittadini della vita e dei risultati dell’attività del Consiglio Comunale?

Attualmente gli strumenti utilizzati sono: il sito web del Comune, le sedute consiliari trasmesse in streaming, i comunicati stampa. Sono tutti strumenti necessari, ma raggiungono una fetta minoritaria della popolazione milanese. Occorre immaginare formule nuove da offrire ai cittadini, come, ad esempio, quella di tenere alcune sedute consiliari fuori da Palazzo Marino. C’è già un importante precedente: nel 2012, sindaco Pisapia, c’è stata una seduta straordinaria del Consiglio nel carcere di San Vittore. In quella occasione è stata approvata l’istituzione del Garante delle persone private della libertà della città di Milano. E’ necessario offrire anche ai cittadini la verifica della qualità dei contenuti svolti dai loro Consiglieri votati.

Come vede il processo di trasformazione dalla Provincia alla Città Metropolitana ? Qual è la Sua opinione sul cambiamento dal Consiglio di Zona alla Municipalità?

Finora la Città Metropolitana è un processo sviluppato a fatica solo per metà. Se non ci sono forze capaci di portare a compimento questo importante obiettivo, si rischia di perdere una grande occasione. E’ necessario un organismo politico capace di fare la sintesi delle problematiche del territorio e di avviare un piano per le relative soluzioni. Per completare la realizzazione del processo occorre : procedere all’elezione diretta dei Consiglieri da parte dei cittadini; conferire deleghe chiare e definite; accettare la cessione di alcune quote di sovranità da parte di Regioni e Comuni, compreso il capoluogo principale; certezza delle risorse. Bisogna crederci, ma il futuro progresso dell’area metropolitana è legato ad una serie di sfide: traffico, ambiente, sistemazione qualitativa del territorio, sviluppo economico e produttivo. La Municipalità è collegata alla Città Metropolitana. In un’ulteriore fase costituente il Comune di Milano deve scegliere e decidere, con intelligenza e lungimiranza, quali poteri e quali risorse dare alle municipalità, quali tenere per sé, quali affidare al nuovo organismo costituito dalla Città metropolitana.

Non crede che manchi una classe dirigente politica adeguatamente preparata e capace di gestire la cosa pubblica con maturità e vera attenzione ai bisogni reali dei cittadini?

In generale i meccanismi di selezione del ceto politico dovrebbero fondarsi più sul merito e sull’impegno piuttosto che sulle appartenenze e sulla fedeltà. Chi si trova a svolgere pro-tempore un ruolo politico-amministrativo deve sentire fino in fondo la responsabilità del suo compito primario, che è quello di rispondere ai bisogni, ai problemi e alle aspettative dei cittadini e del territorio, mettendo sempre prima le istituzioni rispetto ai partiti, alle carriere e ai destini personali. Occorrono cultura, formazione permanente, spirito di servizio, passione.

Pur avendo un incarico molto prestigioso che La colloca al di sopra delle parti, qual è la Sua percezione sul clima sociale che si vive in Zona 2 ? Quali progetti importanti potrebbero far sviluppare questa zona?

Ho scelto di trasferirmi in questa Zona cinque anni fa, perché ne intravvedo la potenzialità e la ricchezza umana e sociale. Mi sembra che serva uno sforzo di tutti per “accendere più luci” nei quartieri e per creare maggiori occasioni di socialità e relazione. Questa mi sembra la strategia più efficace per aumentare il senso di sicurezza e di benessere, soprattutto se si riesce ad avere un pensiero e a trovare una regia da parte del Municipio 2. Bisognerebbe, infatti, valorizzare le tante esperienze realizzate dalle associazioni del territorio, cercando anche di pervenire ad una situazione di equilibrio, di sinergia e di complementarietà tra le attività svolte. Oltre alla cura e all’ampliamento del verde, alla sistemazione dell’area dei Magazzini Raccordati Aporti-Sammartini, sarebbe auspicabile un forte coordinamento delle forze dell’ordine anche con le Asl per promuovere attività di prevenzione e contrasto all’illegalità.

La falegnameria di via L. Caroli, operativa in Zona 2, della Cooperativa Sociale Arimo, di cui Lei è Presidente, può essere considerata un esempio virtuoso che sul piano sociale ed artigianale possa mobilitare altre realtà analoghe?

È una speranza. È un progetto ambizioso perché punta a coniugare sostenibilità economica, qualità del lavoro e inserimento lavorativo di giovani in difficoltà in un settore particolarmente affascinante come quello del legno, ma anche molto competitivo. Mi piacerebbe molto che questa esperienza si aprisse al territorio con altri volontari, magari pensionati, verso i ragazzi che stanno facendo i primi passi nel mondo del lavoro. Il nostro impegno è quello di offrire un’identità professionale a giovani spesso disorientati e per questo il ruolo dell’”anziano” esperto può essere decisivo.

Sono prossime le festività natalizie e del nuovo anno, quale augurio rivolge ai cittadini milanesi e in particolare a quelli del Municipio 2?

Auguro innanzi tutto di trovare il tempo per curare i propri affetti e per prepararsi al nuovo anno con progetti e propositi che arricchiscano la vita di ciascuno. Le festività natalizie sono un momento di passaggio, che deve essere vissuto come un’occasione personale per darsi degli obiettivi e per fare delle valutazioni su di sé e sulla propria vita. Auguro a tutti di aprirsi ai problemi del territorio, provando a dare il proprio contributo per risolverli.

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